ETERNIT / PRIMA AMMAZZATI PER AMIANTO POI PER VIA GIUDIZIARIA

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29 novembre. Tre operai perdono la vita (e un altro è gravissimo) a bordo della Sansovino nel porto di Messina mentre pulivano una cisterna di nafta. Ennesime morti bianche, una lunghissima scia di sangue che non si spezza mai, e killer sempre impuniti.

Lo stesso giorno la giustizia fa un gran favore al re dell’amianto killer che ha mietuto centinaia di vittime, Stephan Schmidheiny. Il gip del tribunale di Torino, Federica Bompieri, ha declassato le sue responsabilità per 258 ammazzati dall’Eternit: non si tratta più di omicidio volontario, ma solo di omicidio colposo plurimo, anche se con una piccola aggravante, ossia la previsione dell’evento. Commenta un avvocato: “ma come si fa a sostenere una cosa e poi affermare l’esatto contrario? Se l’evento era prevedibile, il fatto non può essere colposo, perchè la molla del profitto ha fatto oltrepassare ogni cautela”. Poteva mai, del resto, non sapere il magnate tedesco gli effetti delle sue lavorazioni killer? Come patròn Carlo De Benedetti nel suo impero Olivetti?

Lo stesso copione ha contraddistinto il kafkiano processo che da dieci va in scena (anzi, in tragica sceneggiata) a Napoli, per la strage del sangue infetto (prossima udienza, nel processo iniziato solo qualche mese fa tra un rinvio e l’altro, il 5 dicembre): da omicidio plurimo volontario a semplicemente colposo. E in quel caso c’era inizialmente anche l’ipotesi – del tutto reale – di epidemia, provocata in modo consapevole tra gli ignari trasfusi, proprio perchè le aziende bypassavano ogni regola per veder crescere i loro fatturati che grondavano sangue.

Stephan Schmidheiny

Stephan Schmidheiny

Tornando a Torino, il gip ha fatto anche di più. Non solo derubricando, ma addirittura servendo un bello spezzatino: ossia suddividendo la competenza fra quattro tribunali, dove avevano sede gli stabilimenti Eternit (Torino, Vercelli, Reggio Emilia e Napoli).

Senza contare la solita mannaia della prescrizione, che sta già massacrando ogni speranza di giustizia. Proprio come succede per il sangue infetto, con appena 9 parti civili giunte al capolinea di un autentico calvario, anche per l’amianto le cifre – tranne che per Vercelli (243) – sono ormai sempre più ridotte: 8 a Napoli, 2 a Reggio Emilia e 2 a Torino. Così commenta uno degli avvocati di parte civile, Laura D’Amico: “Cadranno in prescrizione diverse morti e con la trasmissione degli atti temiamo che i tempi di prescrizione faranno falcidia di altri casi”.

A Napoli, poi, c’è anche il bubbone Bagnoli, con una bonifica dei suoli ex Italsider fantasma, capace solo di inghiottire milioni di euro (con una società partorita dal Comune e regolarmente fallita, BagnoliFutura) e bonifiche regolarmente taroccate. L’accertamento finale spetta al tribunale di Napoli che dopo una serie di perizie di parte del tutto contrastanti, è ora in attesa dei risultati di una super perizia. Intanto continua la querelle tra il sindaco Luigi de Magistris (che un anno fa lanciò il proclama “Derenzizziamo Napoli”) e il commissario straordinario per l’area di Bagnoli Salvatore Nastasi, il super burocrate ministeriale (già commissario per le casse dello sforacchiato San Carlo di Napoli) che con Invitalia – l’altro carrozzone che ha ingoiato miliardi pubblici a palate per non realizzare il tubo di uno sviluppo al Sud – dovrebbe costruire il futuro (sic) in quella tormentata area. Quando c’erano i caschi gialli…

A livello nazionale, le statistiche parlano di “lieve” diminuzione nel numero dei morti sul lavoro da un anno a questa parte; ma non vengono calcolate le morti dei lavoratori in “nero” (secondo alcune stime almeno il triplo di quelle ufficiali). In netto aumento gli incidenti sul lavoro, con un tragico più 15 per cento che non lascia margine ai dubbi: la sicurezza sul lavoro, da noi, è un optional.

Intanto, il capo dello Stato, robot Mattarella, insorge: “ribadisco con forza l’esortazione a fare di tutto perchè non si ripetano queste tragedie. Ogni morte sul lavoro è inaccettabile in un Paese come il nostro”.

Ricordate le stesse litanie di Giorgio Napolitano? Come diceva il grande Totò, “ma fateci il piacere….”.

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