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BAGNOLI / OLTRE 100 MILIONI AL VENTO E UNA BONIFICA CHE INQUINA 


5 marzo 2017 autore: PAOLO SPIGA



bagnoli

Sperperi colossali a Bagnoli per una bonifica fantasma e addirittura una situazione peggiorata. Non bastava il danno da 108 milioni di danari pubblici inghiottiti dalle casse di BagnoliFutura (la partecipata del Comune di Napoli finita in crac e i suoi amministratori – ben 19 – freschi di condanna della Corte dei Conti a maxi risarcimenti) e poi scialacquati, ora anche la beffa della perizia ordinata dal tribunale di Napoli che scopre come in questi anni le cose sono molto peggiorate sotto il profilo ambientale e abitativo, soprattutto per il futuro.

Insomma, un museo degli orrori.

Ecco alcuni passaggi salienti contenuti nella perizia firmata dal geologo Claudio Galli (cui hanno anche collaborato Mario Greggio e Angela Di Tommaso) e ordinata dal presidente della sesta sezione penale del tribunale di Napoli, Sergio Aliperti, davanti al quale si sta svolgendo il dibattimento.

Gli interventi fin qui effettuati “hanno compromesso la futura fruibilità dei luoghi, perlomeno di quelli a destinazione d’uso residenziale, arrivando talora a incrementare le concentrazioni inquinanti esistenti prima della bonifica”. Più in dettaglio, con riferimento all’area tematica numero 2, destinata a civili abitazioni, “l’intervento di messa in sicurezza eseguito ha potenzialmente provocato almeno in parte un peggioramento delle condizioni ambientali preesistenti, compromettendo in modo pesante la fruibilità parziale del sito”.

Sotto il profilo tecnico, viene aggiunto, “i campioni di terreno esaminati globalmente non rispettano le indicazioni di progetto in quanto nel 100 per cento dei campioni (7 su 7) su cui è stata effettuata l’analisi granulometrica è stata accertata la presenza di granulometria fine, passante al vaglio dei 0,075 millimetri; nel 90 per cento dei campioni (18 su 20) sono stati rilevati tenori talora ampiamente superiori agli obiettivi di bonifica previsti per la specifica area sottoposta ad indagine. Ne consegue che il 100 per cento dei campioni (14 su 14) non è conforme, molto spesso con superamenti di oltre 10 volte il limite. I due terzi circa dei campioni prelevati in aree a destinazione d’uso commerciale (4 su 6) non è conforme, molto spesso con superamenti di oltre 10 volte il limite”.

Ancora: “sono state osservate frequenti anomalie organolettiche tali da non rendere conformi alle varianti di progetto molti materiali utilizzati come riempimenti e ricoprimenti finali. Il 100 per cento dei campioni analizzati nello strato ricostruito e nel riempimento, inoltre, è risultato non conforme agli obiettivi di bonifica previsti per la specifica area sottoposta ad indagine”.

L’elenco delle lacune non è certo finito. “Nelle aree del parco urbano, lotto 1, investigate, tutte provviste di certificazione di avvenuta bonifica, gli interventi di bonifica e messa in sicurezza non risultano eseguiti secondo quanto previsto dalla normativa vigente e secondo quanto previsto nelle varianti approvate”.

Eccoci quindi a uno dei nodi bollenti, le varianti, perchè attraverso una di esse, in particolare, cambiando la destinazione da residenziale in terziaria-commerciale, si sono potuti trattare i materiali di risulta direttamente sul sito. Ecco cosa è successo: “pur a fronte della necessità di predisporre varianti per l’indisponibilità di un sito di destino post trattamento, per la presenza di ulteriori volumi contaminati non previsti nel Pon approvato, BagnoliFutura non considerò tale elemento come giustificazione ufficiale per la presentazione delle varianti; anzi, pur consapevole che l’inizio dei lavori di bonifica era subordinato all’approvazione da parte del Comune del progetto di Cava dei Pisani, diede l’avvio ai lavori”.

Affonda ancora Galli: “le varianti proposte e approvate non tennero conto dell’entrata in vigore del famoso testo unico ambientale, decreto legislativo 152, e tennero invece conto non tanto del Pua, ma quanto dei successivi progetti attuativi presentati da BagnoliFutura”.

Un vero pasticciacio che più brutto non si può. Ma a Napoli la giunta arancione capeggiata dal sindaco zapatista Luigi de Magistris, tra chitarre e mandolini pensa a ‘NAlbero




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