Diego: un mito, ma fino a un certo punto

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Si rischia il linciaggio, la lapidazione, la gogna, il rogo: mettere in discussione il mito di Maradona, a Napoli è sacrilegio almeno quanto manifestare dubbi sul miracolo di San Gennaro. E’ perciò incauto dissentire dalle celebrazioni che Napoli si appresta a ospitare nell’anniversario dello scudetto vinto dagli azzurri con il contributo rilevante del “pibe de oro”. Eppure a chi è al di sopra delle parti deve essere concesso di contestare l’idea di collocare l’evento nel tempio sacro del glorioso San Carlo. Niente da dire, al contrario, se la scelta fosse caduta sullo splendido teatro Augusteo, sul Mediterraneo della Mostra d’Oltremare. E si capisce il sì del sindaco De Magistris. Nome e fama di calciatore di Maradona è sinonimo di consenso, anche in termini elettorali. La conferma è puntuale: al giocatore andrà il riconoscimento della cittadinanza onoraria di Napoli. Senza voler infierire, ma tutto dimenticato? Le frequentazioni ambigue (Forcella), le cattive compagnie, la droga, l’evasione fiscale, il figlio riconosciuto tardivamente e per la sentenza del tribunale?

Nella foto Maradona

 

Sunset Boulevard, cioè viale del tramonto

Soggetto di permanente attualità è la sbadata in curva, nella curva del consenso, del partito democratico, anzi dei partiti dem. Sotto la stessa sigla convivono anime di varia e multiforme estrazione, dai nostalgici del comunismo italico, agli ex socialisti orfani di Craxi, agli esuli della Dc meno integralista, a pezzi dell’ambientalismo, a centristi senza patria. Un tempo le coalizioni in conflitto nei partiti si chiamavano correnti (regina del titolo è stata la Dc), ora si riconoscono nei termini minoranza, opposizione interna, scissionisti, eccetera. Della sinistra storica residuano solo velenose diatribe, guerriglie senza esclusione di colpi, degenerazione in una forma di caos autodistruttivo che la logica dei numeri racconta con stringente logica. Il calo percentuale di iscrizioni al Pd è da vertigini per il gruppo dirigente. In Sicilia la débacle è vistosa, idem in Calabria, risalendo in Emilia le tessere si sono ridotte alla metà in tre anni, a Torino stesso risultato. Non va male a Milano e chissà che non si il riflesso del sostegno Pd alla candidatura di Pisapia a sindaco. Cala il sipario?

 

Salvini, è bello sapere che c’è

Il lavoro quotidiano dell’articolista che ripudia xeno e omofobia, qualunquismo e sciovinismo, bigottismo, il gap ricchezza-povertà accresciuto dalla globalizzazione a senso unico, eccetera, è fortunatamente agevolato da certa politica da paese della banane e un procacciatore prolifico di spunti è fuor di dubbio lo zotico Salvini a cui anche questa nota deve molto. Materia del contendere sono i modi da galateo del famoso monsignor Della Casa rivolti al cantautore Bello Figo, rapper che spopola sui social: “Vai a raccogliere banane e cotone (il riferimento allo schiavismo è palese)”. A provocare l’insulto sono le canzoni del rapper   a favore degli immigrati. A radio 24, programma la Zanzara, Salvini ha dettato il suo editto anti migranti che si sintetizza così ““Bisogna salvare chiunque in mezzo al mare, ma poi riportarlo indietro. Bisogna scaricarli sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato”. Si poteva scommettere sul sicuro, al leghista si unisce la neofascista Alessandra Mussolini a cui il cantante non va a genio. La Latteria Molloy di Brescia è stato costretta da pesanti minacce ad annullare un concerto di Bello Figo e insulti, commenti razzisti e altre minacce sono apparsi sul sito Facebook (“Spero che venga chi dico io e che vi distrugga il locale”, “Mi auguro che qualcuno salga sul palco e lo prenda a schiaffi”. Ma chi è bello Figo? Il re dello Swag, di origini ghanesi, vive in Italia da quindici anni. Gad Lerner, dice di lui che è il futuro e che usa il linguaggio come pochi, che ne sconvolge il significato ideologico, che i giovano africani sono creativi, fantasiosi, capaci di fare satira. L’ultimo brano del cantautore è “Referendum Costituzionale”. Ironizza su slogan e pregiudizi che caratterizzano il rapporto della politica con i cittadini. Ha suscitato contestazioni e polemiche di quanti si sentono tirati in ballo dalla canzone.

 

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