Madri d’importazione

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L’auspicio è che i ministeri della Lorenzin e di Gentiloni, sanità ed esteri, lancino una campagna di reclutamento di prolifiche donne russe e cilene, al fine di invertire la tendenza italiana a saldi negativi dell’anagrafe tra nati e morti. Il guinness dei primati racconta di Valentina Vassilyeva, contadina russa che ha messo al mondo 69 figli: 16 parti gemellari, sette trigemini e 4 quadrigemini. Il record è datato 1700, ma emulato nel tempo da madri sovietiche. Un altro record, contemporaneo, è di Leontina Albina, cilena, seconda alla russa per pochi marmocchi, 64, anche se i certificati ufficiali ne registrano 55. Si sa, in una vita tanto fertile ci saranno stati anche bambini morti di parto e non registrati. In alternativa si possono arruolare madri rumene. Livia Ionce ha messo al mondo 18 creature e tutte con parti non gemellari. Oggi ha 44 anni e considerati i prodigi della ginecologia, che consente di fare figli anche a sessant’anni, la prole di Livia può registrare nuovi arrivi. Comunque la donna ha impegnato un terzo della sua vita in stato di gravidanza, altro che Italia.

Nella foto neonati in reparto maternità

 

Creatività? E’ qui, all’ombra del Vesuvio

Ci fanno ridere canadesi e australiani che scoprono ora il business dell’aria in lattina. A Napoli è cosa superata da decenni, quanti ne sono trascorsi dal tempo dell’idea geniale che consentì a un disoccupato di intraprendere un’attività redditizia con la vendita dell’aria di via Caracciolo e dintorni. In fatto di creatività applicata non è il solo caso. Gennaro, napoletano senza lavoro da sempre, intuì in largo anticipo la magia del telefono cellulare. Acuto osservatore dei problemi della città si pose il problema di alleviare i disagi degli automobilisti che nelle giornate di pioggia, quando non esisteva ancora la tangenziale, trascorrevano ore in macchina, bloccati nella Napoli completamente paralizzata. Gennaro investì il poco che aveva nell’acquisto di uno dei primissimi cellulari e l’offrì agli spazientiti per telefonare a mogli, capiufficio e amanti in eterna e impaziente attesa del loro rientro, dietro compenso di mille lire sborsate senza battere ciglio. E poi: in tempi andati, di recrudescenza legalitaria, anche a Napoli i vigili urbani misero in essere una severità altrimenti sconosciuta affibbiando un po’ di multe agli automobilisti restii a indossare la cintura di sicurezza in città. Claudio Ciaravolo, eclettico psicanalista napoletano, fece stampare tshirt che sul davanti simulavano, disegnata, la cintura, da dispensare agli automobilisti trasgressori. Lo stesso funambolico Ciaravolo, con la complicità di un amico psichiatra, si servì di una troupe della Rai regionale, affidatagli con altri obiettivi, per testare la capacità di disorientare alcuni malcapitati con tecniche di ipnosi istantanea. A sera, nelle vie “bene” di Napoli, i due “compari” fermavano persone di bell’aspetto e gli sparavano in faccia la luce abbagliante di un faretto. Poi la domanda a bruciapelo: “Mi dica la sua opinione sull’importanza del seno nell’economia globalizzata”. Risposte allucinanti, del tipo “Eh…eh, certo, possono influenzare i mercati finanziari”. Anche questa è Napoli.

 

Poliglotta si nasce. Come Bella Deyyatkina, genio di quattro anni

Il mio inglese scolastico, integrato parzialmente dalle scorribande nel mondo per missioni giornalistiche, è rimasto una lingua dall’impossibile pronuncia, slegata com’è da regole certe. Insomma un handicap incompatibile con la globalizzazione dei popoli e la dominante riconosciuta della lingua di Churchil nei cinque continenti. Di qui lo stupore per la diffusa padronanza degli slavi di una o due lingue oltre la propria. Sarebbe già troppo per il personale handicap di internazionalità, ma c’è di più e di più umiliante da raccontare. Dice di Bella Deyyatkina, una bambina russa di quattro anni che si esprime in russo, ovviamente, in inglese, francese, spagnolo, tedesco, cinese e arabo. Di sorprendente, oltre al dono della natura che privilegia la piccola Deyyatkina, è che si diverte a studiare lingue per sei ore al giorno, più che a giocare con le matrioska. Se gli abitanti del pianeta rosso decidessero di farci visita, si può star certi che Bella dialogherebbe con loro dopo poco in perfetto idioma martese.

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