Un Comitato di salute pubblica per salvare Roma

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Le polemiche che quotidianamente investono l’operato del Sindaco di Roma hanno alimentato il dibattito circa il legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica e se i cittadini abbiano il diritto di essere informati anche sui comportamenti privati della persona che li governa. Tre gli episodi significativi: le dichiarazioni sulla sindaca Raggi rese ad un giornalista de “La Stampa” dall’assessore all’urbanistica Berdini: “Lei è inadeguata al ruolo, è proprio strutturalmente impreparata, si è messa ‘sta corte dei miracoli, si è messa una banda”; i due (Raggi e Romeo) “erano amanti”; l’articolo apparso sul quotidiano “Libero” del 10 febbraio 2017 dal titolo “Patata bollente” (con la foto della Raggi); l’esposto del “grillino” Luigi Di Maio all’ordine professionale contro numerosi giornalisti per aver pubblicato notizie, anche non veritiere, sul “Movimento” e sulla Raggi.

Virginia Raggi. In apertura il progetto del nuovo stadio

Virginia Raggi. In apertura il progetto del nuovo stadio

Ora – premesso che è da ritenersi scorretta la richiesta del Berdini di veder pubblicate le notizie date al giornalista come provenienti da fonte anonima (assumendo egli in tal modo la figura del delatore) – si osserva che le dichiarazioni dell’assessore sono, per quanto attiene alle due prime circostanze, da ritenersi veritiere alla stregua degli avvenimenti accaduti – (nomine e promozioni illegittime con sospetto favoritismo, interventi dell’Anticorruzione e della magistratura, revoca delle nomine, dimissioni a catena di assessori, ecc.) – tutti riguardanti i “quattro amici da bar” (formula che denota quanto poco istituzionali fossero i rapporti strettissimi tra controllori (il sindaco Raggi e il vicesindaco Frongia) e i controllati (i dipendenti comunali Marra e Romeo), i quali – destinatari di favorevoli provvedimenti (di carriera e di retribuzione) – miravano, probabilmente, attraverso la strumentalizzazione della Raggi, ad impadronirsi del Comune di Roma.

Quanto alle imprudenti dichiarazioni del Berdini circa il rapporto sentimentale tra la Sindaca e il Romeo, non vi è dubbio che esse andassero pubblicate (soprattutto per l’emanazione da parte della Raggi di un provvedimento illegittimo di nomina in favore di quest’ultimo) poiché, presupposto essenziale della democrazia, è l’informazione e, cioè, la conoscenza dei fatti e delle situazioni politiche onde consentire ai cittadini di formulare critiche e censure nei confronti di tutti coloro cui sono affidate pubbliche funzioni: i cittadini devono sapere per poter decidere. Non vi è dubbio, però, che il titolo di Libero, “strillato” in prima pagina, sicuramente suggestivo, e il contenuto insinuante dell’articolo sembrano avere più un intento denigratorio piuttosto che uno scopo informativo.

Quanto alle cosiddette liste di proscrizione dei giornali, si tratta di una maldestra iniziativa del Di Maio poiché l’ordinamento giuridico appresta gli strumenti con i quali il cittadino può tutelare, innanzi all’Autorità giudiziaria, la propria reputazione che ritenga lesa da articoli di stampa, senza necessità di ricorrere a organismi professionali (che, semmai, andrebbero aboliti).

Luigi Di Maio

Luigi Di Maio

Afferma il Di Maio tutti i giorni: “Noi siamo diversi perché siamo i 5 Stelle”. Ora, questo giovane inesperto, evidentemente, non si è reso conto che, quando un amministratore “5 Stelle” non è diverso al 100%, ma lo è solo in parte – ed è il caso della Raggi che sembra aver violato i principi di correttezza e trasparenza nell’attività amministrativa – allora bisogna mettere in conto il pericolo che “l’establishment” politico ed economico scateni, anche attraverso i giornali padronali, violenti attacchi finalizzati a distruggere un “Movimento” solo dal quale temono di essere sconfitti. In questo contesto, sia la difesa ad oltranza della inadeguata Raggi sia la affermazione sulla costruzione dello stadio hanno suscitato viva preoccupazione nell’elettorato “grillino”.

È stato, invero, un gravissimo errore che, oltre alla realizzazione dell’impianto sportivo (che copre solo il 14% della cubatura) – che i cittadini romani vogliono – sia stata concordata la costruzione di ben 600.000 metri di quella cubatura che la stessa Raggi (con Frongia, De Vito e Stefàno), allora all’opposizione, riteneva “essere un’enorme speculazione immobiliare avente lo scopo fraudolento di assicurare enormi vantaggi economici a società private a scapito degli enti pubblici coinvolti e dei cittadini”.

È vero che il progetto approvato dalla “giunta Marino” prevedeva una colata di cemento di oltre un milione di metri cubi, ivi comprese tre “oscene” torri di duecento metri di altezza, ma non è men vero che, con l’accordo stipulato tra “grillini” e costruttori, è pur sempre prevista – dietro il paravento del calcio – una grande operazione speculativa di ben diciotto edifici da sette piani di altezza, cioè la realizzazione, in una zona verde, a rischio idrogeologico, di quasi un intero quartiere. Peraltro, come hanno affermato i proponenti, “dal punto di vista economico non cambia nulla”, poiché i minori profitti (a seguito della diminuzione della cubatura) vengono bilanciati dalla drastica riduzione per ben 250 milioni di €uro delle infrastrutture soprattutto viarie, che dovevano essere realizzate dai costruttori, riduzione che determinerà il blocco del traffico per raggiungere lo stadio, il quale rimarrà irraggiungibile anche con la metropolitana giacché non sarà costruita una diramazione della linea ferroviaria che vada dalla stazione della Magliana a Tor di Valle e, quindi, allo stadio. Ed allora, non si può non essere d’accordo con Tomaso Montanari il quale – dopo aver definiti i grillini “impreparati e culturalmente fragili” – ha amaramente commentato: “è davvero un brutto giorno per la democrazia italiana” (La Repubblica 26/2).

La battaglia finale per le sorti dell’Italia, oramai prossima, non ammette più né errori né inesperienze né ritardi: il “Movimento” abbandoni la Raggi al suo destino (è bene che ritorni allo studio Sammarco), e si proponga, senza indugio, un direttorio composto di personalità dotate di grande carisma, di notevole esperienza, di elevato spessore morale e culturale e che hanno, nell’esercizio delle loro funzioni, sempre servito la Nazione con onore e dignità. Essi – che possono individuarsi in Zagrebelsky, Rodotà, Imposimato, Pace e Smuraglia, tutti molto apprezzati dal popolo del “Movimento” – come hanno portato gli italiani al successo referendario, così potranno indicare ai pur volenterosi, ma inesperti e impreparati giovani, la strada per arrivare alla vittoria finale che spazzi via, democraticamente, per sempre, un sistema marcio e consenta ai tribunali di giudicare i corrotti, i truffatori di erogazioni pubbliche, i frodatori fiscali e di pubbliche forniture e gli speculatori, senza lo scudo protettivo di prescrizioni, condoni ed altre immunità.

* già presidente Seconda Sezione Penale Corte di Cassazione

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