CENTO, MILLE RAGIONI DEL NO

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Cosa accadrebbe se passasse la riforma costituzionale? Qui una summa dei più recenti scritti con cui Ferdinando Imposimato ne demolisce le basi e spiega le cento, le mille ragioni del NO.

 

Il Parlamento legifererà, senza ostacolo del Senato, della Corte Costituzionale e dell’opposizione, a favore di banche, lobbies e corrotti e non per il bene comune dei cittadini e l’utilità sociale la tutela dell’ambiente e del patrimonio storico e artistico della nazione. Il premier ometterà di modificare e correggere la legge sulla prescrizione – la ex Cirielli – manterrà la prescrizione breve, che è una amnistia permanente a favore di corrotti, peculatori ed evasori fiscali, i quali godranno di immunità perpetua per crimini contro economia e la legalità e contro le eguaglianza dei diritti sociali.

Il Parlamento continuerà ad approvare leggi in conflitto di interessi riguardanti Ministri e soggetti che sono con loro in rapporti di affari, come è avvenuto per il Ministro dello Sviluppo che ha ottenuto leggi a favore di grandi enti pubblici committenti e contro gli interessi di consumatori, e come è avvenuto con la legge “salvabanche”, contro gli interessi dei risparmiatori e a favore degli amministratori dei cda delle banche, congiunti dei riformatori.

Accanto a leggi di favore, sono mancate invece leggi dirette a ristabilire il principio di legalità e di eguaglianza, contro la corruzione che costa all’Italia 70 miliardi di euro l’anno, mentre si è mantenuta in vita la prescrizione che favorisce l’impunità.

Carente è la lotta all’evasione fiscale che costa agli italiani 154 miliardi di euro l’anno. Manca, dopo molte promesse del Governo, un accordo dell’Italia con la Svizzera, come quelli già conclusi da Germania e Gran Bretagna, per l’imposizione di imposte sui capitali trafugati all’estero. Il fisco italiano recupererebbe una somma pari a 100 miliardi di euro all’anno. Lucio Picci, ordinario di politica economica a Bologna, studioso di corruzione, afferma che se si riuscisse a portare il tasso di trasparenza dell’Italia a livello Germania, il nostro Paese crescerebbe di 585 miliardi di euro in più all’anno.

 

CONFLITTI D’INTERESSE E IMMUNITA’

Il premier Matteo Renzi. In apertura Ferdinando Imposimato

Il premier Matteo Renzi. In apertura Ferdinando Imposimato

Non si possono dare maggiori poteri al Presidente del Consiglio se non si risolve prima il conflitto di interessi che invade ogni attività pubblica e ha portato al monopolio della informazione nelle mani del premier. Il sistema mediatico andava disciplinato in modo che fosse rispettato l’eguale diritto di tutti i cittadini all’accesso alle cariche elettive (articolo 51 della Costituzione). Evitando che il premier, con maggiori poteri, controllasse tutti i mezzi di informazione e tutte le TV e precludesse l’informazione pluralista. Stampa e TV parlano con una sola voce: quella del premier, che porta avanti la legge sulle intercettazioni per mettere il bavaglio a un’informazione al 78° posto nel mondo.

Il Senato garantirà immunità a consiglieri regionali e sindaci eletti senatori, violando l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e il principio di legalità. L’immunità è stata prevista (articolo 68) solo per voti dati e opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni, non per corruzione e peculato. Il Parlamento egemonizzato dal primo Ministro garantisce l’immunità anche per i delitti di corruzione, o abuso in atti di ufficio, o peculato, o accuse di bancarotta fraudolenta, come nel caso di un parlamentare fautore della riforma.

La riforma conferisce enormi poteri al premier e delegittima Parlamento e opposizione, che è organo della sovranità popolare al pari della maggioranza, e turba la separazione dei poteri, pilastro della democrazia, a vantaggio del premier, che è anche segretario del partito di maggioranza.

Il segretario del partito di maggioranza, agendo in conflitto di interessi, ha scelto se stesso come premier, ed è stato stranamente incaricato dal Presidente della Repubblica, pur non avendo meriti particolari. Ma il premier è il principale, se non esclusivo, autore della riforma del Senato, che doveva essere chiesta invece dal Parlamento. Il premier non ha consentito né ai parlamentari del partito di maggioranza né a quelli dell’opposizione di partecipare alla formazione del testo finale. Ma il corretto funzionamento dei partiti interessa anche ai non iscritti, essendo essi organi di rilevanza costituzionale.

schermata-2016-12-02-alle-10-33-13Il premier segretario imperversa su un partito di cartapesta, il Partito Democratico, che non recepisce i pareri degli iscritti, ma è prostrato ai piedi del segretario. Questi nomina, a suo arbitrio, Ministri e Ministre in Italia e in Europa, caccia chi vuole da organi parlamentari che osano dissentire anche su frammenti della riforma. Come accadde con l’espulsione da parte del segretario/premier, dalla Commissione Affari Costituzionali, dei dissidenti sulla riforma del Senato che reclamavano giustamente – in base all’articolo 1 della Costituzione – l’elezione dei senatori da parte dei cittadini, principio inderogabile; e con l’espulsione, mascherata da dimissioni, del capogruppo della Camera, perché contrario giustamente al voto di fiducia sulla legge elettorale.

Il premier tratta i parlamentari del suo partito come fossero personale di servizio e non esponenti che rappresentano la Nazione senza vincolo di mandato. E questo preoccupa anche coloro che non sono iscritti a quel partito. È un grave conflitto di interessi da risolvere.

Può dirsi libera, imparziale e legittima una riforma imposta con la forza e il ricatto perfino ai dissidenti della maggioranza, oltre che all’opposizione?

 

VIA LIBERA ALLA GUERRA

La Costituzione del 48 riconosce (articolo 78) alle due Camere il potere di dichiarare la guerra. Oggi, con la legge elettorale Italicum e la riforma del Senato, il premier, controllando la maggioranza assoluta della Camera dei Deputati, avrà il potere di indurre la Camera a dichiarare la guerra (oggi alla Libia, domani all’Iran), sotto la spinta di influenti personaggi stranieri presenti in Italia, che fanno parte del Governo mondiale invisibile.

Personaggi assertori del principio della guerra mondiale permanente. Sono gli stessi che indussero l’ex presidente USA George Bush e l’ex premier italiano a dichiarare la guerra all’Iraq in base a presupposti falsi e menzogneri, invocando la lotta al terrorismo.

 

MANCATE RISPOSTE

Abbiamo chiesto pubblicamente al Governo, promotore della Legge di Riforma, chi fosse l’autore del testo base e i lavori preparatori della riforma. Non c’è stata alcuna risposta. È evidente che chi l’ha fatta si vergogni o riconosca che sia liberticida. Tutto è avvenuto in segreto ad opera di personaggi misteriosi che si ispirano al disegno di Licio Gelli, capo della P2, sul presidenzialismo, preludio della dittatura.

La riforma trae origine da un disegno di legge costituzionale, presentato dal Governo in Senato l’8 aprile 2014 (ddl n. 1429). Non si ha alcuna notizia né dei processi decisionali né dei redattori del testo presentato in Parlamento. Finanche il centro-destra non aveva raggiunto questi livelli di inquietante segretezza.

La riforma costituzionale del 2005 fu un lavoro collegiale nella baita di Lorenzago, con tanto di nomi e cognomi. Ora invece non si ha notizia sugli accordi sottostanti, né dell’identità dei redattori dei testi, pur di fronte a una revisione costituzionale di questa ampiezza, di valore costituente.

 

IL PREMIER VUOLE ASSERVIRE I GIUDICI

Il premier, controllando il CSM, sceglierà nei Tribunali nevralgici del Paese – Roma, Milano, Napoli, Palermo, Caltanissetta e Firenze – giudici subalterni che eseguiranno i suoi ordini, insabbiando le inchieste scottanti contro i politici o i familiari, e archiviando i processi contro i politici.

Come avvenuto per anni alla Procura di Roma con giudici corrotti e proni al potere, e a Caltanissetta nel processo contro l’ex premier e il suo braccio destro, l’impunità sarà la regola e tramonterà lo Stato di diritto, per cui tutti, cittadini e governanti, sono soggetti alla legge.

Il Premier, con decreto viziato da incostituzionalità, ha prorogato i vertici della Corte di Cassazione della Corte dei Conti e del Consiglio di Stato da lui scelti.

 

RISPARMIO NELLA SPESA PUBBLICA? E’ VERO IL CONTRARIO!

schermata-2016-12-02-alle-10-33-22La riforma consentirebbe un risparmio per la riduzione dei senatori da 315 a 100. È falso.

La riforma riduce i senatori con un risparmio di 58 milioni di fronte a una spesa complessiva di 600 milioni di euro (Dati Senato e ragioneria dello Stato).

Una inezia rispetto ai risparmi promessi che si sarebbero dovuti e potuti realizzare La riforma non riduce il numero di 630 deputati, richiesta dalla opposizione. La riforma non riduce la somma di 23 miliardi di euro, destinati a enti pubblici economici, somma sottratta a lavoratori, pensionati, insegnanti, studenti, disoccupati, senza redditi, forze dell’ordine, con migliaia di posti dati senza concorso ai non meritevoli, a scapito di migliaia di giovani capaci.

I riformatori:

  • Non riducono le indennità dei parlamentari, il triplo di quelle percepite dai parlamentari di Francia, Germania e Gran Bretagna.
  • Non riducono ma aumentano gli stipendi di burocrati di Camera, Senato e Quirinale che ammontano a 25 miliardi di euro (bilanci Senato e Camera 2011).
  • Quadruplicano gli stipendi di personale di Camera e Senato (ragioniere Camera 166.000 a fronte stipendi annui di docenti ridotti da 30338 a 29130 del 2015 ).

La riforma non riduce la spesa del Quirinale di 62.4000 euro al giorno 2014 pari a 224.640.000. annui.

Ma ecco la sorpresa più sconvolgente occultata dai riformatori: a fronte dei 58 milioni risparmiati, la spesa cresce di alcuni miliardi di euro per i maggiori compensi a favore dei funzionari di camera e senato, gli appalti senza regole, gli affitti d’oro pagati dalle Camere, che non potranno essere perseguiti.

Lo scandalo fu denunziato già nel 2010 : “La Camera dei deputati “ruba” ai contribuenti 46 milioni di euro l’anno per affitti, sprechi, affidamenti senza gara, contratti, top secret“, che per due Camere fanno 100 milioni all’anno. “Quanta fortuna per l’immobiliarista romano Scarpellini, ecco l’affittopoli della Camera dei deputati” (Dati INPS, Ufficio Personale di Camera e Senato e sindacati, aggiornati al 17 maggio 2016).

Tali privilegi, ed è qui l’assurdo, sono stati blindati con una legge costituzionale: l’articolo 40 della riforma, che dice: “restano validi a ogni effetto i rapporti giuridici attivi e passivi, instaurati anche con i terzi dalle amministrazioni della Camere”.

Ciò in virtù dell’autodichia, per cui il Parlamento fa come gli pare su stipendi e spese. I privilegi sono estesi agli organi costituzionali. La Corte Costituzionale ha sentenziato in favore dell’autodichia, ma ha riconosciuto – sentenza n.120 del 2014 – che in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, l’autodichia non è più prevista. Sono miliardi di euro che vengono sperperati dalle amministrazioni di Camera e Senato con aumenti di stipendi, appalti irregolari, servizi e affitti d’oro.

Intanto si registra la diminuzione gli stipendi degli insegnanti (da 30.338 euro del 2011 a 29.130 del 2014 con una diminuzione del 4%); diminuzione di stipendi di corpi polizia( da 38.493 euro 2011 a 37.930 del 2014). Molto più consistente la riduzione dello stipendio delle forze armate.

Per cui la riforma costituzionale, lungi dal ridurre la spesa pubblica con il trucco della riduzione dei senatori, è funzionale ad accrescere il potere del premier, aumenta la spesa pubblica e le diseguaglianze sociali. Alimenta la corruzione, che viene legalizzata e non si può più perseguire. Le diseguaglianze tra lavoratori aumenteranno in violazione degli articoli 3 e 36 della Costituzione, che prevedono per ciascun lavoratore una “retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e comunque tale da garantire una vita libera e dignitosa“.

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