ALL’ULTIMO STADIO – IL CASO ROMA

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Oliviero Beha

Oliviero Beha

L’anno se ne va, l’anno ricomincia all’insegna della Premier League, che pospone dichiaratamente le Festività al calcio e al suo business, e delle offerte cinesi stramilionarie per quasi qualunque giocatore europeo. I botti di mercato si annunciano, si smentiscono, si camuffano con il pallone indigeno sempre spettatore, altra faccia della crisi più generale. A proposito di botti, Capodanno con qualche ferito (pochi) in meno ma il ringiovanimento delle vittime: il vivaio funziona alla grande… Poi accade che un sindaco a caso, la Raggi, sbagliando certamente i tempi e i modi ma con profonda ragione nella sostanza, veda la sua ordinanza “sospesa” dal Tar: botti come sempre, per non farci mancare nulla e non intaccare le rendite dell’industria settoriale. Le motivazioni a fine mese, con una tempistica d’urgenza commovente quasi quanto la “fretta” con cui la Consulta giudica l’Italicum… Benché sia evidente la ragione di civiltà di questa ordinanza, diventa anch’essa un pretesto per accatastare tutta la negatività dell’amministrazione comunale e possibilmente del Movimento che la esprime.

Come per le Olimpiadi, del resto: guai a entrare davvero nel merito delle decisioni, se hanno un senso oppure no, come sul fatto che non volere qualcosa sia comunque assumersi una responsabilità politica di primo piano. Per i Giochi del 2024, di cui ho parlato qui alla vigilia di Natale, Raggi & company si sono messi contro non tanto i cittadini, se non decisamente contrari almeno incerti – e poco informati –, quanto un sistema di potere politico e politico-sportivo ben ramificato. Un fastidio e un danno vero, per “lorsignori”, già nebulizzati quattro anni fa dal “no” di Monti (almeno quello…). Così pure è successo per il repertorio dei fuochi, legali fino allo spasimo (dei ragazzini che ci lasciano le mani…). Fastidio, molto fastidio da questa giunta, accusata di non far nulla se non di dire dei “no”. In attesa che sappiano finalmente comunicare dei “sì” (perché ci sono) adesso si pone con urgenza la questione stadio della Roma a Tor di Valle.

Caratteristiche che si ripetono. Se al Campidoglio non si vuole turbare l’impatto ambientale con cubature eccessive, le torri del business park nei paraggi di Pallotta e Parnasi che fanno tanto Corviale di lusso, vengono additati al pubblico ludibrio come “soldatini del no”. Per fare contenti i signori del cemento e attirarsi le simpatie dei tifosi romanisti (“Con lo stadio di proprietà sai quanti punti in più!.. . Non hai visto la Juve?”) dovrebbero sbracare anche nei confronti del loro stesso programma elettorale che li ha portati sull’onda della ripulsa allo statu quo ai vertici capitolini. Ora, anche la questione dello stadio, come dei Giochi, come dei botti, ha un denominatore comune: vuoi fare l’interesse della cittadinanza oppure di qualche cerchio/cerchia di potere e di denaro? E in un Paese impoverito si può giocare sul denaro, investito in forma diretta o indiretta, nella zona grigia che conosciamo bene, pubblicamente e/o privatamente, che poi confluisce in tasse e in debito pubblico per le generazioni a venire? Anche per quelle tifose della Roma? Riconosco la bravura del Pallotta di turno, che vuol far tirare sullo stadio con la contropartita delle colate di cemento intorno e poi affittarlo alla società di cui è presidente, un gioco di prestigio ancora sconosciuto. Anche se abbiamo visto la necrosi economico-sociale degli stadi di Italia ’90, con quello delle Alpi a Torino pagato da noi e poi diventato con un altro coniglio dal cilindro lo “Juventus Stadium”. Oppure il massacro eco-ambientale della copertura dell’Olimpico (“altrimenti non potrà ospitare la finale”, smentita quattro anni dopo a Pasadena dallo stesso Carraro con un “c’è stato un equivoco, si poteva ospitare lo stesso…”), che impedisce “criminalmente” al monte di vedere il fiume. Quindi siamo ferrati in materia, se abbastanza vecchi, non compromessi, con un po’ di memoria che rispettiamo. Altro che “soldatini del no”. P.S. “All’ultimo stadio. Una Repubblica fondata sul calcio” è il titolo di un libro mio e di Ferrarotti dell’83, per dire…

 

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