Michael vs Trump

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Michael Moore, per chi non lo ricorda, è l’autore e regista del docufilm che ha svelato retroscena clamorosi dell’11 settembre newyorkese. Indimenticabile la sequenza di Bush junior nella classe di un scuola elementare. Gli sussurrano all’orecchio dell’attacco alle Torri gemelle in atto e lui per venti minuti continua imperterrito a dialogare amabilmente con i bambini. Moore ha chiesto parlare al neo presidente e ha provato inutilmente a forzare il cordone di guardaspalle della Trump Tower che impediscono a chi protesta contro l’elezione del tycooon di avvicinare la “roccaforte” dove si è rintanato mister Donald. Moore ha firmato insieme a centinaia di artisti il manifesto “Uniti contro l’odio” per fermare l’accesso alla Casa Bianca di Trump. Conoscendolo e considerata la sua previsione (“Non arriverà a fine mandato”) c’è da scommettere che non si lascerà sfuggire l’occasione per un nuovo film, sicuro che il tycoon si dimetterà o subirà l’impeachment. Un milione di donne, ha detto, marceranno nel giorno del suo insediamento per la più grande manifestazione mai organizzata”. Moore, punta avanzata della sinistra, ha già realizzato un film a tambur battente anti Trump ma gli eventi futuri ispireranno sicuramente un nuovo lavoro del combattivo regista. Intanto quarto giorno di proteste contro il neo presidente in tutti gli Stati Uniti. “Not my president”, “No Trump, no Kkk, no Fascist Usa” sono gli slogan più ricorrenti. Contro Trump è in corso una petizione per chiedere ai 538 grandi elettori di non eleggere il miliardario. La possibilità che si avveri è remota, ma prevista dal sistema elettorale Usa.

 

Nella foto Michael Moore

 

Il marketing del successo

Anni fa il manoscritto di Marcello d’Orta, acuto maestro elementare di alunni distanti anni luce dall’italiano di Dante, finì con il suo folcloristico analfabetario nelle mani dell’art editor responsabile per il gigante Mondadori. Fulminato sulla via dello scoop, Mondadori trasformò il libro in un’icona del divertimento nazionale e fu un best seller. Identica sorte è toccata a Roberto Saviano al suo intuito di capire come fossero maturi i tempi per raccontare la camorra dei Casalesi con la costruzione di un mosaico di fatti e analisi ampiamente documentati quotidianamente dai giornali, locali e non. Con una velocità propria di questo tempo, che accelera ogni processo mediatico, Saviano si è ritrovato a impersonare il ruolo di eroe senza macchia e senza paura, prigioniero per dieci anni della scorta, di una protezione di cui si è spesso lamentato per autocommiserazione e che, com’è noto, non serve a scongiurare gli attentati ma che pubblicizzata con abilità promozionale ha contribuito al successo editoriale di Gomorra. In questi giorni compare in libreria un suo nuovo “capolavoro”, il racconto del fenomeno baby gang napoletano e abbiamo perso il conto di pagine e doppie pagine offerte dai giornali e dalle Tv all’evento, in forma di cronache, editoriali, interviste, autocelebrazioni. Le prossime tappe sono di facile pronostico: nuove minacce, vere o presunte, della malavita, ripristino della scorta sbandierata con astuta enfasi del marketing, una nuova serie televisiva, traduzioni in mezzo mondo, inviti di Fazio per il suo “Che tempo che fa”, proposte clericali di beatificazione.

 

Insulti e dintorni

Non sono firmati, ma si possono ragionevolmente assegnare al turpiloquio leghista le forbite espressioni indirizzate su Facebook al sindaco di Fidenza Andrea Massari. Eccone un significativo campionario: “Spariamogli in faccia”, “Se qualcuno ha voglia di sparare, lo faccia proprio su di te” “Mi auguro per tutti (tutti i Pd) un cancro”, “Renzi deve morire insieme ai suoi amici politici”. Accade dopo la visita di Renzi per l’inaugurazione del pronto soccorso cittadino. Massari ha perso la pazienza e denuncerà l’autore di queste chat.

Esponenti dell’Anpi, storica sigla che rappresenta i partigiani, si sono ammalati di NO che ritengono di dover sostenere in qualunque modo. Nei giorni scorsi hanno negato l’iscrizione a una deputata Pd, colpevole di schierarsi per il SI. Ora, il presidente dell’ANPI di Ferrara, Marco Ascanelli, definisce “casa del piacere” la Leopolda, luogo dove si sono tenuti incontri plenari di Renzi. Sul profilo Facebook del sindaco compare un fotomontaggio, che sullo sfondo di una pubblicità di Case chiuse con tanto di prezzario delle prestazioni, immortala i volti di Renzi e della ministra Boschi piazzati su due corpi nudi. Il sindaco sostiene di non saperne niente, che “ignoti hanno messo ‘delle cose’ di nascosto.

 

 

 

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