Anti corruzione in piazza e vincente

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Allora si può. Arrendersi alla tracotanza dei corrotti, subirla e protestare con parole al vento è sintomo della patologia diffusa dalle nostra parti di assuefazione al peggio. Lo conferma il popolo rumeno. E’ sceso in piazza per molti giorni e la protesta (“Ladri, vergogna”) ha costretto il governo a ritirare il decreto salva corrotti, norme ad personam emanate per favorire il leader del partito di maggioranza. Dalla parte dei manifestanti anche il capo di Stato Klaus Iohannis e la contestazione non si ferma qui. La folla chiede le dimissioni del governo. Operazione esportabile in Italia, contro la sagra della corruzione senza intervallo, esplosa con tangentopoli e mai stroncata? La speranza che succeda è seppellita dalla realtà di un Paese contagiato dalla piaga del malcostume che coinvolge i vertici istituzionali, del mondo dell’impresa, dell’affarismo finanziario, fino agli episodi minimi della gente comune, praticati ogni giorno con il mancato rispetto di regole e onestà.

Nella foto la protesta in Romania

 

Uccisi dalle accise

Al primo segnale di disagio della finanza nazionale scatta l’automatismo perverso dell’aumento del costo della benzina che, tolte le 17 tasse da cui è gravata, costerebbe molto poco. Gli oneri fiscali, noti come accise, comprendono il finanziamento per la guerra in Etiopia del 1935, per la crisi di Suez (1956), la ricostruzione post Vajont (19063), il dopo alluvione di Firenze (1966), il terremoto del Belice (1968), quelli del Friuli (1976), dell’Irpinia (1980), il finanziaento per la guerra nel Libano (1983), il rinnovo del contratto dei ferrotranvieri (2004), l’acquisto di autobus ecologici, il terremoto dell’Aquila, il finanziamento per la cultura, l’emergenza immigrati, le alluvioni in Toscana e Liguria, il decreto Salva Italia, il terremoto in Emilia. Arriverà il prossimo, nessun dubbio, per la ricostruzione di quanto ha distrutto il terremoto del centro Italia.

 

Volare, verbo di moda

C’è chi finge di fare il bravo papà e compra un drone per far giocare il figlio. In realtà si comporta come i padri che si divertono con i trenini elettrici o i soldatini di piombo dei bambini. I droni. Ce n’è per tutte le tasche e tutte le esigenze, compreso l’uso bellico, il borbardamento telecomandato. Il titanico Gooogle ne ha brevettato un esemplare che potrebbe svolgere lavori di ufficio al posto dell’uomo, comodamente rimasto a casa, o pratiche mediche. Il drone in questione sarebbe in grado di volare sul posto di lavoro, trasporterebbe uno smartphone, includerebbe uno schermo per proiezioni audio-video. Il drone potrebbe anche includere uno schermo e disporrà di un sistema audio video tecnologicamente avanzato, ,ma aiuterebbe anche i medici per consulti a distanza. In ambito giochi la gamma delle offerte si arricchisce giorno dopo giorno e non meno per uso professionale di fotografi, giornalisti, ambientalisti, agricoltori. Sono sempre più numerosi i modelli, per prezzi, velocità, autonomia di volo, prestazioni: il Dji Phantom dotato di video e applicazioni per martphone e tablet, costa 1.500 euro, l’economicissimo Syma arriva dalla Cina e si porta a casa con meno di cento euro. Ancora meno costa il drone giocattolo Eachina H8S. poco più di venti euro. Sarebbe una sorpresa se il nuovo oggetto del desideri fosse condiviso da terroristi per attentati dall’alto con ordigni esplosivi? Il caso dell’elicottero che volò indisturbato per lanciare petali di rose sul funerale di un boss romano non ha insegnato niente. A proposito, è libera la vendita dei droni, senza licenza.

 

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