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Il doppio suicidio di Biella. Amore e disperazione. Per sempre


19 marzo 2017 autore: ROSITA PRAGA



anziani biella

Quando li hanno ritrovati lì, impiccati tutti e due nel garage di casa da chissà quanto tempo, la prima reazione dei cronisti è stata quella ormai consueta: vittime della povertà strisciante che ha affamato e ucciso la parte debole del Paese, dopo quasi dieci anni di crisi economica mai finita.

Ma nella doppia morte consapevole di Giorgio ed Emanuela forse c’è anche altro.

C’è prima di tutto quella vita condotta fino a quasi settant’anni che non poteva finire diversamente: insieme.

C’è quell’amore non-amore che tiene avviluppate ancora oggi, legate a triplo filo, alcune (poche) coppie italiane: la complicità, la com-passione, l’essere uno metà dell’altro nel male e anche in quel poco, pochissimo di bene che arriva. C’è il non saper fare a meno di pensare “doppio”: non un pensiero, un episodio banale, un commento ironico, una battuta o uno sfogo che potessero esistere senza rientrare in quel piccolo, misero mondo di una casa dove si è vissuto per quarant’anni e passa. Insieme.

La villetta di Giorgio ed Emanuela

La villetta di Giorgio ed Emanuela

69 anni Giorgio, 67 Emanuela. Una vita da venditori ambulanti. Ancora un paio di furgoni depositati in quel garage della villetta alla periferia di Biella. Avevano cercato di venderla, senza riuscirci, per pagare il mostro dei debiti che li stava divorando. Due anni fa il furto dentro casa, lo scempio delle poche cose, l’intimità violentata. E poi la scoperta: non ci poteva credere, Emanuela, alla beffa di una giustizia che non trova mai gli artefici perché nemmeno li cerca. Fino a quando non è capitato a lei. A lei e a Giorgio.

I vicini raccontano che Emanuela da quella doppia violenza – prima i malviventi, poi la giustizia non-giustizia – non si era mai ripresa. Forse il suo declino, quello finale, era cominciato da lì.

Era stato il colpo di grazia, come tante volte è avvenuto nella cronaca più recente. Lo stesso colpo mortale che – come ha raccontato chi le era stato molto vicino – aveva ucciso Tiziana Cantone, stroncata dalla sentenza del tribunale civile che la condannava a risarcire con circa 20mila euro i padroni del web, lo stesso etere che aveva diffuso le immagini porno rubate alla sua vita privata.

Ci sono tanti modi per uccidere. Ci sono persone già provate e fragili. E ci sono vite che non si possono spezzare da sole.

Devono averlo deciso insieme, Emanuela e Giorgio. Ma quando? Ma come? Forse una sera in cucina. Uno prova a raccontare il suo pensiero, l’altra annuisce, sa che non c’è più scelta, sa che non c’è più tempo. “Perdonateci, siamo sul lastrico”. Solo questo sono riusciti a scrivere, forse per l’unico figlio ormai lontano.

Una storia diversa dalle cronache horror quotidiane dell’uomo che colto da delirio spara all’impazzata sulla moglie, o accoltella l’intera famiglia.

Quella di Emanuela e Giorgio è una storia d’amore e di com-passione. Al di là dei numeri di un Paese ridotto in macerie che sta decimando intere generazioni di deboli, anziani, disabili e disperati di ogni età, loro due, i coniugi di Biella che si lasciano cadere giù dalle funi nel loro garage, insieme, deve essere ricordata così. Come la storia di una disperazione che non è possibile sopportare restando uno senza l’altro. E allora giù. Insieme. Per sempre.




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