Scissione? Forse meglio di accordi tattici

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Il sabotatore D’Alema ha disertato l’assemblea Pd di questo infausto giorno per la sinistra storica e ha mandato all’attacco il genio guastatori che ha nel guerrigliero Emiliano l’avamposto armato dello scissionismo. Il presidente della giunta regionale, che si candida a buttare giù dalla proverbiale torre il segretario dimissionario, ha spalle forti. Gli dicesse male l’auto candidatura a leader dei dem ha sempre caldo il posto di governatore e dovesse finire in anticipo questo mandato tornerebbe al ruolo di magistrato da cui si è furbescamente sospeso, contro ogni etica che richiederebbe le dimissioni in caso di incarichi politici. Ma chi fa la guerra a Renzi, oltre al crociato Emiliano? Il circuito di dirigenti avvelenati dal decisionismo di Renzi, dal progetto di pensionare politici stagionatissimi e il loro seguito di aspiranti a ruoli di potere. Dunque D’Alema, deluso per il mancato ruolo di leader europeo, Bersani, sconfitto con il brusco stop all’esperienza di governo e alle primarie vinte da Renzi, l’ambizioso Rossi, governatoere della Toscana, i pesci piccoli in cerca di gloria Fassina, Civati, Speranza, sostenuti dalla quota di democratici fortemente convinti di perdere identità di sinistra con la guida renziana del partito. Hanno torto o ragione? Non fa una piega l’ambizione di tornare partito della gente e tra la gente, strenuo difensore della classe operaia, dei socialmente più deboli. Il punto critico, la fragilità della contestazione del renzismo, è altrove, nell’inconsistenza, non solo numerica, della minoranza Pd. Certo si può sognare un ritorno al passato, allo stato di minoranza permanente della sinistra che lasciò mano libera al centro destra, a un ruolo subalterno, rifugiato in una nicchia ideologicamente forte, ma fuori dai palazzi che decidono il destino degli italiani. In opposizione a chi lavora con appassionata energia per scongiurare la nuova frattura e spaccare il Pd, c’è un’idea a bocca chiusa, forse estremista, ma “rivoluzionaria”, tatticamente machiavellica. Ipotizza che la maggioranza dem non si opponga alla scissione e anzi la favorisca con atteggiamenti di chiusura a ogni accordo con le minoranze, per “vedere l’effetto che fa” e, da quel momento dirompente, per costruire un progetto capace di ricomporre il mosaico delle forze di sinistra e di eliminare ogni addendo anomalo, ovviamente a destra più che a sinistra. E perché no, strategia orientata a lasciare che, come largamente dimostrato, il “comico” e i suoi impreparati pentastellati si misurino da incompetenti con le fatiche del governare, ma per poco, giusto per il tempo previsto di un loro fallimento, prima che facciano troppi danni. (Nella foto Emiliano e Rossi)

 

Telegrammi

A prescindere dalle valutazioni sulle qualità della Raggi, era dalla parte della ragione l’assessore dimissionario Berdini, difensore del territorio: il progetto di un nuovo stadio per la Roma calcio avrebbe colluso la speculazione edilizia e il mancato rispetto del territorio. A Tor di Valle non si può costruire. Il no è della sovrintendenza ai beni ambientali, nuovo flop grillino.

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Papa Francesco fatica e molto nel ruolo di fustigatore del marcio accumulato dalla quota di clero corrotta e colpevole di abusi etichettati come pedofilia, ma ben più ignobili. Si aspetta da Bergoglio che convochi in tempi rapidi il cardinale Sepe, arcivescovo di Napoli perché renda contro del colpevole silenzio a copertura di sacerdoti della sua diocesi responsabili di abusi sessuali e dell’inedito di festini gay.

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