Aborto, perdono cristiano di papa Francesco

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In parallelo con l’evoluzione della coscienza collettiva, specialmente nell’enclave dell’ignoranza popolare, la funzione sociale delle mammane, che procuravano l’aborto con micidiali pozioni e ferri aguzzi del lavoro a maglia, ha via via perso centralità, a favore di spregiudicati ginecologi fuori legge che risolvevano situazioni scabrose o gravidanze a forte rischio negli studi privati, strapagati e coperti da ovvia omertà delle pazienti. Supponiamo, ma forse è un azzardo, che Francesco, papa sui generis, contrastato da schiere di alti prelati, bizzoche e cattolici senza convinzione, nemici in casa, abbia riflettuto sull’atavica repressione clericale dell’aborto usando la ragione. Potrebbe aver pensato ai sette ginecologi su dieci che non praticano l’aborto terapeutico nel dichiarato rispetto dell’obiezione di coscienza. Quanti di loro sono ex abortisti clandestini o attivi nel privato e quanti professano l’ostracismo alle interruzioni di gravidanza solo per evitare di sottrarre spazio all’affare parto, specialmente redditizio se dirottato nelle cliniche dove operano o sono addirittura soci? Chissà, parte di qui il deflagrante monito di Bergoglio al perdono per le donne che si sottopongono all’aborto e per i medici che lo praticano. E’ vero, l’esplosiva dichiarazione strizza l’occhio alla quota di uomini del Vaticano intransigenti, vetero-dogmatici e offre loro il contentino: “Perdono, ma a chi si dichiara pentito”. Di più, concede che l’aborto rimanga un reato grave, ma conoscendo la filosofia cattolica del “se pecchi pentiti e andrai in paradiso”, c’è da scommettere che pazienti e medici non avranno alcun problema a confessare il presunto peccato per ottenere il via libera alla purificazione.

Considerate quantità e qualità innovatrici di Bergoglio sorprende il mancato tentativo di colpo di stato degli oppositori, tanti e potenti, dio defenestrare un “capo” che rottama le scorie del conservatorismo, gli abusi del potere temporale e che con scelte dissacranti imputa a parte dell’establishment cardinalizio la curva in discesa del consenso alla Chiesa. Chi se ne intende ritiene però che i vescovi conservatori, i troppi del mondo residuale che mandava al rogo scienziati e presunte streghe, sia in stand by armato, in vigile attesa dell’ora ics per minare il carisma del papa e ottenere il bis del pre-pensionamento di cui è stato protagonista inaspettato papa Ratzinger. Un segnale, a immediato ridosso dell’ultima svolta papale, lo manda una potenza del clero, il reggente della Penitenzieria (il nome è tutto un programma) Apostolica della destra vescovile. Il commento insinua che la sortita di Papa Francesco rischia di rendere veniale un peccato mortale. Sull’altro fronte monta l’attesa per la rivoluzione che abolirebbe il voto di castità e l’assurdo divieto per preti e suore di obbedire al dettato di Cristo “crescete e moltiplicate, senza se e senza ma”. Sullo sfondo del via libera la svolta contro la piaga della pedofilia, in gran parte conseguenza di una vita sessuale contro natura.

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