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GIALLO STADIO A ROMA / LE PUBBLICHE UTILITA’ DELL’EX SINDACO MARINO…  


16 febbraio 2017 autore: PAOLO SPIGA



ignazio marino

Sempre più intricato il giallo (rosso) dello stadio a Tor di Valle. Non solo le scontate dimissioni di Paolo Verdini e la frenetica bagarre in casa Cinquestelle con le due (o tre?) anime a sfidarsi sul campo e la base (o le basi) sul piede di guerra.

Eccoci ora alle prese con le esternazioni dell’ex sindaco della capitale Ignazio Marino e del suo  assessore all’urbanistica, Giovanni Caudo. Che sbandierano: avevamo stabilito quattro principi inderogabili, quattro comandamenti affinchè l’affare stadio, per passare, potesse avere i crismi della ‘pubblica utilità’ sul versante di infrastrutture, assi viari di collegamento e trasporti. “Se si cancellano quelle opere pubbliche esterne – tuona oggi Marino – viene meno il pubblco interesse e si deve riscrivere una nuova delibera”. E poi aggiunge, in una maxi lettera pubblicata su Repubblica dal titolo che parla da solo, Guai a tradire il patto con i costruttori: “Bisogna giudicare il progetto nel suo insieme – è il Verbo dell’ex sindaco – comprese le torri di Daniel Libenskid che hanno una forza non solo architettonica ma saranno in grado di attrarre grandi gruppi internazionali, creando migliaia di posti di lavoro e sostenibilità economica al progetto”. Le miracolose torri da cui pioveranno fortune & occupazioni come neanche la manna più generosa!

Il progetto del nuovo stadio. In apertura l'ex sindaco Ignazio Marino

Il progetto del nuovo stadio. In apertura l’ex sindaco Ignazio Marino

Lancia in resta continua il diluvio Marino, perfetto pompiere sui rischi paventati dai folli ambientalisti: a cominciare da quello – che anche i bimbi in zona conoscono – di tipo idrogeologico. Ecco la diagnosi dell’ex bisturi d’oro: “si è lanciato l’allarme per le inondazioni cui sarebbe sottoposta l’area dello stadio, ma anche qui le carte dicono una cosa diversa. Il rischio esondazione c’è ma interessa una porzione di città esterna all’area di Tor di Valle che è già oggi abitata da moltisismi cittadini, quella del quartiere di Decima”. Fessi i cittadini, i comitati e le associazioni che documentano, dati alla mano, la fragilità di quelle aree esposte a nuove valanghe di cemento fuorilegge che potrebbe essere – in questi giorni – prodigiosamente “legalizzato”…

Rincara l’ex braccio destro, l’ex assessore griffa Marino che imbandì le 4 regole, impose (sic) le sue forche caudine: dal collegamento con l’autostrada Roma-Fiumicino e quello della via Ostiense, passando le linee ferrate a botte di 16 treni l’ora: una Disneyland cucita su misura per la felicità dei mattonari di casa nostra. Detta l’agenda politica made in Caudo: “se anche solo una di queste opere contenute nella delibera del 2014 venisse meno, si ricomincia tutto da capo”.

E proprio su quella delibera poggiano le arcimilionarie speranze del gruppo guidato da Luca Parnasi, del fondo Prelios di Massimo Caputi & della sua band con cui è stato stipulato a dicembre 2016 un preciso memorandum d’intesa, della Roma Calcio di James Pallotta e di Unicredit, che ha versato allegramente fidi nella casse di Parsitalia (ed ora vuol rientrare facendosi la cresta, anche con la realizzazione del nuovo quartier generale in una delle tre maxi torri) e ha scritto il copione dell’ingresso a stelle e strisce nella compagine giallorossa.

Commenta un dirigente del Campidoglio che da anni ne vede di tutti i colori. “Ma grossa come questa mai – esordisce – mai assistito a una sceneggiata del genere, a un affare annunciato ormai da anni e che ora sta arrivando al suo scontato finale. Sono troppo forti gli interessi perchè il tavolo possa saltare, a meno che i cittadni una buona volta, capito cosa è in gioco, non scendano in piazza. Altrimenti tutto è già scritto: una limatina alla cubature tipo il 20 per cento e via”.

E continua: “la gente è stata del tutto rincoglionita con il pretesto del calcio, del tifo, dello sport, che in questa storia non c’entrano per niente. Vogliamo lo stadio come a Monaco oppure a Torino? Bene, solo lo stadio con dentro tutte le meraviglie e basta. Ovviamente in un posto adatto, dove non sia necessario costruirci una città con tutte le infrastrutture intorno, altrimenti si capisce l’affare dove sta, come è successo con la delibera taroccata di Marino, un comodo via libera ai palazzinari che adesso l’ex sindaco vuol contrabbandare con l’architettura fantascientifica e le migliaia di posti. Come nemmeno Lauro faceva nella Napoli di Mani sulla città cambiando i colori al piano regolatore”.

A proposito di un copione già scritto – e da anni – abbiamo ritrovato un pezzo della Voce sui maxi business pallonari, Stadi Uniti, pubblicato a novembre 2011. Utili consigli – oggi – per i naviganti tra le prossime colate di cemento selvaggio…

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15 novembre 2011

 




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