TSUNAMI TRUMP: FINANZA E MEDIA HANNO MENTITO TUTTI, SAPENDO DI MENTIRE

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Il re è nudo. Finalmente. Finalmente capiamo la grande menzogna orchestrata in oltre un anno di campagna elettorale americana e mondiale. Ovviamente anche in Italia. Hanno mentito tutti. I grandi media statunitensi, europei, italiani. I sondaggisti, gli intellettuali. E non hanno mentito in buona fede, ma perché arruolati all’ordine mondiale che li finanzia, li paga e vuole imporre la propria visione del mondo a dispetto di cosa realmente vogliono i cittadini. Schiavi, tutti, di un’ideologia che nulla ha a che vedere con il mondo reale.

La vittoria di Trump è il colpo di grazia all’informazione schierata. Era ora. La realtà raccontata dai grandi media non esiste, per questo perdono a pioggia lettori e autorevolezza. Nessuno se li fila più. In America come in Italia. Le società di sondaggi pagate dalle lobby possono anche chiudere. Fino a ieri davano la vittoria della Clinton al 90 per cento.

I cantanti, gli attori, le star che hanno infoltito la campagna elettorale di Hillary è meglio che se ne restino d’ora in poi a fare spettacolo negli ambiti a loro congeniali. Davvero pensiamo ancora che l’appoggio di un cantante possa fare la differenza sul voto dei cittadini? Ai comizi di Trump non c’era nemmeno un ballerino di terza fila. Perfettamente inutile arruolare artisti – come sta succedendo anche da noi in vista del referendum – che sono visti dal popolo come ricchi e privilegiati. Non certo gente comune, come la maggioranza dei votanti.

Davvero pensiamo che l’appoggio di tutte le lobby possibili e immaginabili conti ancora qualcosa per indirizzare le preferenze? Anzi. E’ il contrario. Le lobby sono viste come il fumo negli occhi. La finanza internazionale, dopo anni di crisi da lei stessa scatenata, è vista come l’origine di ogni male. La verità è che gli Stati Uniti e il mondo non si sono mai ripresi dalla crisi economica provocata dagli sciacalli di Wall Street. Leggi, secondo l’inchiesta della procura di New York, JpMorgan, la grande banca d’affari accusata di aver scatenato nel 2008 la crisi dei mutui subprime. Quella JpMorgan in così stretti legami coi governi Monti e Renzi, il quale, tanto per citare l’ultimo esempio, l’ha scelta per il costosissimo salvataggio del Monte dei Paschi di Siena. Quella JpMorgan che ha cercato di dettare il nuovo ordine mondiale, compresi i suggerimenti ai governi di cambiare le costituzioni troppo socialiste. Per non citare l’altro colosso della finanza Goldman Sachs, dove è confluito, lautamente stipendiato, l’ex presidente della Commissione Europea Barroso. Finiscono tutti lì i potenti della Terra, a prendere soldi come consulenti (vedi Tony Blair in JpMorgan) dai poteri finanziari. E questo per poter oliare meglio i sistemi politici di cui hanno fatto parte e che conoscono a memoria. L’ha scritto l’economista statunitense Joseph Stiglitz: “Le banche d’affari si servono di consulenti come la massoneria si serve dei propri membri. I consulenti oliano gli ingranaggi della politica, avvicinano i politici che contano alle banche giuste e promuovono presso di loro politiche compiacenti a quelle indicate dalle banche”.

Ma ancora insistono, i potenti, a non crederci. A volersi suicidare di fronte al popolo che li condanna nelle urne. Il tedesco Schultz, presidente del Parlamento europeo: “Ora con Trump la relazione transatlantica diventerà più difficile. Non posso realmente credere a quelle cose che ha detto durante la campagna. Non credo possa succedere negli Usa”. Ebbene, è successo. E proprio nella più antica democrazia del mondo. Ma non se ne fanno una ragione, hanno sbagliato tutto e ancora non hanno capito. Non hanno capito che gli Stati Uniti non sono gli intellettuali newyorkesi così come l’Italia non è più rappresentata dagli intellettuali e dai giornalisti che furoreggiano, con le loro ideologie aprioristiche e prive di riscontro nel reale, sui grandi media.

Tutti in lutto, oggi, come per la Brexit. E già sono due le sventole. La terza sarà il referendum italiano. Sapete che si dice negli ambienti politici, anche in quelli schierati per il Sì? Che il referendum, ora, dopo Trump, è fritto, bollito. Che i Comitati per il Sì sono morti. Tanto vale che chiudano subito, anziché spendere tempo e soldi in vani tentativi di convincimento. Sono alla disperazione. Perché oggi, 9 novembre, è crollato, ancora una volta, il muro di Berlino. Proprio come quel 9 novembre di 27 anni fa. Data simbolica e altamente metaforica di un cambiamento inarrestabile dettato dal popolo. Che le élites non vogliono riconoscere perché perderebbero il loro potere.

Ma la narrazione non funziona più. Quella che il Paese sta migliorando, ma, guarda caso, le persone stanno peggio e la forbice tra ricchi (pochi) e poveri (molti) si è allargata. Perché i posti di lavoro sono sottopagati e non sono mai stati ricreati.

La botta Trump è la vittoria della classe media, quella che ha perso stabilità e lavoro. E sapete quali sono i paesi dove la classe media si è più impoverita? Al primo posto l’Italia, a ruota gli Stati Uniti e poi la Gran Bretagna. Questi ultimi due si sono già chiaramente ribellati, presto toccherà all’Italia.

Inutile condannare, ancora una volta, i populismi additandoli al disprezzo universale, come in Italia succede coi 5 Stelle. Chi continua a farlo – anziché prenderli in seria considerazione – ancora non ha capito nulla o, meglio, fa finta per il proprio interesse. Grillo ha ragione nello scrivere oggi: “E’ l’apocalisse dell’informazione, della tv, dei grandi giornali, degli intellettuali, dei giornalisti. E’ pazzesco. E’ la deflagrazione di un’epoca. Un vaffa..pazzesco”.

Ma i giornalisti, altra categoria vista – e giustamente – come casta prona al potere, stanno lì a interrogarsi sul “pagliaccio” Trump, sulla deriva populista. Come se il popolo (da cui deriva il termine “populismo”) fosse un qualcosa da disprezzare.

Quando capiranno i nostri politici che del referendum e le sue mille alchimie alla stagrande maggioranza degli italiani non frega proprio nulla? Quando capiranno cosa vogliono realmente gli italiani (e gli americani e tutti gli altri europei e il mondo intero): lavoro sicuro, migrazioni a quote regolate, sanità pubblica efficiente. No, i nostri politici continuano a ritenere importante quello che vogliono loro: come gestire meglio il sistema elettorale, quanti seggi assegnare all’uno e all’altro, modificare la Costituzione per fare meglio le leggi e per farne di più. Quando le leggi ci sono: basterebbe rispettarle. Quando in Italia viene approvato un numero sterminato di leggi, superiore a quello di tutti gli altri paesi europei.

Quando lo capiranno sarà sempre troppo tardi. Si ritroveranno spazzati via senza avere ancora capito perché. Se non la smettono di fare accordi con la finanza nell’esclusivo interesse della finanza e non dei popoli, saranno asfaltati. Ed è già tardi. Sono già dei fantasmi che si aggirano in un mondo cambiato. Inesistenti, trasparenti per il popolo arrabbiato. Che non è, come hanno scoperto le élites americane, quello delle aree urbane, benestante, colto. Che crede ancora di influenzare il pensiero, ma non più le urne. E non valgono nulla in Italia, per questa enorme fetta di popolazione, nemmeno i rigurgiti della sinistra extra Renzi (abbastanza per finta, in verità, perché sanno che il potere ce l’hanno con Renzi o nulla), quelli della destra mummificata. Per non parlare della destra renziana che ha fatto di tutto per scontentare la popolazione. Non valgono più le categorie novecentesche: destra, sinistra. Il ‘900 si è chiuso: esiste il disagio.

E’ la rivolta mondiale contro l’establishment. Il potere è punito. Dovunque. Sale al trono chi non ha avuto a che fare col potere. Trump sarà pure il miliardario sbruffone, ma non è la casta che per decenni ha dominato l’America. Eccolo il voto che ha voltato le spalle alla politica perché la “middle class” è trasversale. Come in Italia dove fa breccia chi parla di ridare il potere agli elettori tramite, per esempio – per citare l’unico esperimento in materia esistente al mondo – la piattaforma Rousseau dei 5 Stelle.

Trump ha corso da solo, disconosciuto di fatto dal suo stesso partito repubblicano, si è creato un suo partito.  E ha battuto la macchina da guerra più potente al mondo, quella dei Clinton. Era apprezzato dagli americani, ma nessuno ha avuto il coraggio di dirlo. Questo tsunami insegna molto: che la gente ha zero fiducia nella politica, che i giornali non raccontano come sta il paese perché sono loro stessi parte dell’establishment. Stati Uniti = Italia.

 

Nella foto Donald Trump

 

 

 

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