Corruzione infinita

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Insospettabili, e non, finiti nella rete di un blitz giudiziario. E’ il nuovo caso di corruzione e benché coinvolga nomi eccellenti, non desta particolare interesse in un Paese che si pensava rinsavito dopo le batoste di tangentopoli e che invece ha raccontato anno dopo anno ruberie, intrallazzi, arricchimenti illeciti, mani su ogni appalto da inquinare con tangenti. Evidentemente gli interventi di repressione del fenomeno non scalfiscono la prassi del malaffare in agguato ogni volta nella normalità di lavori ordinari e molto di più in situazioni di emergenza: terremoti, alluvioni, opere pubbliche indispensabili. La grande questione delle tangentopoli chiede inascoltata una capillare, efficace, totale dinamica di prevenzione, che l’autorità istituita in anni recenti non è in grado di svolgere compiutamente per la quantità di episodi che si succedono senza soluzione di continuità. Dalle parti di Napoli e dintorni si teme da sempre, ma in particolare da qualche tempo, il risveglio dell’area sismica che include il Vesuvio a est e i Campi Flegrei a ovest, ma una forma di terremoto giudiziario è già in atto. Le vittime (o i colpevoli): uomini della politica, dell’imprenditoria e delle professioni, docenti universitari di Napoli e del casertano, nomi eccellenti. Eccone alcuni: Angelo Giancarmine Consoli, di Ncd, De Cristofaro, ex presidente dell’Ordine degli Architetti di Caserta, Raffaele De Rosa, fratello dell’ex sindaco di Casapenna, l’ex sindaco di Casapulla Ferdinando Bosco, Salvatore Visone, ex presidente dell’Ordine degli architetti di Napoli, Claudio Borrelli, direttore amministrativo dell’Azienda Diritto allo Studio dell’Università di Caserta, Adrea e Paolo Stabile, ex Presidente ed ex direttore generale della Mostra d’Oltremare di Napoli. Per turbativa d’asta anche Domenico Marrama, presidente della fondazione Banco di Napoli, non in questa veste, ma per attività personali. In sessantanove finiscono agli arresti domiciliari su mandato della direzione distrettuale antimafia con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta. I magistrati definiscono il comportamento degli arrestati “il sistema La Regina” dal cognome di un professionista già raccontato dalla cronaca per lo scandalo della ricostruzione di un importante edificio. In arresto, tra gli altri, il consigliere regionale (ex assessore) Pasquale Sommese, ai domiciliari anche l’ex sindaco di Pompei D’Alessio, per turbativa d’asta in relazione all’appalto per la costruzione di un impianto di cremazione. In arresto l’ex sindaco di San Giorgio a Cremano Giorgiano e Adele Campanelli, Soprintendente e direttrice del Parco archeologico dei Campi Flegrei. L’inchiesta accusa La Regina e gli imprenditori (Alessandro Zagaria, Mario Martinelli e Pasquale Garofalo) di collusione con i Casalesi. La Regina, con Zagaria, contiguo al clan dei Casalesi (omonimo del boss) e intermediario dell’affare appalti, è ritenuto dagli inquirenti l’uomo che teneva i rapporti con amministrazioni e uomini politici per indirizzare gli appalti e distribuire “mazzette”. E’ accusato anche di concorso esterno in associazione camorristica, confermata da intercettazioni. Sommese, consigliere regionale, è indagato per corruzione e turbativa d’asta, in particolare per l’appalto della costruzione dei padiglioni sette e otto della Mostra d’Oltremare. Trenta le persone in carcere, trentasei agli arresti domiciliari, tredici gli episodi di corruzione accertati e i Comuni coinvolti per le gare bandite sono quelli di Napoli (appalto della Mostra d’Oltremare), Casoria, Pompei, San Giorgio a Cremano, Cicciano (scuola Media), Consorzio Sannio Alifano, l’Adisu (Seconda Università), Casapulla, Riardo, Francolise, Calvi Risorta, Rocca d’Evandro, Benevento. Le gare, falsate, avrebbero favorito in alcuni casi imprese vicine ai Casalesi. Il sistema funzionava con “tecniche” collaudate. I Comuni, in fase di richiesta dei contribuiti regionali, affidavano la “pratica” a La Regina per i suoi rapporti privilegiati con gli uomini chiave della Regione, mentre Sommese garantiva il finanziamento in cambio di denaro per la campagna elettorale e in alcuni casi segnalava l’impresa a cui assegnare l’appalto. Tra le accuse all’ex assessore anche la garanzia di assegnare l’evento di una mostra di Riardo a La Regina e come contropartita la partecipazione di Klaus Davi al progetto “La terra delle acque” nel ruolo di esperto della comunicazione. Per la casa dello studente di Aversa, da ristrutturare, è indagato il sindaco De Cristofaro. Corruzione e turbativa d’asta. In due parole? Il terremoto in corso somiglia molto a una “mafia capitale” in chiave campana. Un codicillo supplementare tira in ballo di nuovo l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo con l’accusa di corruzione per gli appalti di pulizia del Palazzo di Giustizia, come esito delle perquisizioni ordinate dal Pubblico Ministero Woodcok. Emanuele Caldarera, funzionario del ministero della Giustizia e direttore generale responsabile della gestione del palazzo di Giustizia napoletano, è accusato di essere stato corrotto per accelerare il pagamento di fatture di Romeo. In cambio anche l’assunzione della figlia di Caldarera e altri favori dall’imprenditore favorito. Il virus, evidentemente senza antidotom non distingue più tra malviventi incalliti e nuovi truffatori, al punto da mettere in guardia chi in buona fede descrive “persona perbene” un conoscente, anche, o forse soprattutto, se del cosiddetto ceto medio-alto.

 

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