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GIALLO SCHWAZER / LA IAAF NON VUOLE LA PROVA DEL DNA


2 marzo 2017 autore: PAOLO SPIGA



Schwazer

Resistenza ad oltranza della IAAF per il caso Schwazer. La Federazione Internazionale di Atletica, infatti, ha deciso di rispondere picche alla rogatoria internazionale avanzata dal gip di Bolzano, Walter Pelino, che chiede la consegna del campione di urina del marciatore altoatesino costata la maxi squalifica e soprattutto l’esclusione dalle Olimpiadi di Rio.

Una vera disobbedienza giudiziara, notano parecchi docenti di diritto internazionale, che fanno rilevare la gravità del comportamento omissivo, non collaborativo e addirittura ostile tenuto dalla Iaaf. “Con tutta evidenza – viene sottolineato – sono in ballo interessi di enorme portata, la federazione internazionale fa quadrato, spera che il  tempo passi e tutto finisca come al solito nel dimenticatoio”.

Così è successo? Il gip, a gennaio, affida la super perizia sul DNA al Ris di Parma, ordina quindi di prelevare il campione di urina, o almeno una parte significativa, presso il laboratorio di Colonia, dove è attualmente custodito. Contestualmente incarica il professor Marco Vincenti dell’Università di Torino di effettuare dei test chimici per valutare la congruità delle analisi di Alex Schwazer in un ampio arco temporale.

Ecco che la Iaaf parte al contrattacco e presenta al tribunale di Colonia una memoria di 28 pagine per contestare la richiesta partita – con rogatoria internazionale – dal giudice di Bolzano: vale la legge sportiva, secondo la federazione, non quella ordinaria. Un obbrobrio, e non solo giuridico. Ma serve a far perdere tempo.

Sandro Donati. Nell'altra foto, Schwazer

Sandro Donati. Nell’altra foto, Schwazer

E cosa sostengono i soloni del neo diritto sportivo? Tutto deve essere svolto a Colonia, presso il laboratorio accreditato dalla Wada, l’agenzia internazionale per il doping che – come ha dettagliato a novembre 2016 un eccezionale docufilm franco tedesco – fa finta di controllare e vigilare ed invece è spesso e volentieri  collusa con chi truffa a botte di doping: adesso, in particolare, utilizzando l’escamotage ‘legale‘ delle TUE, ossia la comoda Therapeutic Use Exemption, per far ricorso a farmaci – con una semplice ricetta medica – altrimenti non utilizzabili. Scappatoia usata perfino da atleti medagliati a Rio, come la super campionessa Usa di ginnastica, da anni imbottita e gonfiata con farmaci vietati (e prescritti via TUE).

Se proprio non è possibile fare il test finale a Colonia, chiedono in subordine i legali della Federazione internazionale di atletica, che vengano effettuati nel laboratorio di Roma, sempre accreditato dalla Wada.

Dettano legge anche sulle modalità. Al massimo verranno consegnati da Colonia, nel malaugurato caso non possano svolgersi lì gli esami, 10 millilitri di quel campione. Un quantitativo del tutto insufficiente. Non basta. Perchè in realtà esistono due campioni, uno cosiddetto A, e cioè ‘aperto’, mai sigillato; e il cosiddetto B, subito ‘sigillato’ e non più, da allora, aperto. Cosa chiedono, of course, i legali Iaaf? Che il sotto campione venga prelevato dal campione A, che può essere stato poi – in quanto mai sigillato – tranquillamente manipolato, taroccato e via di questo passo.

E adesso? Commenta il legale di Schwazer, Gerhard Brandstatter: “E’ una vergogna, hanno fatto proprio quello che temevamo. Stanno tentando di eradicare un processo lì in Germania per bloccare il lavoro della giustizia italiana. Stiamo toccando i loro nervi scoperti e vogliono fermare tutto”.

Se quindi dal tribunale di Colonia non arrivano in tempi brevi notizie confortanti, al campione altoatesino non resterà che costituirsi in un nuovo giudizio, stavolta a Colonia, affinchè venga riconosciuto il suo diritto a un esame finale – la prova per il DNA – in grado di sciogliere ogni dubbio.

Commenta il preparatore atletico di Alex, Sandro Donati, da trent’anni in prima linea nel denunciare la devastante presenza del doping nel mondo dell’atletica. “Noto un totale silenzio da parte del Coni, della nostra Federazione di Atletica e della stampa sportiva”. Un silenzio che più assordante non si può.

Come incredibile è la circostanze che proprio la Iaaf, che si è costituita parte civile a Bolzano contro il marciatore, contrasti in tutti i modi l’acquisizione di quel campione in grado di far chiarezza definitiva sul giallo. Quando si dice i muri di gomma…

 

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