DISONORE AL MERITO

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Il magistrato Antonio Esposito

Il magistrato Antonio Esposito

Si è molto discusso delle assoluzioni dell’ex sindaco di Roma Marino e dell’ex Governatore del Piemonte Cota accusati di aver sperperato soldi pubblici, il primo in cene non ritenute istituzionali, il secondo per l’acquisto, tra l’altro, di boxer da spiaggia. Da un lato, vi è stata l’esultanza degli interessati i quali hanno “gridato” alla vittoria, dimenticando, però, che si è in presenza di una sentenza solo di primo grado avverso la quale i pubblici ministeri hanno già preannunciato l’appello. Dall’altro lato, i soliti utili idioti hanno “strillato” contro “il potere della magistratura di selezionare la classe politica” e contro “la subalternità della politica alla magistratura” ed altre sciocchezze del genere. Nel solito intento di delegittimare la magistratura e di parlare di casi di “mala giustizia” (come se non fosse fisiologico che un imputato venga assolto ed un pm proponga, poi, impugnazione), costoro hanno volutamente omesso un dettaglio e cioè che i processi penali non c’entravano nulla con le dimissioni di Marino e di Cota. Come ha chiarito questo giornale, con l’editoriale “mutatis mutandis” del direttore del 10 ottobre 2016, Marino fu sfiduciato dal suo partito e da altra forza politica addirittura con atto notarile, mentre il secondo fu mandato a casa perché una lista sua alleata si era presentata alle elezioni con firme false. Nell’articolo in questione il direttore, non solo ha ricordato che prima di esprimere giudizi è sempre opportuno attendere le motivazioni della sentenza, ma ha ribadito, per l’ennesima volta, che “non occorre la prova di un reato per mandare a casa un pubblico amministratore: bastano le responsabilità politiche e morali”.

Roberto Cota. In apertura Ignazio Marino e, nell'altra foto, Milena Gabanelli

Roberto Cota. In apertura Ignazio Marino e, nell’altra foto, Milena Gabanelli

Nel mentre si discuteva di ciò, un’inchiesta di Report su Rai 3 del 10 ottobre, dal titolo “Disonore al merito” ha rivelato che tale Pasqualino Rossi, dirigente del Ministero della salute – noto alle cronache giudiziarie per essere stato nel 2008 arrestato per corruzione – era stato assegnato dalla Ministra Lorenzin all’UE per occuparsi della nostra sicurezza alimentare, dei farmaci e della salute veterinaria. È superfluo aggiungere che il reato ascritto al Rossi era stato dichiarato prescritto (dal Tribunale di Roma) nel settembre 2015 addirittura con una decisione di non luogo a procedere senza neanche pervenire ad una sentenza di I grado. Ciò dimostra la fondatezza delle tesi, sempre sostenute da questo giornale, che la mancata riforma per elevare i termini di prescrizione (abbassati nel 2005) è funzionale a mantenere in vita il sistema di corruttela nella politica e nella pubblica amministrazione, e che il decorso della prescrizione deve arrestarsi non con la sentenza di grado bensì con il rinvio a giudizio.

schermata-2016-11-11-alle-17-39-46Ma quello che qui preme sottolineare è che in un Paese normale, a fronte di una così grave pubblica denunzia, un Procuratore Generale della Cassazione (o un Ministro di Giustizia) dovrebbe disporre, senza indugi, accertamenti – attesa la obbligatorietà dell’azione penale che lo priva di ogni discrezionalità – ad accertare i responsabili di tale “vergogna” (così definita dalla Gabanelli). Accertamenti tanto più necessari ove si consideri che, nel caso di specie, la prova del reato appariva evidente dal video mandato in onda durante la trasmissione che immortalava il passaggio di mano della “bustarella” nascosta dentro un giornale, e che, secondo quanto risulta dalla sentenza di prescrizione “la trascrizione delle telefonate era avvenuta con notevole ritardo posto che la Procura di Roma non rinveniva i video e le intercettazioni trasmesse dalla Procura di Torino”.

Sarebbe, quindi, preciso dovere del procuratore generale disporre accertamenti immediati e darne comunicazione ai milioni di spettatori sconcertati dalla gravità dell’episodio denunziato da Report, che può, questo sì, integrare un caso (grave) di “mala giustizia”, così come dovrebbe portare a conoscenza dell’opinione pubblica se, a seguito della oramai datata trasmissione degli atti da parte del C.S.M., abbia iniziato il procedimento disciplinare nei confronti del Procuratore di Arezzo Roberto Rossi.

Procuratore Generale, se ci sei, batti un colpo !

 

* già presidente seconda sezione penale Corte di Cassazione

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