Mangiare carne? Tutte le ragioni del NO dall’Homo sapiens ai giorni nostri

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Bruno Fedi

Bruno Fedi

La storia dell’ alimentazione è la storia dell’ uomo, della sua evoluzione sociale. Prima del distacco da altri primati, l’alimentazione era quasi esclusivamente vegetale e la società era costituita da semplici gruppi di famiglie. Il cambiamento del clima, la formazione delle savane, in luogo di foreste, ma soprattutto il distacco evolutivo dai Primati, cambiò anche l’alimentazione che divenne in parte carnea (Resti dei grandi predatori). La patologia, cambiò: i parassiti della carne, i bacteri, le infezioni (dovute al contatto con le feci), le ferite, divennero comuni. Qualcuno dice che la carne innescò la crescita cerebrale. Perché ciò non accadde alle tigri? Non fu la carne, ma il fuoco, cioè la maggiore disponibilità di calorie. In breve: la cottura dei cibi e la contemporanea alimentazione vegetale.

L’ominide diventa Homo Sapiens, vive in tribù e mangia carne; mangia gli animali che prima mangiavano lui e questo facilita le malattie infettive: Spesso mangia i nemici: anche questo facilita le malattie infettive. Coloro che vivono in zone desertiche si rendono conto della pericolosità della carne contenente sangue, specialmente quella di maiale.

Tutto cambia con la rivoluzione agricola. Le città diventano sempre più grandi e le epidemie si susseguono, per la promiscuità. L’alimentazione è prevalentemente vegetariana. La romanità classica si nutre quasi esclusivamente di vegetali, mentre pochi secoli dopo i barbari, vittoriosi, mangiano quasi solo carne, perché nomadi. Ciò crea il mito della carne, alimento dei guerrieri vincitori, dei nobili .

La patologia da eccesso fa la sua comparsa; compare la Gotta. Ma la crescita della popolazione rende difficile vivere di caccia. Nel 1800 c’è povertà e ci sono malattie da carenza (pellagra, scorbuto, beri beri ) ed ancora grandi epidemie, perché l’igiene ò scarsissima l’ ignoranza è grande, la scienza medica agli albori. Le malattie infettive dominano la patologia. Con l’industrializzazione dell’occidente tutto cambia nuovamente.

Dopo la seconda guerra mondiale iniziano gli allevamenti intensivi e la carne diventa accessibile a tutti. La carne produce altra carne. Si usano farine di carne perfino per alimentare erbivori o pesci, si producono fertilizzanti ecc. La carne diventa Status Symbol: viene vista come simbolo di ricchezza, salute, bellezza. La società, violenta da sempre, diventa violenta contro la natura e le altre specie Anche la patologia, cambia, virando verso malattie da eccesso alimentare, malattie degenerative e tumori. La carne, ora, è vista come fattore d’inquinamento e di diseguaglianza sociale. Gli effetti più evidenti sono lo spreco e il cambiamento climatico.

Naturalmente i fattori inquinanti sono molti. Il minimo ammissibile è almeno 50.000 sostanze inquinanti, ma alcuni riportano cifre molto superiori. Viviamo in un cocktail di sostanze inquinanti con interazioni multiple fra loro. Aggrava il quadro, il fatto che tutti i settori produttori di sostanze inquinanti sono collegati. Per esempio gli OGM sono legati alla produzione di cereali; questi sono legati alla produzione di energia; questa alla salute dei cittadini, alla produzione di antibiotici ed al traffico di armi.

In questa situazione, la patologia cambia completamente, ma il cambiamento alimentare cambia anche la società. Non cambia solo l’alimentazione, ma l’ambiente, i trasporti. Cambiano addirittura la politica e l’economia. Produciamo il doppio di prima della guerra, ma il cibo è mal distribuito, gli sprechi sono enormi. In Italia 1,3 milioni di tonnellate per anno finiscono fra i rifiuti. Il malcostume alimentare utilizza i soli quarti posteriori dei vitelli, di cui si utilizza il 35 per 100. Si calcola che le risorse saranno totalmente insufficienti nel 2050, ma l’acqua finirà prima.

In questo quadro rassicurante, constatiamo un aumento delle morti per tumore dal 2 per 100 al 35 per 100, dal 1900 ad oggi, ma in alcuni casi si arriva all’83 per 100 nei pazienti sopra gli 80 anni.

schermata-2016-12-04-alle-16-36-22Anche la sindrome metabolica è in rapida ascesa. Al primo posto ci sono le malattie cardiovascolari (224.000 morti nel 2010), ma la malattie neurodegenerative stanno facendo un boom. Si ha l’ impressione che, per esempio in USA, ogni famiglia abbia un caso di Alzheimer. Non basta: metà della popolazione è sovrappeso e così il 20-30 per cento dei bambini. Lo zucchero ingerito provoca il rilascio di dopamina, come alcuni farmaci e droghe. Siamo dunque un popolo di drogati di zucchero, più che di droga!

I più colpiti da questa cattiva alimentazione, sono i poveri. Fatto paradossale: in USA, i più poveri sono i più grassi ed ovviamente i più malati.

Ci sono casi molto particolari: la ripresa delle malattie infettive, dovuta a bacteri ATB resistenti. Il fenomeno è da attribuire al consumo esagerato negli allevamenti (60% del totale). A scopo di prevenzione e non di cura. Altro caso è provocato dall’ alimentazione degli animali con farine di altri animali (Malattia di Kreuzfeld-Jacob). La malattia, colpisce anche l’uomo e provoca così una protesta diffusa dei cittadini, che induce ad una temporanea proibizione della bistecca, ma mentre la vendita in Europa rimane stabilmente ridotta, mentre in Italia riprende presto i valori precedenti.

Tutto questo è estremamente grave, anche per gli effetti moltiplicatori di molti cancerogeni contemporaneamente. L’importanza del cibo è dimostrata dall’epidemiologia: cinesi e giapponesi si ammalano molto raramente di cancro prostatico, ma quelli emigrati in USA, in una generazione, raggiungono la frequenza americana. La stessa cosa accade per il cancro della mammella nelle giapponesi.

In questa situazione l’OMS lancia un allarme contro le carni rosse e quelle “processate”, accusate di rapporti causa-effetto col cancro del colon. Subito c’è qualcuno che lo nega, come per decenni si è fatto col fumo di tabacco. Si è anche ipotizzato che gli orientali abbiano una genetica diversa dalla nostra, oppure che ci sia un’azione protettiva da parte della soia. Dunque, che fare?

1) prevenzione primaria , eliminando le cause.

2) Applicare il principio della prudenza, anche se non c’è la certezza.

La situazione è difficile, soprattutto perché c’è una carenza culturale: non c’è un solo politico che non auspichi una ripresa di produzione e consumi. L’ aspetto economico è il solo tenuto in considerazione dalla politica. Invece, scienza ed ecologia vengono prima. E’ la scienza che fa progredire il mercato e non viceversa. E’ l’ecologia che consente il risparmio. Nessun paese può permettersi 70 miliardi di evasione fiscale! Tutto denaro regalato a paesi più ricchi di noi (USA, GB e Germania).

E che dire della perdita di 4000 cervellli per anno? I politici non capiscono neppure il bisogno di giustizia dei cittadini, ma si limitano ad intuire che 180.000 malati di tumore ed una spesa per questa malattia e per le neurodegenerazioni che è il 75% del totale, non è sostenibile. Non si capisce neppure che 80 Kg/anno di carne per abitante sono un costo intollerabile, non solo per l’ inquinamento prodotto, ma per il danno alla salute pubblica. Ci sarebbe un risparmio enorme, un minor numero di malati e minore gravità della patologia. Questo significherebbe una società diversa: più etica e meno malata, meno crudele e meno violenta Questa sarebbe una autentica rivoluzione culturale.

Ciò che colpisce di più in queste riflessioni sull’alimentazione, è la sua importanza per la patologia, ma anche il fatto che in tutte le epoche l’alimentazione è stata determinante per la società. E non il contrario.

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