GIALLO MILAN / TUTTE LE STRADE PORTANO A “FONDO”. VIA CINA

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Giallo cinese continuo al Milan. Slitta di un mese, per ora, il tanto sospirato closing. Fissata per il 1 aprile la prossima dead line, pesci a parte e sempre ammesso che venga versata entro il 10 marzo una ulteriore caparra da 100 milioni di euro, la terza nel lungo parto. Nell’attesa, saltano fuori alcuni nomi del puzzle, in grado di far capire cosa si sta muovendo dietro le quinte. Un copione in perfetto stile Roma, stessi protagonisti in campo e qualche new entry da novanta, in mezzo a palate milionarie sospese tra il reale e il virtuale, colpi di scena compresi.

Intanto la sindaca di Roma Virginia Raggi esulta per il suo progetto pallonaro varato in mezzo pomeriggio e twetta con James Pallotta: “we love it. Bye bye”. E aggiunge, “aggiustiamo qualcosina e poi lavoriamo tutti insieme”. Ai confini della realtà.

Massimo Caputi. In apertura Silvio Berlusconi e, a sinistra, Roberto Cappelli

Massimo Caputi. In apertura Silvio Berlusconi e, a sinistra, Roberto Cappelli

Sentiamo un dirigente della Federcalcio che ha seguito i due affari, sia l’eterna trattativa per il Milan che l’affare di Tor di Valle. “E’ incredibile come nelle due storie facciano capolino parecchi personaggi in comune e il contesto sia molto simile, per quanto riguarda la Roma l’ingresso degli americani cinque anni fa e ora la vicenda dello stadio. L’affare Milan presenta però degli ulteriori aspetti controversi: vuole effettivamente passare la mano Berlusconi o no? Siamo sicuri che dietro tante manovre e artifici contabili non ci siano soldi che entrano ed escono via estero?”.

E prosegue: “pur fra tanti misteri si tratta di un copione stile Roma, a base di capitali esteri, stavolta cinesi, allora americani, fondi al seguito, e addirittura un burattinaio in comune, l’avvocato d’affari Roberto Cappelli”.

Cappelli è stato prima consigliere d’amministrazione in quota Unicredit per seguire il passaggio della Roma dalla famiglia Sensi (allora al vertice la figlio Rosella) a Pallotta e C., poi addirittura presidente della società per tre mesi, da luglio a settembre 2011, e adesso è appena entrato nel cda della compagine cinese che sarà al timone del Milan, closing e variabili permettendo.

E conclude: “Il nome di Cappelli non vuol dire solo Unicredit, ma anche la galassia dei fondi che ruotano intorno a Massimo Caputi, in particolare Feidos e Prelios, quest’ultimo impegnato nella vicenda Tor di Valle, avendo sottoscritto un memorandum d’intesa con il gruppo Parnasi e la loro Parsitalia”.

Vediamo allora sigla per sigla, personaggio per personaggio, di alzare il sipario sul giallo cinese targato Milan, che nei prossimi giorni è destinato a far segnare tappe da vero thriller di una finanza che più creativa (creativa?) non si può.

 

ATTENTI A QUEI TRE

Paolo Fiorentino

Paolo Fiorentino

Partiamo da una notizia apparentemente di poco significato (e quasi passata sotto silenzio) ma utile per capire la somiglianza tra le odierne vite parallele di Milan e Roma. Scrive sul suo blog a novembre 2013 Marco Bellinazzo: “La Consob interviene sull’As Roma e chiede chiarimenti sulla potenziale trattativa con i cinesi di HNA Group. Secondo quanto si apprende in ambienti vicini alla commissione, sia la cordata americana guidata da James Pallotta che Unicredit sono stati ascoltati dai funzionari per chiarire le rispettive posizioni. Per conto della banca erano presenti Paolo Fiorentino e l’avvocato Roberto Cappelli. Negli ultimi giorni – aggiungeva Bellinazzo – tra i partner della As Roma c’erano state frizioni dopo che il Sole 24 Ore aveva rivelato l’intenzione dell’istituto di credito di cedere le proprie quote a nuovi potenziali soci cinesi”. Americani e cinesi, dunque, concorrenti (o finti rivali) per la conquista della Roma quattro anni fa.

Ma eccoci al clou, al magico tridente che potrebbe portare in gol i cinesi. E che fino ad oggi ha determinato una buona fetta dei destini finanziari di casa nostra, soprattutto a botte di fondi. Siamo al tris d’assi Cappelli-Fiorentino-Caputi. Avvocato di grido (o di grida per piazza Affari) il primo, ex vicepresidente Unicredt e ‘licenziato’ da Jean Pierre Mustier con una buonuscita da 6 milioni di euro il secondo, re dei fondi il terzo.

Li ritroviamo allegramente insieme, nove anni fa, primavera 2008, quando Caputi mette a segno il golden gol: la sua creatura, la reginetta dei fondi (oggi nelle mani dal gruppo De Agostini, tramite la controllata Dea, e dell’INPS) Idea Fimit s’inventa – come il tacco di Maradona – Omicron, il fondo in cui confluisce il fior fiore degli immobili griffati Unicredit. Negli stessi mesi sboccia Omega, d’accordo con Intesa.

PreliosRacconta un funzionario delle Vigilanza di Bankitalia, che in questi anni ha fatto diverse volte visita nell’impero made in Caputi: “Un colpo che più grosso non si può, perchè Caputi riesce a soffiare all’ultimo istante l’affare dalle mani del rivale Daniel Buaròn: per la serie un affare a me e uno a te, tanto che oggi lo stesso Buaròn è da un anno socio con Caputi e l’ex ad di Enel Fulvio Conti in Prelios. Quella trattativa del 2008 portò nel portafoglio di Idea Fimit, la prima creatura di Caputi, immobili Unicredit per la bellezza di 1 milione di euro, poi lievitati a quasi 1 e mezzo. Una trattativa lampo: in un fine settimana i tre amici Cappelli, Fiorentino e Caputi si stringono la mano e siglano il maxi accordo”. E aggiunge: “guarda caso l’amicizia con Fulvio Conti tornerà utile qualche anno più tardi, per le rassicurazioni fornite dall’ex vertice di Enel circa il rinnovo di un faraonico contratto di locazione per due immobili di via Lovanio, ai Parioli, prima di Inpdap e poi passati a due ex colleghi di Cappelli nello studio Grimaldi, Francesco Novelli e Valerio Di Gravio”. Affari negli affari, storie nelle storie. Come nei più perfetti giochi di scatole cinesi

Fulvio Conti

Fulvio Conti

Eccoli, i soliti quattro tre o quattro al bar, per un altro meeting. Stavolta l’affare è verde, cioè a milionate di green. Ecco cosa scrive Teleborsa in un report dell’8 aprile 2015: “Prelios, gruppo leader italiano ed europeo nel settore del real estate e dei servizi immobiliari, entra nel settore dell’efficienza energetica in partnership con Unicredit e WWF, rilevando una quota pari al 39 per cento di Officinae Verdi, l’energy efficiency group nato dalla joint venture tra Unicredit e Wwf”: sì, avete letto bene, gli ambientalisti tutto green e trasparenza. Aggiungeva Teleborsa: “con l’ingresso di Prelios al 39 per cento, Unicredit avrà il 26 per cento, Fondazione Wwf l’8,2 per cento, il partner industriale Solon il 26,8 per cento. Massimo Caputi entra come vicepresidente a fianco del presidente Paolo Fiorentino e dell’amministratore delegato Giovanni Tordi”.

Se deve rinunciare a quella poltrona perchè targata Unicredit, Fiorentino si rifà con un altro incarico da non poco, al vertice di Ivri, il gruppo nazionale leader in sicurezza preventiva, controllato dal colosso Biks (e prima da KSM, con una cessione curata guarda caso dall’avvocato Cappelli). “Grazie alla sua esperienza e alle sue skills – commenta a metà dicembre 2016 Radiocor – Fiorentino contribuirà ad accelerare il processo di trasformazione della società da istituto di vigilanza a società di sicurezza, ampliando le attività tipiche del core business e focalizzandosi, sempre di più, sullo sviluppo tecnologico e la cyber security”.

 

ARIECCO SCARPELLINI

Eccoci ad un altro crocevia da novanta. Quello che vede i due amici per la pelle, Caputi & Cappelli, protagonisti nel grande affare degli immobili venduti dal mattonaro romano Sergio Scarpellini per far liquidità – la bellezza di 750 milioni di euro – pagare una montagna di debiti e ossigenare le sue casse. Un’operazione appena andata ufficialmente in porto, dopo un anno di gestazione, proprio in concomitanza con la richiesta di processo immediato a suo carico per la clamorosa vicenda di Salvatore Marra, l’amministratore del cuore di Virginia Raggi il quale si dichiarava via telefono “a disposizione” di Scarpellini, che gli aveva graziosamente passato 367 mila euro cash e venduto in saldo alcuni appartamenti tra il 2009 e il 2013.

Sergio Scarpellini

Sergio Scarpellini

La sua Milano 90 srl, infatti, ha venduto otto immobili situati nel centro di Roma, tra cui il celebre Palazzo Marini, fino a qualche mese fa fittato alla Camera dei deputati. Dettaglia un sito: “una serie di palazzi storici il cui valore definito per la transazione è di circa 750 milioni di euro. L’operazione è strutturata in due fasi attraverso un fondo gestito da Idea Fimit: il nuovo equity è stato costituito principalmente da York Capital e Star Hotel della famiglia Fabri. Tra gli investitori minori partecipa anche Feidos, controllata da Massimo Caputi, tra i registi – viene precisato – dell’operazione. Il gruppo Scarpellini deterrà quote del fondo di classe B per oltre 200 milioni di euro, subordinate a quelle dei nuovi investitori. Gli advisor legali sono Roberto Cappelli di Gope (acronimo del mega studio legale associato, ndr) per il gruppo Scarpellini e Domenico Fanuele di Sherman & Sterling più Alberto De Din di Paul Hastings per i nuovi investitori”. Arieccoli insieme, gli amici Caputi & Cappelli.

Dalla Camera al Campidoglio la scena non cambia. Ed è così che i gruppi consiliari del comune capitolino, esattamente due anni fa, decidono di traslocare dalla sede di via delle Vergini, vecchi immobili fittati dal solito Scarpellini a peso d’oro, in un palazzo storico di pregio, quasi 6 mila metri quadrati a un passo da piazza di Spagna e da Via Veneto, in via del Tritone. Ma di chi sarà mai la proprietà? Prelios! Che fitta al modico prezzo di 1 milione e mezzo di euro l’anno, forse giustificato dalle “scale interne in marmo e ringhiere in ferro battuto”. Racconta un agente immobiliare romano: “Siamo alle solite. Quando riesci ad affittare a buon prezzo e soprattutto a un ente o ad una amministrazione pubblica, hai vinto un terno al lotto. Perchè se vuoi subito vendere lo fai ad un prezzo triplo, avendo in saccoccia un contratto di fitto che puoi mettere in cassaforte e che chi acquista paga a peso d’oro”.

 

CAPPELLI INTERNATIONAL

Ha la sua griffe, Cappelli, nella ‘ditta’, il terzo studio legale italiano, 100 milioni e passa di fatturato annuo, 400 professionisti sguinzagliati in tutto il mondo, in vita da quasi trent’anni (nasce nel 1988), primi avamposti esteri a New York, Londra e Bruxelles, da 10 anni esatti alla conquista del mercato asiatico con uno “special team interdipartimentale”, orientalmente chiamato “Desk Cindia” e dedicato a “clienti con interessi nei mercati cinese e indiano”. Nel 2010, dopo l’inaugurazione del quartier generale ad Hong Kong, la ciliegina sulla torta con l’apertura della sede ad Abu Dhabi: “Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners è il primo studio legale italiano – gonfiano il petto – ad essere presente negli Emirati Arabi Uniti.

Marco Patuano

Marco Patuano

Lui, Cappelli, come tutti i trainer che si rispettano, ha portato in dote nel prestigioso studio 10 avvocati formati alla sua scuola. E, soprattutto, alcuni clienti eccellenti (“Pochi ma grossi”, è il suo motto): in pole position Unicredit, of course, ma anche la multiutility romanofrancese Acea, il maxi fondo di private equity Pai Partners, senza contare i rapporti storici con Fabrica Immobiliare Sgr (una creatura targata Caltagirone e comunque da sempre nel cuore di Massimo Caputi), Fondiaria Sai (oggi incorporata nel gruppo Unipol) e The Space Entertainment, la catena di sale cinematografiche.

E’ vicepresidente di Unipolsai, invece, Fabio Cerchiai, fiorentino, al vertice di Atlantia e Autostrade e della cassaforte di casa Benetton, Edizione Holding. Il cui timone è passato a fine 2016 nelle mani di Marco Patuano, l’altro nuovo acquisto per il nuovo cda giallo di casa Milan, dopo aver abbandonato, meno di un anno fa – 21 marzo 2016 – la poltronissima in Telecom.

Ecco il racconto di Sara Bennewitz: “Arnaud De Puyfontaine, il braccio destro di Vincent Bollorè, chiama a raccolta gli amici francesi che hanno azioni Telecom e in assemblea ottiene una doppia vittoria. Prima boccia la conversione che l’avrebbe diluita e poi ottiene i nuovi posti in cda. Da quel momento inizia il governo di Vivendi e la lenta uscita di Patuano”.

Scrive Dagospia a novembre 2014: “L’avvocato Roberto Cappelli è stato il legale di Vincent Bollorè e Vivendi nella cessione di GVT agli spagnoli di Telefonica e nella gestione dell’ingresso del gruppo francese nell’azionariato di Telecom Italia al posto degli iberici”.

E oggi Cappelli entra nella formazione del Milan post Berlusconi…

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