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GIALLO CAPACCHIONE / DI NUOVO SOTTO INCHIESTA IL FRATELLO DELL’ICONA ANTIMAFIA


3 marzo 2017 autore: Andrea Cinquegrani



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Bufera in casa Capacchione. Il fratello di Rosaria, senatrice Pd e membro della Commissione Antimafia, Salvatore Capacchione, è sotto inchiesta per una maxi speculazione immobiliare nell’area industriale di Caserta, quell’area ex Saint Gobain da sempre nel mirino dei mattonari di Terra di Lavoro e non solo. La procura di Santa Maria Capua Vetere guidata da Maria Antonietta Troncone ha infatti appena messo sotto sequestro l’area, puntando i riflettori su un piccolo impero di società made in Capacchione, già al centro non pochi affari negli anni scorsi e di svariate inchieste della magistratura napoletana, romana e perugina.

Rosaria Capoccione col fratello Salvatore in una foto pubblicata dal sito noicaserta.it

Rosaria Capoccione col fratello Salvatore in una foto pubblicata dal sito noicaserta.it

Tra gli indagati per i reati di abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva anche l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio (un paio d’anni fa arrestato per collusioni coi casalesi e poi prosciolto dal Riesame), un grosso burocrate del comune di Caserta, Carmine Sorbo, all’epoca (primavera 2015) dirigente dell’area generale di coordinamento territoriale, ambientale e attività produttive del Comune di Caserta (ora responsabile della Polizia municipale), e Amato Folco, direttore dei lavori.

Ma vediamo più da vicino il business Saint Gobain, l’iter procedurale “particolarmente farraginoso e inconsueto come evidenziato anche dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, dalla cui segnalazione sono scaturite le attività investigative”; nonché la fitta rete di sigle griffate Capacchione.

Partiamo da progetti e fondi regionali. Ed eccoci ad un bando di 11 anni fa per quella che una volta si chiamava edilizia popolare e oggi, con un elegante lifting anglosassone, viene definito “social housing”. Una specialità di casa Capacchione, visto che il padre, Francesco, è stato il numero uno dei colossi targati Confcooperative, come Irec e Concab negli anni ’70 e ’80, finendo la sua carriera travolto dallo scandalo per le cooperative dei detenuti.

Un nutrito gruppo di sigle guidate dal rampante Salvatore ottiene fondi regionali per 14 milioni di euro: si tratta di realizzare circa 300 alloggi in provincia di Napoli, per la precisione ad Afragola, oggi al centro di grandi lavori per la stazione ad Alta velocità e la realizzazione di una delle più colossali cattedrali nel deserto, visto che saranno pochi – secondo le ultime previsioni – a sbarcare in quel desolato hinterland e poi raggiungere con un Camel Trophy in appena un paio d’ore il miraggio di Napoli. Storie di ordinaria follia.

 

DA ARNO A RENO, UN ESERCITO DI SIGLE IN CAMPO

Pio Del Gaudio

Pio Del Gaudio

Ma torniamo ad altri grandi progetti, quelli partoriti dal vulcanico Capacchione e dalle sue sigle tuttofare. Ecco il pokerissimo di società: Reno (per un tocco teutonico?), Arno (in onore di Matteo o per sciacquare meglio i panni?), San Ciro (il patrono di Torre del Greco), Parmense (per la grana?) e Irec 812, tanto per rinverdire i fasti inaugurati da papà Francesco. Ogni sigla dovrà realizzare 60 alloggi.

Ecco, però, l’inversione a U, decisa un anno e mezzo fa, nel corso del 2015. Quelle realizzazioni edilizie cambiano provincia e magicamente si spostano da Afragola a Caserta, nell’area Saint Gobain. E tanto viene comunicato agli uffici regionali, che però sentono puzza di bruciato e a gennaio 2016, con decreto dirigenziale numero 10, decidono di revocare quei finanziamenti pubblici. Ecco cosa recita, infatti, il decreto redatto dal dipartimento regionale delle politiche territoriali, sottotitolato “decadenza dal finanziamento nei confronti della Planta Global srl”, perchè nel frattempo così aveva deciso di cambiar pelle Reno, capofila del drappello societario.

Dal decreto emerge che sempre nel frattempo Irec, Reno & C. avevano chiesto un “permesso a costruire” proprio al Comune di Caserta, ottenuto il 28 maggio 2015, numero di registro 46 “per la realizzazione dell’intervento di recupero edilizio nell’area Saint Gobain, in cui è espressamente previsto che i lavori dovranno essere completati entro dodici mesi dal rilascio dello stesso permesso”.

Insomma, un bel ginepraio. Ravvisando svariate irregolarità nelle modalità e nei tempi, quindi, la Regione mostra il cartellino rosso: quei fondi non arriveranno più nelle casse di Reno & consorelle. Apriti cielo. In tempo quasi reale (il decreto è del 28 gennaio) ai primi di marzo due consiglieri regionali cercano di lanciare un salvagente a Capacchione & C., ma senza successo. Ecco come commenta un sito: “Fallisce il tentativo della strana coppia Oliviero-Grimaldi per salvare un finanziamento al fratello di Rosaria Capacchione. Purtroppo i due consiglieri regionali, Gennaro Oliviero del Nuovo Partito Socialista Italiano e Massimo Grimaldi del Pd, hanno visto bocciato il sub emendamento a loro firma dal direttore Pietro Angelino della direzione generale del territorio”, lo stesso che aveva firmato un mese prima il decreto.

Massimo Grimaldi

Massimo Grimaldi

Continua il resoconto: “anni fa venne approvato un finanziamento del progetto di 14 milioni per social housing nel comune di Afragola. La cooperativa fa associazione temporanea d’impresa con altre cooperative di Caserta cercando successivamente di spostare i soldi nel capoluogo per realizzare appartamenti. Era al governo la giunta Caldoro. Con l’arrivo di De Luca il tutto venne bloccato e il presidente della Regione apre un’indagine interna per capire come avevano fatto a spostare i fondi. Per cercare di salvare il finanziamento si è mossa la politica in modo bipartizan, con Oliviero e Grimaldi. Ci hanno provato…”.

E ci prova anche il Comune di Caserta a soccorrere Capacchione, il suo codazzo di società e quei fondi. Ecco cosa scrive un altro sito, Noi Caserta: “il Comune di Caserta decide di predisporre un intervento ad adiuvandum affidandosi ad un legale esterno. E’ questa la decisione assunta dalla giunta presieduta dal sindaco Carlo Marino prima di Ferragosto (del 2016, ndr) che fa seguito ad una relazione del dirigente Giovanni Natale e che ha spinto la stessa a scegliere l’avvocato Francesco Maria Caianiello per la delicata vicenda giudiziaria. La vicenda che vede coinvolto l’imprenditore nonché fratello della senatrice Pd Rosaria Capacchione riguarda il finanziamento per la realizzazione in housing sociale che era stato in un primo tempo concesso dalla Regione Campania e poi revocato per la scadenza dei termini. E ora chiede un maxi risarcimento danni che il Comune di Caserta vuole evitare di pagare, scaricando tutte le colpe sulla Regione”.

Infatti giorni prima, a fine luglio 2016, i legali di Capacchione presentano un ricorso al Tar contro la Regione, chiedendo l’annullamento di quel decreto e quindi il disco verde per l’erogazione dei fondi e dar via ai lavori.

 

FALLIMENTI A GO GO & PARADISI OFF SHORE

Carlo Marino

Carlo Marino

Un pedigree non poco affollato di inchieste, processi e anche una detenzione, quella di Capacchione. Come successe in seguito alle misure cautelari decise a suo carico, 13 anni fa, dal gip di Perugia Sergio Sottani che – hanno ricostruito i pm partenopei Walter Brunetti e Antonio Clemente – “adottava nei confronti del Capacchione e di altri indagati misure cautelari personali, eseguite nel dicembre del 2004, provvedimenti su cui si formava un giudicato cautelare per effetto della conferma da parte del tribunale del Riesame e della Cassazione”.

Una storia tutta da raccontare, quella nel mirino di svariate procure. Al centro delle indagini il promoter del “Sistema Capacchione”, ossia il fratello della battagliera senatrice pd, paladina di tutte le antimafie. Tutto parte da indagini delle fiamme gialle di Caserta, passa a Napoli, approda a Roma, quindi viene smistato a Perugia per via del coinvolgimento di alcune toghe eccellenti della fallimentare romana – sovente crocevia di affari e combine – come Vincenzo Vitalone, fratello del più celebre Claudio, ex andreottiano doc, e Pierluigi Baccarini.

Tra mattone selvaggio – epicentro allora la zona orientale di Napoli, l’ex area industriale che ruota intorno al mega quartiere di Ponticelli – e una marea di incursioni estere a bordo di sigle esotiche, fiduciarie e conti correnti off shore, anche in quella story facevano capolino – guarda caso – le stesse società protagoniste oggi dell’affare Saint Gobain, ossia Reno, Arno, Parmense, San Ciro, Irec 812, cui se ne affiancavano parecchie altre: SPC, Consulcoop, Floriana 2, Faro, Torre 2000, Emmetidue, Edilabit, Vittoria Costruzioni, Immobiliare Rove, Immobilfin ’80, Probor, Finatele, ISP, Savi, Telaco e le acrobatiche Auriga e Praedia, come la Voce ha dettagliato in due ampie inchieste di settembre e novembre 2009, che potete leggere cliccando sui link in basso.

Sergio Sottani

Sergio Sottani

Nelle indagini incrociate della magistratura, chicca tra le chicche, faceva capolino anche l’ex patrimonio immobiliare della Dc, quello sconfinato arcipelago di sigle che ha contraddistinto le immense fortune a botte di mattoni germogliate rigogliose all’ombra del biancofiore, così come in casa Pci-Pds-Ds-Pd si sono allargati i patrimoni oggi al centro della contesa dopo la scissione in casa renziana. Così veniva ricostruito dagli inquirenti: “la storia riguarda il nucleo storico di casa Capacchione, che ruota intorno ad una sfilza di Irec, la bellezza di cinque: nate, fallite, rinate in un incredibile vortice societario. Concerne anche l’ex patrimonio Dc, ossia gli immobili che aveva di proprietà lo scudocrociato, ed ha investito la sezione fallimentare del tribunale di Roma, a sua volta finita sotto inchiesta”.

Altra inchiesta nell’inchiesta, quella relativa alla stessa icona antimafia. Ecco i fatti. Si deve al lavoro di un ufficiale della finanza di Caserta, Luigi Papale, origini comasche, l’immensa mole di documentazione raccolta e utilizzata dagli inquirenti per districarsi tra labirinti societari & affari di Salvatore Capacchione. Un nemico giurato quindi, Papale, che va eliminato e delegittimato a tutti i costi. Sul primo fronte è eloquente una conversazione telefonica tra i due fratelli Capacchione, e lei – il Vate della Legalità – che in stile british osserva a proposito dei finanzieri ficcanaso: “sono peggio di Sandokan” e su Papale: “quel maresciallo andiamo a prenderlo col mitra”. Non contenta, l’indomita Rosaria pensa bene di incontrare il superiore di Papale, il maggiore Vittorio Capriello, al quale lancia un assist: quello è un ufficiale infedele, è a libro paga dei Coppola di Pinetamare. E guarda caso i Coppola sono i rivali numero uno di suo fratello nella gran tenzone per ottenere quella sempre agognata area Sait Gobain

 

MINACCE E CALUNNIE CHE NON COSTITUISCONO REATO

Saputo il tutto, a Papale non resta che querelare lady C. per calunnia. Il processo va avanti per qualche anno, poi la sentenza pronunciata quattro anni fa, aprile 2013, dal giudice Antonio Riccio della sezione distaccata del tribunale di Santa Maria Capua Vetere: “il fatto non costituisce reato”.

Un paio di mesi prima un ampio reportage di Dagospia ricostruiva così quella vicenda “fatti gravi, offese al sottufficiale delle fiamme gialle Papale che grazie alle sue indagini fece arrestare il fratello della Capacchione, protagonista della più grave bancarotta della Campania, lo scandalo della ricostruzione di Ponticelli”.

L'avvocato Vittorio Giaquinto

L’avvocato Vittorio Giaquinto

E viene sottolineato come farneticanti fossero quelle accuse di essere stipendiato dai Coppola: quando invece proprio Papale aveva raccolto prove a loro carico per un’altra inchiesta giudiziaria, anche stavolta – guarda caso – a botte di mattoni selvaggi & bancarotte.

Ancora: “la circostanza su cui oggi (siamo a gennaio 2013, ndr) si appuntano le attenzioni degli investigatori, fra quelle emerse nel processo per calunnia a carico di Rosaria Capacchione, riguarda quegli oltre 5 miliardi di vecchie lire transitati sui conti correnti della giornalista, dal 1995 al 2001. Grosse somme che entravano e uscivano continuamente, movimenti consistenti con personaggi non sempre adamantini dal punto di vista della fedina penale. E’ il caso, per esempio, di Ciro Benenati, rimasto coinvolto in una seria vicenda giudiziaria a Marcianise, feudo del clan Belforte affiliato ai Casalesi. Titolare di una concessionaria per auto di grossa cilindrata in zona, a San Nicola la Strada, Benenati è destinatario di un assegno da 250 milioni di lire tratto dal conto di Rosaria Capacchione”. Scrive addirittura euro, Dagospia, che poi aggiunge: “Un esempio fra i tanti di movimentazione che, nel suo complesso, viene considerata dagli investigatori riconducibile allo stesso Salvatore, cui del resto risultavano girati gli assegni in uscita dal conto corrente della sorella”.

Concludeva Dagospia: “per tutte le vicende che li vedono sotto accusa i Capacchione possono contare su un difensore di fama come Vittorio Giaquinto, celebre per aver assunto la difesa di boss come il capo degli scissionisti di Secondigliano Paolo Di Lauro e di Salvatore Belforte, alla guida dell’omonimo, potente clan di Marcianise”.

Ma di queste vicende, of course, non s’è occupata la sentenza Papale, che ha soltanto sancito come quella calunnia “non costituisse reato”. Nè fino ad oggi – a quanto pare – se ne sono interessate le inchieste a carico del fratello Salvatore. Perchè lei, la mitica Rosaria, resta un’icona.

Come San Gennaro.

 

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2 risposte a “GIALLO CAPACCHIONE / DI NUOVO SOTTO INCHIESTA IL FRATELLO DELL’ICONA ANTIMAFIA”

  1. Roberto scrive:

    Avete dimenticato di dire che il ricorso al tar è stato vinto (con condanna della regione campania) e che a perugia è stato assolto. Nella foto poi non è il fratello…tutte fake news accozzagliate

    • Rita Pennarola scrive:

      Gli stessi rilievi (Tar/Perugia) si ritrovano pari pari nell’articolo di oggi del Corriere del Mezzogiorno… Coincidenze

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