Ceffone libero, così nella Russia di Putin

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Ci vorrebbe un contatto spiritico con il principe De Curtis, in arte Totò, per rivitalizzare quell’ironico “tomo, tomo” è inserirlo tra gli aggettivi che disegnano la caricatura di Trump l’uomo dal riporto capelluto più imponente del mondo. L’ultima del cavernicolo chiamato a guidare gli Stati Uniti è nell’assurdo dell’ordine impartito al vicino Messico: “I costi del muro di separazione con l’America sono a vostro carico”. Più tracotanza di così non si può. Tra le prossime mosse del tycoon è attesa la condivisione della cosiddetta “Legge del ceffone” introdotta dall’amico Putin in Russia, dov’è noto per le confidenze delle donne emigrate dalle nostre parti, è diffusa la pratica della violenza del maschi: botte, insulti, stupri. Dicono le nuove norme che non è reato schiaffeggiare mogli e compagne e al più comporta una multa. Considerata l’aria che tira negli States non è un’ipotesi azzardata l’adozione dell’ignobile modello di maschilismo e non lo è neppure in Italia, terra di femminicidi. Chissà che non sia attratto anche Salvini dalla libertà di picchiare le donne e non finire in carcere. (Nella foto un esempio di violenza sulle donne)

 

Monfalcone, profughi in piedi e zero letti di fortuna

A proposito di spropositi della destra è illuminante il caso di Monfalcone, 27mila abitanti per il 20% emigrati, in maggioranza del Bangladesh, uno dei luoghi del mondo paradigmi della povertà. La sindaca Annamaria Cisint ha fatto smantellare tutte le cosiddette panchine da morto dove i profughi senza dimora dormivano e ha riempito la città di video spie, telecamere fino a 40 metri di distanza “assembramenti di bengalesi dediti a schiamazzi”. Un’altra prova di tolleranza della sindaca? L’installazione di dissuasori, ovvero di lamine d’ acciaio appuntite che rendono impossibile sedersi. Un emissario di Trump sembra abbia filmato il tutto per importare questi esempio di solidale accoglienza. Monfalcone è la città dei cantieri navali, dunque di una consistente presenza operaia. Nessuna protesta?

 

E’ cattiva predica se si razzola male

Francamente? E’ un mini abuso, una bazzegola forse poco interessante per l’opinione pubblica, ma a commetterla non è uno qualunque. L’autore è il comico a cinquestelle, il fustigatore del malcostume, il paladino dell’onestà, al secolo chi ha inventato il movimento anti politica, il crociato dell’etica. Egli, affascinato dalla democrazia avanzata, egualitaria, progressista, di cui è protagonista Rafael Correa, presidente dell’Ecuador, non ha potuto trattenere parole di plauso e di emulazione. Dettaglio non secondario è però il mezzo di trasmissione del messaggio e cioè una lettera inviata su carta intestata della Camera dei deputati e il comico deputato non è.

La piroetta giuridica del grillismo si produce in grandi balzi in avanti. L’interessata abiura del giustizialismo, cavalcato a caccia di consensi elettorali, è approdata al garantismo salva Raggi e si spinge a considerare intoccabile la sindaca di Roma fino a condanna definitiva dei reati per cui è indagata. Lo dice il comico e si associa all’esternazione il codazzo di luogotenenti, con un corale coro “bene, bravo, bis”. La Raggi non risparmia rimbrotti ai giornalisti che inventerebbero bugie sul suo conto. Ma non sono fatti accertati dalla magistratura? Manca poco, ma succederà. Prossimo passo del grillismo sarà evocare lo spettro del complottismo.

Emerge di nuovo il pressappochismo di chi senza un substrato di attitudini è stato proiettato sul più alto scanno del Campidoglio. Nel giorno della Memoria il Comune ha fornito abbonamenti gratuiti per i mezzi di trasporto pubblici ai superstiti dei campi di sterminio nazisti. Con poco o niente, 1.500 euro, la meritoria operazione di marketing sarebbe andata in porto, ma è franata per un effetto boomerang inaspettato. I dieci sopravvissuti godono già del trasporto gratuito in quanto deportati o perseguitati razziali.

 

Parentopoli, la Francia non scherza

E’ condivisibile il detto “Mal comune, mezzo gaudio?” In generale no. Il male è il male a prescindere se il proprio è condiviso da altri. Nel caso specifico non si può derogare da questa convinzione se calato nella realtà italiana, luogo di infinita corruzione. Succede nella Francia dove spirano venti di populismo che il parlamentare e candidato di destra Francois Fillon ha fatto versare 500mila euro alla moglie che da brava madre si occupa esclusivamente dei cinque figli. Fillon ha giustificato così il ‘bonifico’: “Mi aiutava con la posta”. La pasionaria del Front National Marine Le Pen ha “omaggiato” il compagno Louis Alliot con cinquemila euro dei propri rimborsi di europarlamentare. Bruxelles le impone di rimborsare 340mila euro intascati e girati ad Alliot. Vive la France.

 

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