La buona scuola che penalizza i disabili

Condividi questo articolo

Il nostro timore sulla riforma della scuola che avrebbe penalizzato i disabili si è concretizzato. Eppure il 21 giugno 2015 avevamo segnalato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a nome di decine di migliaia di docenti contrari al Ddl “La buona Scuola” del Governo Renzi, gli effetti devastanti della riforma che avrebbe leso i principi democratici su cui si basa la Scuola Pubblica. Scrissi: «i lavoratori della Scuola Pubblica Italiana Le rivolgono un appello accorato per scongiurare la privatizzazione e un modello di gestione aziendalistica della Scuola pubblica. Certi della Sua sensibilità per un tema così importante, ci permettiamo dunque di segnalarLe alcuni dei punti più critici e preoccupanti del Ddl “La buona scuola”.

«Le norme relative alla chiamata diretta dei docenti da Albi Territoriali da parte del dirigente scolastico e del Comitato di valutazione violano il principio costituzionale di trasparenza, oggettività, buon andamento e imparzialità dell’Amministrazione che dovrebbe guidare l’assunzione nell’ambito del pubblico impiego (art. 33 e 97 Costituzione). Simile chiamata diretta (che riprende il decreto regio del 1923), spetta e deve spettare ad una commissione la quale formula una graduatoria di merito valutando titoli e i vari esami con criteri chiari, univoci ed oggettivi; viceversa, con una novità che non conosce eguali nella Pubblica Amministrazione, si dà al dirigente la libertà di ignorare qualsiasi graduatoria pubblica, la quale non può essere fondata sulla decisione di un singolo. Dov’è il merito che il governo Renzi dichiara di volere valorizzare? E come si accorda tutto ciò con la promessa di assumere solo per concorso?».
«A rischio sarebbe la salvaguardia del diritto alla maternità e all’assistenza dei figli e dei disabili (legge 104): è molto probabile che, a parità di curriculum, un Dirigente Scolastico, per salvaguardare il principio di efficienza della gestione, sceglierà dai suddetti Albi Territoriali un docente di sesso maschile piuttosto che una docente in gravidanza o con figli piccoli da accudire, ed eviterà l’assunzione di docenti disabili, cagionevoli in salute o che assistono disabili». I miei timori si stanno concretizzando.

Condividi questo articolo

Lascia un commento