O bella ciao, ciao, ciao…

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È struggente l’addio all’idea della condivisione universale dei principi di solidarietà e riscatto sociale, di lotta alle diseguaglianze, alla tirannia del capitale, alla sopraffazione dei poteri forti che ha alimentato la passione politica di intellettuali, operai, diseredati, oppressi. Ieri nell’atmosfera cupa del Parco dei Principi è risuonato il “requiem” di Mozart e Verdi e un coro a bocche chiuse ha recitato il de profundis in suffragio del Pd, ucciso dagli ingrati eredi del comunismo di Togliatti, Ingrao e Berlinguer. Il popolo della sinistra avrebbe forse accettato una disputa ideologica, anche arroventata, strutturata in tesi interpretative contrastanti, ma ferme nel proposito di chiudere un capitolo storico travagliato per aprirne uno inedito, capace di opporsi con la forza delle idee e un appassionato lavoro tra la gente alla minaccia di rigurgiti della destra che incombe sul pianeta e non meno sul nostro Paese. Le cose non stanno così. Gli uni contro gli altri armati si sono affrontati i socialdemocratici del moderatismo renziano e i vendicatori guidati all’assalto del forte da due marpioni della politica, il velenoso D’Alema e il vendicativo Bersani. La posta in palio non è l’Italia delle povertà, dei diritti negati, l’urgenza delle riforme, l’obiettivo di superare i tempi lunghi della crisi che ha sfinito il Paese. In gioco ci sono il potere e i suoi corollari, il controllo dei tentacoli che i partiti allungano sul mondo degli affari, delle nomine ai vertici di imprese e banche, dei media, delle risorse pubbliche e private che confluiscono nelle casse dei tesorieri, delle clientele. Ma la gente che ne sa? La rissa consumata al parco dei Principi, è stata rappresentata dai media come un duello a colpi di spada tra schermitori di team ideologicamente avversari, gli uni colpevoli di annacquamento dei fondamentali di sinistra, gli altri ad essi più solidali. L’esito era prevedibile. Renzi sarà indotto dalla scissione a contrarre alleanze nel panorama dei cosiddetti moderati, i separatisti si affanneranno a costruire castelli di sabbia con frammenti della sinistra che dopo ogni distacco traumatico hanno vissuto ai margini dello scacchiere politico. Ne trarrà vantaggio il populismo del “comico” e si rischia davvero che un “quaqueraqua” di nome Di Maio sia proiettato a Palazzo Chigi, che la destra razzista, omofoba, xenofoba dei Salvini-Meloni-Storace-Alemanno diventi un pericoloso protagonista politico, che il “Bella ciao, ciao, ciao” a quel che resta della sinistra diventi un “amen” di commiato definitivo.

 

The president, l’inventore di bufale

Iperdose di cocaina? Pieno di american bourbon trangugiato per contrastare il timor panico da microfono? Avvisaglie di precoce demenza senile? L’ardua sentenza spetta allo staff di medici che bazzicano la Casa Bianca per tutelare la salute di Trump. Lo smargiasso presidente Usa, in corso di uno dei frequenti deliri di dispotismo megalomane, ha sostanziato il progetto di impiegare centomila uomini della guardia nazionale per impedire l’ingresso a migranti sgraditi. Altrimenti, ha minacciato, ci succederà quanto è accaduto nella Svezia che li accoglie: cioè un attentato. Il mondo dei media si è affrettato a consultare le agenzie di stampa internazionali e il sito della nazione nordeuropea. Niente. In Svezia non è successo niente. Forse l’America è vicina a dichiarare Trump da ricovero. Coatto.

 

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