Referendum – La censura di Roma 3

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Pubblichiamo il discorso tenuto da Ferdinando Imposimato agli studenti di Roma 3 in seguito al divieto espresso dall’Ateneo di far svolgere un dibattito sul referendum costituzionale, che avrebbe visto come relatore lo stesso magistrato emerito di Cassazione Imposimato.

Nella foto, la discussione fra Imposimato e i vertici di Roma 3.

Il video è sul sito di Imola Oggi al link http://www.imolaoggi.it/2016/11/24/universita-roma-3-censurati-studenti-per-il-no/

 

Carissimi studenti di Roma 3, sono con voi, grazie per l’accoglienza e il vostro coraggio. Mi spiace doverlo dire ma l’Università è degradata a livello di mercato delle vacche a causa del disimpegno dei governanti e di errori che danneggiano intere generazioni di giovani, messi in condizione di non fruire di una buona preparazione. Le riforme dei vari governi di sinistra, destra e larghe intese si sono poste sul piano dell’efficientismo e del mercantilismo, in netto contrasto coi principi costituzionali, non derogabili da artifici meritocratici dietro cui si nasconde l’affarismo, il clientelismo e l’arrivismo. Questi sono resi possibili da un malinteso regime di autonomia, che non è arbitrio ma va intesa a “garanzia della libertà di insegnamento e di ricerca scientifica” e “nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”, in primo luogo dalla Costituzione repubblicana. Fermi restando i diritti inviolabili degli studenti, quali il diritto allo studio e all’eguaglianza dei diritti sociali.

Decreti emanati assieme a provvedimenti amministrativi che hanno stravolto la Costituzione: circolari, regolamenti, atti ministeriali reggono le sorti dell’Università all’insegna del clientelismo, dell’affarismo e dell’ignoranza. L’idea di Università tradizionale fondata sulla necessità di garantire il sapere e la libertà di scienza è stata sostituita dal modello aziendale, dirigistico, economicistico, clientelare e di centro di propaganda politica partitica e di sistemazione di amici e parenti.

La Repubblica non si ispira a principi utilitaristici ma si impegna a rimuovere (articolo 3) gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguagliaznza, impediscono a tutti la partecipazione alla organizzazione politica economica e sociale dello Stato. Che è una grande organizzazione solidaristica soprattutto verso i più deboli (articolo 2).

Non accettiamo il principio del monopolio della ricchezza che porta fatalmente al monopolio della cultura, sicchè le scuole medie e universitarie, sbarrate agli ottimi quando figli di poveri, si riempiono di pessimi figli di ricchi e privilegiati. Che diventano pessimi politici, pessimi governanti e pessimi professionisti. La sola speranza di riscatto viene dagli studenti, non condizionati dal ricatto di un governo insolente e prepaotente. Noi siamo con gli studenti e le loro battaglie in difesa della scuola e le univeristà statali, come voleva Aristotele. Che disse “il legislatore deve preoccuparsi anzitutto dell’educazione dei giovani, nessuno può dubitare di ciò. Ed è questo che negletto nello Stato rovina la Costituzione e la democrazia”. (Aristotele, La politica). Ed è questo che manca nelle scuole e Università italiane.

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