Perché paghiamo tutti Radio Maria

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C’è più di un motivo per tornare sulle “mistiche” farneticazioni di padre Cavalcoli e l’incontrollata emittenza dell’universale Radio Maria. Il prete, sospeso dal direttore, vive di tenace autoreferenzialità e spavaldo si erge a censore del Vaticano. Suggerisce che studi per benino il catechismo e torna con piglio battagliero sull’esternazione che ha suscitato indignazione laica e non. Il terremoto, ha sentenziato in sostanza il prete radiofonico, è la punizione di Dio per le unioni civili tra omosessuali. Alle contestazioni del Vaticano risponde “Confermo tutto”, e lo dice nell’intervista a “la Zanzara”. Papa Francesco deve essere sobbalzato sulla sedia apostolica. Il caso Cavalcoli fornisce un buon motivo per esplorare il sommerso dei privilegi di cui gode il sistema Chiesa, proprio a partire da Radio Maria che all’opulenza di suo, per donazioni e finanziamenti privati nell’ordine di venti milioni di euro, dato relativo al solo 2015, somma anche il contributo pubblico di 800mila euro, motivato dal connotato di emittente nazionale comunitaria. E’ il finanziamento statale più ingente rispetto a tutte le altre radio private, elargito come semplice sostegno e non perché svolga un servizio pubblico. L’emittente si avvale di una trentina di dipendenti e di un vero esercito di volontari, più di mille tra laici e religiosi. In Italia usufruisce di 850 ripetitori, in parte contestati per la pericolosità delle onde elettromagnetiche, di ottanta studi in tutta Italia e ha collegamenti internazionali con 70 Paesi del mondo. Alle corbellerie di padre Cavalcoli si sovrappone con raggelante tempestività l’opinione del direttore di Radio Maria, tale don Livio Fanzaga, non sospeso. Nel commento all’approvazione della legge sulle unioni civili paragona impunemente la relatrice Cirinnà a una prostituta (capitolo diciassette dell’Apocalisse) e le prospetta il futuro nefasto di un funerale che arriverà anche per lei. Le augura insomma di crepare. Di identichi privilegi, gode anche Radio Padania di Salvini, finanziata alla pari di Radio Maria e di più, perché riceve anche contribuiti della presidenza del consiglio in quanto testata gestita da una cooperativa, che però non potrebbe essere considerata nazionale perché trasmette solo in nove regioni e con limitati sistemi di diffusione.

Nella foto padre Cavalcoli

 

Xenofobia padovana

A proposito di Lega e della Zanzara: ha detto Il vicesindaco di San Giorgio in Bosco, tale Nicola Pettenuzzo, leghista doc: “Costruiremo una piscina con tanto cloro per lavarci i profughi”. Dichiarazione choc durante la discussione sul progetto per la piscina comunale. L’interessato, intervistato dalla Zanzara ha smentito con un autoassolutorio “Non l’ho mai detto” ma lo ha smascherato il sindaco, tale Renato Bobo Miatello, altro leghista, motivando l’infelice gaffe del collega con la reazione alle “solite cose dette dall’opposizione che fanno saltare i nervi. E poi, non è una frase razzista. E cos’altro è signor sindaco? Il comitato “No Xenofobia di Padova” invita l’amministrazione a prendere le distanze, a scusarsi con i migranti e con i volontari impegnati nell’accoglienza. I migranti, sottolinea il comitato, fuggono dalle guerre e dalla fame, non sono malattie da curare o macchie da pulire ma persone che cercano il nostro aiuto. “Vergogna”.

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