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NOMI “DI RISPETTO” NEGLI ENTI PUBBLICI / A CHE GIOCO GIOCA RENZI?


19 marzo 2017 autore: PAOLO SPIGA



renzi

Un tempo saremmo scesi in piazza. Un giorno avremmo preso il coraggio per urlare il nostro no: un vaffa day in piena regola.

Se quel che oggi ha fatto mister Renzi con le fresche nomime nel parastato lo avessero mai non fatto ma solo ipotizzato un Pomicino prima o un Berlusconi poi oggi saremmo davanti alle tivvù a celebrare i Ceaucescu impalati sul primo pennone disponibile.

Invece tutti zitti e muti. Nè una parola sui grandi media, impegnati nel cazzeggio più nauseante. Avete letto un rigo domenicale del cogitabondo Scalfari sulle colonne di Repubblica? Un fondo al fulmicotone del fumante Travaglio per il Fatto suo? Una nota griffata De Bortoli sul Corsera (ma Fontana esiste oppure è un’astrazione ‘metà fisica’?). Niente. Il silenzio più assordante.

E Renzi, dal suo salotto, impartisce gli ordini ai maggiordomi Gentiloni e Padoan. Che, genuflessi, firmano. E sottoscrivono patti che il premier ombra – ma da oggi tornato a soleggiare – ha confezionato. Nel viaggio di studi di alta informatica, un mesetto fa, per gli States? Oppure nei blitz quatarioti, tanto per darsi un po’ di tintarella?

Alessandro Profumo. Nell'altra foto Matteo Renzi

Alessandro Profumo. Nell’altra foto Matteo Renzi

Sorge spontanea la domanda. Ma in quale veste, ora, agisce mister Renzi? Non in quella di premier, visto che la poltrona è occupata dal Gentiloni; premiership del resto mai votata da un solo italiano in una ‘democratica’ elezione. Non in quella di segretario del partito di maggioranza, il Pd, visto che la poltrona è ormai vacante in attesa delle primarie. Non come capo dell’oppozione, né al governo, né di se stesso all’interno del medesimo partito. E nemmeno in quanto parlamentare, visto che non siede né tra gli scranni di Montecitorio né tra quelli di palazzo Madama.

Quindi, agisce da perfetto signor Nessuno. Oppure, da Qualcuno che risponde al altri. Ad altri Poteri.

Va detto senza offendere compassi e grembiulini: in perfetto stile massonico. Come si conviene in occasione delle più private e segrete ‘convention’ incappucciate. E’ questo lo stile: inconfondibile. Un doc. O, se preferite, un dop.

Del resto, alcune nomine si possono leggere con chiarezza. Ma nessuno sa più leggere. O vuole leggere. Neanche decifrare o decriptare: solo capire.

Un Profumo ai vertici di Finmeccanica? Nota un vecchio dirigente Fiat: “Mi ricordo di quando Catella arrivò da noi, calato dall’alto, lo volle come semplice esecutore la famiglia Agnelli. Non sapeva distinguere un mattone da un aereo ma andava bene così”. E adesso, con Profumo, è lo stesso copione di mezzo secolo fa. Anzi, molto peggio.

Pigola oggi, nel deserto, Roberto Mania di Repubblica. “Un tuffo nel passato, nei gloriosi anni della prima Repubblica, dove i partiti fattisi Stato spogliavano gli asset industriali pubblici e spostavano gli allora boiardi di Stato come pedine della partitocrazia. Il sospetto è che qualcosa del genere abbia fatto capolino anche questa volta, nel nuovo secolo”. Un vago, vaghissimo sospetto…

Continua Mania sull’oggi, “dove i partiti di massa si sono trasformati in partiti personali, nei quali a decidere è il capo. Dunque Renzi”.

Dopo la scoperta del secolo, il columnist di Repubblica conclude: “E troppo pare si sia occupato Renzi di nomine, senza la copertura di un incarico istituzionale”.

Così è se ci pare.

P.S. Ultimo Mania: “I nuovi arrivati hanno curriculum di rispetto e a valutarli saranno gli investitori”.

Sì. Di rispetto.




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