GIALLO ALPI / TRA DEPISTATORI E RESPONSABILI CE NE CORRE, SECONDO IL LEGALE DELLA RAI

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Caso Alpi. Dopo le clamorose motivazioni della Corte d’Appello di Perugia che parla esplicitamente di “depistaggi” di Stato nella sentenza che assolve il somalo Omar Assan Hashi, accusato da un teste taroccato, Ahmed Alì Rage, alias Gelle, sentiamo le prime reazioni a caldo.

Ecco cosa ne pensa l’avvocato Alfonso Stile, che a Perugia ha rappresentato la Rai, l’azienda costituitasi parte civile e in cui lavorava Ilaria, massacrata 23 anni fa con il suo fotografo, Miran Hrovatin.

Lo incontriamo il 23 gennaio alla sesta sezione penale del tribunale di Napoli, dove si tiene la prima udienza 2017 per il processo sulla strage del sangue infetto, iniziato nel 1998 a Trento e dieci anni fa spostato a Napoli, dove la scorsa primavera è ricominciato. Stile difende alcuni dirigenti e funzionari del gruppo Marcucci, accusati per quella strage.

Esordisce Stile. “Non ho ancora letto le motivazioni della sentenza di Perugia. Ora me le faccio inviare dalla segretaria”.

Si tratta di motivazioni molto forti, si parla senza mezzi termini di depistaggi organizzati a livelli molto alti, di copertura eccellenti.

“Quando avrò letto i documenti potrò dire cose più precise. Certo, la vicenda è sempre stata molto oscura”.

Adesso c’è un primo importante spiraglio, dopo tante inchieste a vuoto e, lo sappiano ora anche ufficialmente, tanti depistaggi.

“Sarei molto cauto. Una cosa è l’assoluzione di Hashi, che abbiamo chiesto anche noi come Rai e che la famiglia Alpi anche chiedeva. Un’altra cosa è risolvere il caso. Una cosa è parlare di depistaggi, caso mai messi in campo da chi voleva comunque trovare un colpevole e chiudere il caos. Un’altra è trovare i responsabili del duplice omicidio.”.

Con una motivazione così chiara, comunque, non si apre adesso per chi ha o dovrebbe avere a cuore il caso, e cioè la madre di Ilaria e la stessa Rai dove lavorava, un percorso nuovo?

“Non lo so”.

Farete qualcosa, come Rai, per sollecitare la riapertura delle indagini e scoprire finalmente killer e soprattutto mandanti?

“Premetto che sono intervenuto in occasione di questo processo di revisione chiesto da Hashi, prima per la Rai c’erano altri legali. Ma non sono convinto che possa essere facile arrivare a qualcosa di concreto per risolvere quel caso, dal momento che qui, adesso, siamo all’assoluzione di Hashi, niente di più”.

Vengono scritte cose incredibili nelle motivazioni di Perugia, che parlano in termini non proprio lusinghieri, per fare solo due esempi, dell’ambasciatore italiano in Somalia e di certi comportamenti di alcuni vertici di polizia.

“Sì, sì, l’ambasciatore Cassini…. (Giuseppe Cassini, ndr)”

E allora, non si hanno forti ragioni e motivazioni, adesso, per cominciare una buona volta un’inchiesta seria?

Sa, sono passati 23 anni…”.

Una volta esaminate le motivazioni intende comunque muoversi o no?

“Se mi viene chiesto di farlo”.

E chi deve chiederlo, l’ufficio legale Rai, il cda o chi?

“Non lo so. Staremo a vedere”.

 

Nella foto l’avvocato Alfonso Stile

 

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22 gennaio 2017

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