SI CHIUDE UN ANNO CARICO DI TENSIONI MA LA DEMOCRAZIA HA VINTO

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Ferdinando Imposimato

Ferdinando Imposimato

Il 2016 è stato un anno carico di tensioni, amarezze e ingiustizie subite da lavoratori, insegnanti, risparmiatori, pensionati, piccoli e medi imprenditori, forze dell’ordine e giovani, ad opera di un governo che ha premiato predatori del territorio, banchieri e speculatori. Un governo che tenendo in vita la prescrizione a favore dei corrotti, impedisce il recupero di 70 miliardi l’anno. Mentre tra il 2006 e il 2015 le famiglie povere sono cresciute del 177%. I poveri assoluti sono saliti a 4,6 milioni. Le spese per affitti, acqua, elettricità e gas dal 1995 al 2015 sono aumentate del 23,9%. Lo Stato pagherà 20 miliardi per il debito del Monte Paschi di Siena, simbolo del clientelismo politico e massonico. Ciò per difetto di controlli di Governo, Banca d’Italia, Commissione Europea e Banca Centrale Europea. Per evitare il ripetersi di truffe e bancarotte in danno di migliaia di risparmiatori, che la Costituzione tutela, occorre pubblicare la lista dei debitori insolventi di MPS. I cittadini hanno diritto di conoscere chi li ha mandati in rovina per chiedere conto delle loro malefatte. E’ troppo comodo tirare in ballo la privacy per criminali pericolosi e recidivi. E’ come coprire un omicida per garantirne la privacy.

Ma nel 2016 sono state state sconfitte dai cittadini l’arroganza e l’inganno. La maturità politica degli italiani ha permesso di resistere alla massiccia ondata di disinformazione, ai ricatti del premier, alle suggestioni di uomini di cultura e spettacolo. Il mito della onnipotenza di stampa e TV si è sfatato, grazie al passaparola e ai social network. Nulla hanno potuto grandi testate giornalistiche e le TV pubbliche, asservite al Presidente del Consiglio. La stragrande maggioranza degli italiani ha sconfitto l’esercito di docenti universitari nominati dal Governo, premi oscar felloni, attori, registi, scrittori, direttori d’orchestra e politici al servizio del potere. E’ stato sconfitto anche chi aveva il dovere d’imparzialità, come il capo dell’anticorruzione, che si è schierato per il SI al seguito del premier e della compagnia di vassalli in visita a Barak Obama. Nè hanno avuto miglior sorte il presidente Barak Obama, l’ambasciatore USA a Roma John Philips, i leader europei come Francois Hollande e Angela Merkel, e i vari New York Times, Washington post e Wall Street Journal. Uniti nell’evocare l’apocalisse come effetto del rifiuto della riforma. Il disastro non c’è stato. Hanno fallito i vari guru alla Jim Messina e le pressioni sui diplomatici all’estero. I cittadini non si sono lasciati ingannare dai fraudolenti quesiti referendari. Nè condizionare dalle adesioni al SI dei vari Romano Prodi, Eugenio Scalfari, Massimo Cacciari, Corrado Augias. E, duole dirlo, del Presidente Sergio Mattarella che, venendo meno al dovere di imparzialità, ha rivelato a Scalfari il suo sostegno alla riforma, che invece aveva il dovere di sindacare per lesione della sovranità popolare.

Piero Calamandrei

Piero Calamandrei

Insegna Calamandrei: «La funzione di vigilanza costituzionale e di stimolo preventivo contro il sabotaggio costituzionale del Governo (sic) è demandata principalmente, oltre che alla opposizione e all’opinione pubblica, al Presidente della Repubblica il quale solo, (informato come ha diritto e il dovere di essere di tutta la vita politica della nazione), ha la possibilità di esercitare un efficace controllo costituzionale a priori, non solo rifiutando il suo concorso al compimento di atti legislativi in contrasto con la Costituzione, ma anche sorvegliando e stimolando l’attività politica del Governo, per evitare, come dice Costantino Mortati, che si creino disarmonie e divergenze tra essa e le esigenze espresse dal popolo e che la politica governativa si indirizzi per vie divergenti dalle direttive politiche fissate dalla Costituzione». Come il principio di eguaglianza dei diritti sociali. «Bisogna rendersi conto che il Governo non è libero di fare quello che vuole, ma è tenuto a contenere questo indirizzo negli argini della Costituzione e a perseguire gli scopi da questa assegnati».

«La Costituzione dà al Presidente della Repubblica adeguati poteri. Egli può rifiutarsi di autorizzare la presentazione alle Camere di disegni di legge di iniziativa Governativa che ritenga contrari alla Costituzionee rifiutarsi di promulgare una legge incostituzionale rimandandola con messaggio motivato alle Camere per una nuova deliberazione».  «Ma il Presidente ha il potere di intervenire preventivamente a raddrizzare il corso di una politica anticostituzionale, mediante quella facoltà di inviare messaggi alle Camere; la quale serve non per mandare espressioni di augurio o di benevolenza o di compiacimento patriottico, ma per ricordare le strade che la Costituzione ha tracciato verso l’avvenire al parlamento e al governo».

Nè hanno indebolito la scelta consapevole dei cittadini i pareri tortuosi di professori come Sabino Cassese, che ha sostenuto una legge voluta da una maggioranza illegittima eletta «con totale coartazione della volontà dei cittadini» (Corte Costituzionale,  n. 1-2014). E ha ripiegato sull’accusa risibile di eversione al Movimento 5 stelle. Sostenendo che la Costituzione vuole una «democrazia mite» e non diretta. In realtà il referendum abrogativo ex articolo 138 è strumento fondamentale di partecipazione diretta del popolo in difesa della democrazia.

In questa battaglia il ruolo del M5S , di cui non faccio parte, è stato determinante contro un tentativo eversivo che privava il popolo del diritto di voto. Ricordo al professor Cassese che questa vittoria della democrazia, dovuta alla difesa del principale diritto politico, la si deve soprattutto al M5S. Che commette certamente errori, ma meno gravi di quelli dei partiti che sperperano miliardi di euro e vogliono stravolgere, essi sì, la Costituzione. Il M5S ha difeso la Costituzione rigida, ha ridotto della metà gli stipendi dei propri parlamentari in ossequio all’eguaglianza dei diritti sociali, ha proposto il reddito sociale per i non abbienti, ha chiesto il rispetto del referendum abrogativo del finanziamento pubblico dei partiti, ha condotto una battaglia vera come opposizione, si è battuto contro la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziaro affermato da Montesquieu ne “Lo spirito delle leggi”, poichè il «potere assoluto corrompe assolutamente». Quanto a Alexis de Toqueville, citato a sproposito dal Cassese a sostegno del monocameralismo, al Centro Studi Americani di Roma il grande politologo afferma: «Dividere il potere legislativo, rallentare così il movimento delle assemblee politiche e creare un tribunale di appello per la revisione delle leggi, questi sono i principali vantaggi dell’attuale costituzione bicamerale degli Stati Uniti». «Il tempo e l’esperienza hanno insegnato agli Americani che, anche riducendosi a questi soli vantaggi, la divisione dei poteri legislativi in due assemlee è una necessità di prim’ordine». (Democrazia in America, p. 291)

Aldo Moro

Aldo Moro

La battaglia deve proseguire per indurre il Capo dello Stato a sciogliere un Parlamento illegitimo e controllare la legittimità della legge elettorale rispettosa dell’articolo 48. Non crediamo al Governo Gentiloni nato all’insegna della continuità, sotto lo scudo della paramassonica Trilateral. Che ha ispirato la riforma liberticida. Siamo per uno Stato che tuteli principalmente i soggetti deboli. Siamo per l’attuazione della Costituzione nella difesa della pace e della giustizia sociale. Siamo per una università seria e preparata non per le sotto-università, con facoltà inventate da Rettori e Governanti per moltiplicare le cattedre e collocare la gente, e nelle quali trionfa la mezza cultura, che è peggio della totale ignoranza. Una università dove molti studenti che meriterebbero di accedere non possono, perché le famiglie non riescono a mentenerli agli studi. Siamo per una società quale la perseguiva Aldo Moro, di cui quest’anno è il centesimo anniversario della nascita: «impegno dello Stato e di tutta la società a un’eguale partecipazione di tutti, un’eguaglianza collettiva di diritti- diritto al lavoro dignitoso, alla casa, alla istruzione pubblica, al reddito sociale per i disoccupati involontari,che dia ad ogni uomo, in rapporto alle sue possibilità e ai suoi meriti, il posto che gli compete nella società».

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