PREFETTI IMPERFETTI – DA COSENTINO A MINNITI – CAMBIA QUALCOSA?

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Prefetti, continua il valzer delle poltrone. La stagione inaugurata dall’uomo forte del governo Gentiloni, il ministro dell’Interno Marco Minniti, sboccia nel segno della più perfetta continuità col passato, messo su pezzo dopo pezzo dall’ex sottosegretario Nicola Cosentino – condannato in primo grado per associazione a delinquere di stampo mafioso – e dall’ex titolare del Viminale Angelino Alfano, che oggi può contare su due fedelissimi ai vertici delle prefetture di Roma e Milano. Nuovo braccio operativo di Minniti è Mario Morcone, che va ad occupare la poltrona di capo di gabinetto al Viminale e passa il timone al dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione nelle mani di Gerarda Pantalone, fino a un mese fa al vertice della prefettura di Napoli e molto vicina ad un altro Alfano, Gioacchino, Ncd, potente sottosegretario alla Difesa, altro campano doc. Mentre a Napoli, da Bari, arriva la casertana Carmela Pagano.

 

CUCU’, LO STATO NON C’E’ PIU’  

Gabriella Tramonti

Gabriella Tramonti

Ecco cosa racconta un funzionario del Viminale che in questi anni ne ha viste di cotte e di crude. “Le prefetture sono il presidio istituzionale nei vari territori del paese, ma ormai da tempo lo Stato ha abdicato a questa funzione essenziale. Aumentano i casi di amministrazioni locali, in particolare comuni ma ad esempio anche Asl, commissariate per infiltrazioni mafiose. Ma i commissariamenti si rivelano spesso e volentieri peggiori del male. E le prefetture spesso stanno a guardare”.

Mario Morcone. Nel montaggio di apertura da sinistra Nicola Cosentino, Marco Minniti e Angelino Alfano. Sullo sfondo il Viminale

Mario Morcone. Nel montaggio di apertura da sinistra Nicola Cosentino, Marco Minniti e Angelino Alfano. Sullo sfondo il Viminale

E continua: “con l’ultimo governo Berlusconi si è registrato un ulteriore peggioramento della situazione, quando le chiavi del sistema vennero per così dire appaltate a Cosentino, l’ex sottosegretario all’Economia che dirigeva l’orchestra degli spostamenti nelle prefetture. Da allora il controllo del territorio è decisamente sfuggito dalle mani dello Stato, o di quello che ne restava. E l’ultima infornata di quattro nomine, varata dal consiglio dei ministri lo scorso venerdì 17, ne è la conferma, con la designazione di Gabriella Tramonti alla prefettura di Rimini, un territorio a rischio per le sempre più massicce infiltrazioni mafiose”.

Prosegue il racconto: “la Tramonti era stata messa per un periodo in naftalina per le pessime gestioni commissariali di alcuni comuni campani, in particolare quelli di Marano, dove non è stato mai messo in discussione il Piano di insediamento produttivo voluto dal forzista Luigi Cesaro, e di Pagani, dove domina sempre l’astro dell’ex sindaco Alberico Gambino. La sua nomina è stata caldeggiata da Morcone e da alcuni ambienti napoletani del Pd, anche se ricalca il percorso di un altro prefetto, Elena Stasi, poi eletta in parlamento con Forza Italia e la benedizione di Cosentino. E dello stesso prefetto di Roma”.

Un vero ginepraio tra fresche nomine e quelle precedenti. Ma vediamo di ricostruire le principali tessere del mosaico e la ragnatela di interessi politici incrociati. Partiamo, quindi, proprio da Milano e Roma.

 

PREFETTI ROSA, DA MILANO A ROMA

Luciana Lamorgese

Luciana Lamorgese

All’ombra della Madunina arriva l’ex capo di gabinetto griffato Alfano (Angelino), Luciana Lamorgese. Riconfermata da Minniti, solo qualche settimana fa, ma poi subito promossa, Lamorgese prende il posto di Luciano Marangoni, con il quale aveva gareggiato un paio d’anni fa. E ora è arrivata la sua grande chance. “E’ stato anche un modo – raccontano al Viminale – per premiare indirettamente il suo compagno, Giuseppe Procaccini, il capo di gabinetto di Alfano che fu il capro espiatorio nel giallo Shalabayeva che rischiava di avere conseguenze deflagranti nel destino politico di Alfano. Lui si accollò la responsabilità, si è fatto da parte e ora la sua compagna viene premiata con la poltronisisma di prefetto più importante d’Italia, e già avrebbe potuto passare a Roma alla precedente tornata di poltrone”.

Così infatti disse Alfano, per la nomina capitolina: “avrei potuto proporre uomini e donne che svolgono funzioni apicali nella mia diretta collaborazione, a cominciare dal mio capo di gabinetto Luciana Lamorgese, ma in un periodo così cruciale nelle materie di cui mi occupo ho voluto mantenera integra la mia squadra al Viminale, indispensabile per la mia attività quotidiana”. Ma volato agli Esteri – soprattutto per la perfetta padronanza delle lingue – Alfano non ha più avuto bisogno del suo ex braccio destro, rimasto agli Interni e poi approdato, come le palme, ai piedi della Madunina.

Paola Basilone

Paola Basilone

A Roma, invece, era arrivata Paola Basilone, subentrata a Franco Gabrielli, passato a dirigere la Polizia. Un curriculum tutto declinato in verace napoletano, il suo, in sella a un plotone in gestioni commissariali e amministrazioni straordinarie, in prevalenza all’ombra del Vesuvio, come è successo per i comuni di Afragola, Crispano, Caivano, Portici, Pimonte, Striano, Acerra, Marano, Nola, Ottaviano, Volla, tutti nel popoloso e strainfiltrato hinterland, a partire da giunte e assise municipali.

Non basta, perchè la Basilone ha coordinato un gruppo ispettivo creato ad hoc presso la prefettura di Napoli e incaricato di accertare eventuali infiltrazioni mafiosi nei subappalti dell’alta velocità lungo la tratta Roma-Napoli. Un compito, purtroppo, naufragato nel nulla, visto che le infiltrazioni non sono state la sfortunata eccezione ma la regola (come è successo per i lavori della terza corsia, priprio la Roma-Napoli e per la Napoli-Reggio Calabria, ultimata – sic – dopo quarant’anni). Prefetto di carriera da 11 anni, nel 2009 Basilone venne nominata vice capo di Polizia e nel 2012 commissario staordinario di governo per le persone scomparse. Invece di sbarcare a Chi l’ha visto, l’hanno incoronata prefetto di Roma.

 

ODORI DI MONNEZZE

Gerardina Basilicata

Gerardina Basilicata

Da Basilone a Basilicata il passo non è poi così lungo ed eccoci nei feudi targati Cosentino sui quali oggi vige il verbo dell’ex An Edmondo Cirielli. Fresco commissario del comune di Scafati, sciolto per mafia ed epicentro imprenditoriale dell’agro nocerino sarnese, è Gerardina Basilicata, di cui la Voce ha scritto a proposito delle intricate vicende legate al consorzio Eco 4, in prima fila nel business dei rifiuti. “Chi aveva lavorato a lungo in prefettura di Caserta sul caso del consorzio Eco 4 era stata Gerardina Basilicata, attuale prefetto di Savona e già commissario all’Asl di Lametia Terme. Dopo aver a lungo esaminato il fascicolo bollente sulle possibili infiltrazioni mafiose, Basilicata decise che per quel consorzio non era il caso di emanare l’interdittiva antimafia. Considerata una cosentiniana di ferro, ha fatto la gavetta a Napoli quando a reggere la prefettura c’era Alessandro Pansa. Il prestigooso incarico a Savona le è stato attribuito dal governo Monti, ad opera del nuovo titolare del Viminale, Anna Maria Cancellieri. Quest’ultima, Cancellieri, ha confermato nel suo ruolo apicale di capo gabinetto un altro uomo macchina legato a Cosentino, il prefetto napoletano Giuseppe Procaccini”. Arieccoci.

Scafati caput mundi, o quasi. A reggere le fila degli affari municipali, in veste di segretario comunale, un’altra fedelissima di Cosentino, Immacolata Di Saia, che ha trovato il tempo e il modo, negli anni, di far le veci del suo protettore in svariati sedi municipali: oltre a qualla di Scafati affiancando il sindaco Pasquale Aliberti, anche a Castellammare di Stabia (sindaco Luigi Bobbio), Casapesenna (primo cittadino Fortunato Zagaria, un cognome una storia), e poi Casal di Principe e San Cirpiano d’Aversa, nel cuore dell’impero dei Casalesi. Scrive un cronista locale, Antonio Ferrara: “La Di Saia è citata nell’ordinanza del gip Maria Vittoria Foschini di arresto dell’ex sindaco Zagaria, e viene definita ‘persona vicina’ al politico arrestato per camorra. A Scafati era il tramite tra Cosentino e il potente sindaco Aliberti”.

 

IL DEVOTO PROVOLO

Franco Provolo

Franco Provolo

Da Eco 4 a Eco 4, eccoci all’Aquila. Dove il prefetto Franco Provolo è salito alla ribalta delle cronanche per la tragedia di Rigopiano e il macabro valzer di email e messaggi fantasma. Un cosentiano doc, il Provolo, sul quale verbalizzò Michele Orsi, il titolare dell’impresa di rifiuti nell’orbita dei Casalesi, prima di essere freddato dai killer. “Quanto alle mie richieste rivolte ai politici di interessarsi per il rilasco della certificazione antimafia, faccio presente che sollecitai direttamente l’onorevole Cosentino che mi diede assicurazione sul fatto che si sarebbe interessato: ricordo che chiamò direttamente il Provolo con il quale prese un appuntamento per avere dei chiarimenti”. A nominare il Provolo viceprefetto era stata Maria Elena Stasi. Arieccola.

Facciamo un salto in Liguria. Dove i dialetti maggiormente parlati, in questi anni, solo il napoletano e il calabrese. Commissario prefettizio a Marcianise – tra i comuni più infestati del casertano – Fiamma Spena è stata per alcuni anni viceprefetto a Napoli, per poi spiccare il salto ad Imperia e quindi a Genova. A Napoli ricordano i suoi ottimi rapporti con Luigi Cesaro, alias Giggino ‘a purpetta, ex presidente della Provincia di Napoli che in quella veste, davanti a uno sbigottito uditorio internazionale, farfuglio del woldubbanfò, meglio consosciuto come World Urban Forum. Ha dovuto fronteggiare, Spena, le ondate a botte di ‘ndrangheta lungo tutta la costiera, a partire da Ventimiglia, nel cui consiglio comunale ha fatto segnare la sua presenza Giuseppe Barilano, figlio di quello che la Direzione nazionale antimafia ritiene un potente capobastone della ‘ndrangheta.

Donato Cafagna

Donato Cafagna

E ad inizio febbraio si è scoperto che in provincia di Savona, a Borghetto Santo Spirito, il commissario straordinario del comune fresco di scioglimento e viceprefetto, Andrea Santonastaso – altro cognome che nel casertano è contrassegnato da una lunga story – è coinvolto in una vicenda a base di prostituzione, immigrati clandestini e non solo. Accusato, ora, di corruzione, peculato, truffa aggravata ai danni dello Stato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della prostituzione, nonché di rivelazione di segreto d’ufficio, insieme al responsabile dell’ufficio “legalità” (sic) della prefettura di Savona, Carlo Della Vecchia. Cin cin.

Da sud a nord di nuovo al sud siamo a Taranto, dove si è appena insediato, nell’ultima sventagliata di nomine firmate da Marco Minniti, Donato Cafagna. “Il suo santo in paradiso è adesso Gioacchino Alfano – commentano al Viminale – e il suo terreno operativo principale da sempre la Campania dove si è occupato di questioni bollenti come super commissario per la Terra dei Fuochi e commissario straordinario prima a Gragnano, la città della pasta, e a poi a Pompei, per gli scavi, delizia ma soprattutto croce fino ad oggi nella zona. Questioni che per un po’ continuerà a seguire, perchè sono rimasti in piedi tanti nodi”.

A fine 2012, infatti, Cafagna venne nominato commissario ai roghi per l’emergenza monnezza, una piaga che ancora oggi continua ad affliggere quella martoriata terra e dove gli indici di mortalità, soprattutto tra i bimbi, è in costante aumento, alla faccia del negazionismo istituzionale.

 

 

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