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Scintille oltre oceano


19 marzo 2017 autore: Luciano Scateni



trump

Bellicosi segnali di fumo preannunciano schermaglie non da poco tra l’America del revancista Trump e la quota di Paesi europei che non intendono subire il suo tracotante e anacronistico nazionalismo. Scintille, platealmente, sono scoccate dal faccia a faccia del contestato presidente americano e la cancelliera tedesca Merkel. Posizioni contrapposte sui temi dell’emigrazione e degli scambi commerciali, poi un finale alla tycoon di Trump, abbonato alla millanteria, con l’accusa alla Germania di non pagare la sua quota per la presenza nella Nato. “Deve un sacco di soldi” ha detto, mentendo. La replica secca: “Non abbiano debiti con al Nato e le spese per questo organismo dovrebbero comunque essere considerate includendo il complesso degli sforzi militari sostenuti dalla Germania.

 

Il vitalizio è mio e me lo gestisco io

Il Veneto leghista rivendica il titolo di Regione a Statuto Speciale, come la Val d’Aosta. Considerato l’obiettivo di vantaggi connessi, come dar torto ai nostri connazionali che da tempo avanzano pretese secessioniste? Ecco perché. La rivendicazione, equiparata allo standard di una famiglia tipo, propone l’iniquità di un marito che pretende di separarsi dalla moglie per godere gli agi di una retribuzione più alta della sua. Non dissimile è l’egoismo di quote del Paese che per ragioni storiche, logistiche e di politiche nazionali sperequate, godono di condizioni economiche migliori. La secessione è un tema caro anche ad altri. Per esempio al Trentino Alto Adige, con una motivazione tutta interna alla casta di assessori e consiglieri regionali. Lor signori hanno elaborato una riflessione che dal loro punto di osservazione non fa una piega. Si sono chiesti se non sia discriminante l’entità delle remunerazioni e soprattutto delle liquidazioni da nababbi dei manager. “Siamo forse più fessi?” si sono chiesti e si sono risposti che no, sono dritti altrettanto o quasi come loro. Di qui a mettere in tasca prebende adeguate è bastato un amen, cioè la conferma di liquidazioni da seicentomila euro e più. In verità qualcuno ha pensato che nel Paese di milioni di poveri cifre da capogiro siano una vera indecenza. Ma la Regione, con quaranta voti, ha bocciato pro domo sua la legge proposta dalle Acli (diecimila firme) per il taglio delle proprie retribuzioni. Tale Walter Baumgartner, uno fra tanti, del Sudtiroler Volkspartei, ex consigliere provinciale di Bolzano, ha concluso le “fatiche” regionali con una liquidazione di 652 mila euro e un vitalizio di oltre quattromila. Il signore in questione ha dato l’addio al compimento del sessantesimo anno dopo il “gravoso impegno” di 14 anni, 6 mesi e un giorno di attività politica. Sarebbe utile conoscere l’opinione di un metalmeccanico alle prese con quarant’anni di catena di montaggio e una modesta pensione. Le succose prebende dei politici trentini sono state certificate dal presidente del consiglio regionale, tale Thomas Widmann. L’intenzione delle Acli, è il commento del suo presidente era di sanare la divaricazione che separa la politica dai cittadini. Delusi i 5Stelle, la società civile (contribuenti, Forun anti vitalizi): “Lo stipendio, così alto come in Alto Adige, è un insulto nei confronti della gente”. Singolare, per non dire peggio, il parere opposto di un Pd locale che giudica legittimi liquidazione e vitalizi erogati dalla Regione. E si capisce bene la tenacia di nullafacenti e accaparratori di introiti supplementari che fanno carte false per un ingresso allettante nelle caste della politica.

 

 




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