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Il bello delle “brevi”


20 marzo 2017 autore: Luciano Scateni



perego

Molti anni fa ho guidato la redazione napoletana del mitico “Paese Sera”, quotidiano della sinistra che dopo la chiusura ha dirottato le sue migliori firme nell’alveo delle testate più prestigiose dei media nazionali, Rai compresa. Una delle fatiche richieste dalla responsabilità del giornale era l’affidamento ai cronisti della stesura di notizie etichettate come “brevi”, capaci di raccontare ogni evento in poche righe. Il “no” alla richiesta di occuparsene, da chi (i più) valutava il compito poco gratificante era irrazionale, anarchico e ingiustificato. Scrivere “bene” una breve è altrettanto se non più soddisfacente di un articolo di sessanta righe. Di seguito, le brevi del giorno, parzialmente rappresentative di quanto accade ed è degno di essere raccontato.

 

Chi sovrintende alla funzione di televisione pubblica della Rai?

La piramide delle responsabilità ha in vetta presidentessa e direttore generale dell’azienda e a scalare direttori di rete, responsabili dei singoli programmi, conduttori. Nelle testate vice direttori, caporedattori, capiservizio , inviati, autori di testi e filmati. Tutta gente che dovrebbe dar conto della mole ingente di televisione trash propinata ai poveri abbonati (orge di gastronomia spettacolo, gossip, finti processi con tanto di giudici, avvocati e giurie popolari, frivolezze di ogni genere. Confinato in ore impossibili, la famigerata seconda serata, il giornalismo d’inchiesta e di servizio. Succede che è in piena bufera una puntata di “Parliamone sabato” a guida di Paola Perego, che raccomanda ai maschi italiani di accoppiarsi con una compagna dei Paesi dell’Est europeo, da preferire alle italiane perché “dopo aver partorito recuperano una linea da indossatrici, sono eternamente sexi, passano sopra ai tradimenti, lasciano lo scettro del comando ai maschi, sono brave nei lavori di casa, non si lamentano e non borbottano”. Apriti cielo. Un’onda poderosa di proteste ha commentato la proposta sessista. A poco servono le scuse postume del direttore di Rai1, la condanna della presidentessa Monica Maggioni: chiami a sé, insieme a Dall’Orto, capistruttura, responsabili dei programmi, autori e conduttori e spieghi che la missione della Rai è altro rispetto alla televisione spazzatura.

 

Indeciso sulla scelta delle vacanze estive, una notizia di provenienza Usa mi agevola, perché mi induce a escludere la meta Puglia, terra di straordinaria bellezza come tutta l’Italia. Niente Puglia dopo aver appreso che l’ha scelta Trump, come preannuncia Dominick Salvatore, economista statunitense, amico fidato del presidente degli Stati Uniti.

Il marchingegno diabolico non è nuovo, ricorda da vicino le promozioni di carriera studiate con machiavellica inventiva dai “baroni” universitari a favore di figli, nipoti e amici degli amici. Il trucco: inserire requisiti dei bandi di concorso ritagliati dai curriculum dei raccomandati per farli coincidere esattamente con titoli ed esperienze richiesti. In fotocopia il caso di Brescia. Tale Claudio Reboni, capo del Personale del Comune lombardo, firma il bando per l’assunzione del responsabile per le Risorse Umane, partecipa alla selezione e, indovinate?, la vince. Reboni aveva fissato i requisiti speciali del candidato ideale, in pratica tutti quelli in proprio esclusivo possesso. La commissione giudicante, “adeguatamente impressionata” dalla corrispondenza tra bando e prerogative di Reboni, non ha avuto dubbi. La vittoria è andata Reboni. In italiano l’imbroglio si chiama furba scorciatoia per aggirare la legalità.

Finire con una buona notizia rimuove le ragioni di una convinta indignazione, eccola. Il governo, ispirato dal welfare avanzato di Paesi europei come la Svezia, ha preso a cuore il disagio economico della neo mamme, alle prese la spesa di culle, pannolini, pappe e affini, vero salasso che forse contribuisce a scoraggiare la procreazione. Dunque 800 euro per ogni nuova nascita, dal primo gennaio dell’anno in corso che però reca in coda il numero 17, ritenuto iellato. Succede che il governo contravviene alla promessa. Adduce difficoltà burocratiche e sta di fatto che nonostante le nuove mamme lo rivendichino gli ottocento euro restano nella casse del governo. E’ così che una buona notizia involve in cattiva notizia.




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