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Venezia? Chi sì e chi no


17 febbraio 2017 autore: Luciano Scateni



venezia

Un approssimativo approccio della Rai all’impegnativo rebus, che proponeva il delicato “che fare” per contrastare le invasioni barbariche di Venezia, ha mostrato il cuore spettacolare della città nel caos di orde indisciplinate di turisti in movimento come formiche che odorano frammenti di cibo da catturare per l’inverno. Il peggio della città lagunare più famosa al mondo, mostrato dalla mini inchiesta del Tg, racconta di decine di bancarelle stracolme di orrendi souvenir, di contenitori dei rifiuti strapieni di cartacce, l’osceno degrado di vicoli, dei rii e ancor di più della Piazza San Marco, presa d’assalto da turisti sbrindellati, clochard distesi in terra sui loro stracci e residui di cibo, bottiglie vuotate di bevande alcoliche. Univoche le risposte dei residenti (i pochi veneziani rimasti) alla domanda sull’ipotesi di affidare ad un referendum il sì il no alla tesi di Zaia, leghista presidente della regione Veneta che propone la restrizione del numero chiuso per l’ingresso nella Serenissima. L’inchiesta Rai era indulgente verso questa tesi e per avvalorarla ha ritenuto non ci fosse niente di meglio che interpellare i residenti. Una serie di sì è stato l’esito delle interviste, scontato. Come chiedere ai veneziani se è un disagio il fenomeno dell’acqua alta. Ma cosa avrebbero risposto i turisti? Ovvio, no. L’Italia non è nuova a questi interrogativi che non si pongono città come Parigi e Londra o la stessa Roma, invase da milioni di turisti. Fu bocciato a suo tempo il discriminatorio contingentamento degli arrivi sull’isola di Capri che avrebbe prefigrato un’odiosa variante del razzismo, permissiva con i clienti degli alberghi di lusso e i proprietari di case e ville e respingente per i gitanti di un andata e ritorno in giornata, già penalizzati dal costo abnorme di un caffè, di una bottiglietta di minerale. Venezia: vero, è una città caciaresca, sporca, trasandata e il problema impone due strategie di competenza comunale. Quanto si arricchiscono la municipalità e il collettivo dei residenti (commercianti, albergatori, trasporto privato, ristoratori, case in affitto), considerata i salatissimi “prezzi veneziani” di ogni cosa? Tanto da poter contribuire a migliorare la qualità dei servizi e a immaginare offerte alternative alla piazza San Marco, in una città ad alto potenziale di offerte non valorizzate, di là dal richiamo del Carnevale, del Festival del Cinema e della Biennale. D’accordo con Zaia gli albergatori. La loro strategia, degna di un Napoleone del turismo, prevede la divisione in flussi tra chi vive e dorme in città, chi ci lavora e studia, ammessi allo strategico Piazzale d’ingresso della Ferrovia. Per i pendolari stop sulla “grande lagunare” e come corollario il consenso alla proposta di Zaia di un obolo di tutti gli italiani per il decoro di Venezia.

 

Bambini in esilio

Lillina, terza elementare, rione Luzzatti, periferia marginale di Napoli. Da grande, la massima aspirazione è “voglio fare la parrucchiera”. “Con chi andresti a passeggio?” “Con Peppe, sotto al braccio, lo rispettano tutti” Peppe è un giovanissimo quadro operativo della droga. Ha due fratelli di pochi anni e li utilizza come pusher. Niente scuola, ma in tasca lo smartphone di ultima generazione. Sono due tra tanti picciotti senza infanzia, maturi in fretta, quando l’età del gioco e della spensieratezza è scippata dall’appartenenza a una razza altra, tirata su da madri e padri distanti anni luce dalla normale genitorialità. Ne sa qualcosa il Tribunale di Napoli. Sua la decisione di sottrarre i figli a famiglie affiliate alla cosca camorristica Elia. Sei bambini, spacciatori (da tre a tredici anni) sono stati affidati a case famiglia del Nord. Non avranno un futuro facile e sereno, ma almeno ridiventeranno bambini e chissà, potranno dimenticare i terribili primi anni di vita.




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