GIALLO SCHWAZER / PROVA DEL DNA E TEST CHIMICI, C’E’ UN GIUDICE A BOLZANO

Condividi questo articolo

Battaglia legale a Bolzano per il caso Schwazer. Il gip Walter Pellino ha deciso che l’analisi del Dna sul super contestato campione di urina dell’atleta altoatesino venga effettuata nei laboratori del Ris di Parma, dove inizierà il 31 gennaio. Contemporaneamente a Torino verrà effettuato un altro test basilare, quello chimico, in grado di contestualizzare il risultato scaturito dall’esame di un anno fa a Colonia con una serie di altri dati e analisi.

Un primo, importante tassello per far luce sul giallo e scoprire cosa è realmente successo a quel campione di urina prelevato, incredibile ma vero, il 1 gennaio 2016 e quindi rimasto per 24 ore in balia di possibili manomissioni e/o alterazioni. E cominciare a dettagliare il gigantesco giro di connivenze, collusioni e coperture per delegittimare il marciatore e portare avanti il maxi business del doping nello sport.

Nel corso della animata udienza davanti al giudice per le indagini preliminari, i legali della Federazione internazionale di atletica leggera e dell’Agenzia mondiale antidoping hanno agito in perfetta sintonia, nonostante i ruoli teoricamente differenti giocati in campo: sia IAAF che WADA, infatti, hanno contestato il ricorso al test sul Dna stabilito dal gip e la sua validità probatoria. Avanzando, in subordine, la richiesta che l’esame venisse svolto in un laboratorio controllato da Wada (il principale è proprio quello di Colonia).

Il gip ha respinto la richiesta, motivando con il fatto che a Bolzano è in corso un processo penale e non un procedimento sportivo; con codici e regole, quindi, ben diversi. In questo senso, la struttura più accreditata e di maggiore affidabilità, anche sotto il profilo tecnico-scientifico, è quella del Ris di Parma.

Sandro Donati. Nell'altra foto, Schwazer

Sandro Donati. Nell’altra foto, Schwazer

Forti contestazioni di Iaaf e Wada anche sulla decisione di affidare gli esami chimici a un docente dell’università di Torino, il professor Marco Vincenti. Tutto ciò al fine di avere il quadro più esauriente possibile sui vari elementi in gioco, ossia i profili ematici e chimici del contenuto di quella super contestata provetta che Colonia, in un primo esame – va ricordato – trovò perfettamente nella norma; e solo dopo un controesame stranamente chiesto dalla Iaaf (ed effettuato con tecniche sofisticatissime) risultò alterato anche se in modo appena superiore ai limiti (guarda caso, come era successo a Marco Pantani dopo la maledetta tappa di Madonna di Campiglio, con i test clamorosamente alterati, ma una giustizia che, fino ad oggi, è morta e sepolta con lui).

Cosa può succedere ora con le indagini stabilite dal gip del tribunale di Bolzano? Lo chiediamo a un genetista, esperto di doping nello sport: “La prova chimica ha un grosso significato, perchè da essa può scaturire un quadro molto preciso che ha un valore fondamentale per il processo penale. In sostanza, comparando una serie di analisi in un arco temporale molto più allargato, e non fermandosi ad un risultato avulso dal contesto, si può giungere ad escludere totalmente la volontà nell’eventuale assunzione di una qualche, pur minima, sostanza”.

E prosegue: “Dal test del Dna, in linea teorica, potrebbe emergere già in prima battuta l’alterazione delle urine, se ad esempio ne fosse stata aggiunta, in quelle 24 ore, una piccola dose di altra origine. Ma con ogni probabilità chi ha agito nell’ombra e ha voluto taroccare quel campione ha avuto tempo e modo di fare le cose tecnicamente a regola d’arte, caso mai facendo ricorso ai metaboliti. In questa seconda ipotesi solo con un esame molto più approfondito può venire alla luce cosa è effettivamente successo. Alla fine dei conti, ci sono concrete speranze che in un lasso di tempo ragionevole, la verità possa venire a galla”.

E se la verità viene a galla saranno dolori da novanta e maxi sanzioni per chi ha barato e tentato in tutti i modi di delegittimare sia lo Schwazer che aveva ormai bandito ogni farmaco (e la famigerata TUE, la Therapeutic Use Exenction, il lasciapassare medico-legale per l’uso di prodotti ‘ufficialmente’ proibiti da Wada & C.) sia il suo allenatore Sergio Donati, una vita in prima linea per combattere il doping e i suoi burattinai d’oro, fino ad oggi sempre intoccati e intoccabili.

 

LEGGI ANCHE

GIALLO SCHWAZER, IN ARRIVO LA PROVA DEL DNA / ECCO I SIGNORI DEL DOPING

12 gennaio 2017

Condividi questo articolo