La coalizione degli sconfitti abbarbicata al potere

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La coalizione degli sconfitti, dei veterani della politica che potrebbero dedicare esperienza e tempo libero al saggio accudimento dei nipotini, a raccontare la storia della sinistra nei circoli superstiti del Pd, prova a rimanere abbarbicata al potere, loro sottratto dall’involuzione che sfalda ineluttabilmente l’impianto ideologico della sinistra. Individuato il “nemico”, ovvio, il renzismo, la strana compagine della minoranza dem va all’assalto del forte Nazareno, baionetta in resta, ma spuntata, inadatta a colpire mortalmente l’antagonista che raddoppia la sfera di potere con la segreteria del partito e la presidenza del consiglio. Lo ha intuito l’uomo colto della contestazione interna, al secolo Cuperlo, che coglie al volo l’impegno di Renzi ad adottare le modifiche richieste alle legge elettorale e promette un significativo Si al referendum del 4 dicembre. Contro, per il NO, convivono pezzi sparsi della minoranza, l’etereo Speranza, D’Alema al cianuro, il derelitto Bersani, in compagnia di Salvini, Grillo, Meloni, Berlusconi e quelli di Casa Pound, dei frustrati Sel, avidi di potere negato, di alcuni vetero costituzionalisti, dell’ambiguo Travaglio e del giornale che dirige per attaccare tutto e tutti, secondo la tradizione italiana del qualunquismo più volte alla ribalta sulle scene italiane. Dimenticavo il comico grillo Grillo e la sua truppa di finti rivoluzionari della politica. L’angosciata domanda del popolo tradito della sinistra: nascerà mai un leader di statura capace di far rinascere la sinistra, quella storica, di Togliatti e Ingrao? Nell’attesa c’è l’esito incerto della guerriglia che vede su sponde belliche opposte il renzismo, forte del dinamismo del premier e di una compagine di governo di alto livello, con Del Rio, Padoan, la Boschi, Madia, Calenda, Poletti, Mogherini, Franceschetti, Martina, Gentiloni, Orlando e gli “altri”, tutti gli altri di una anomala sinergia tra sinistra di Sel e destra di La Russa.

Nella foto Bersani e la Boschi

 

In quel della Leopolda

In corso di raduno del SI alla Leopolda, i renziani hanno proiettato passi scelti delle bufale, così definite dalla Boschi, firmate da Travaglio, D’Alema, dai grilletti Di Battista e Di Maio. La ministra ha stravinto sugli interlocutori televisivi che hanno provato a metterla in difficoltà (tra gli altri Formigli, l’Annunziata e ovviamente Vespa) e hanno dovuto issare la bandiera bianca della reda, sconfitti da lucida competenza. Per dirne una la replica al Movimento 5Stelle che, ha chiesto ragione,, scandalizzato, dell’immunità concessa ai nuovi ospiti del Senato (Calati dall’alto? Proprio no, eletti sindaci e consiglieri regionali dai cittadini, ha ricordato la Boschi). L’unico Paese che l’ha abolita? La Turchia, dove il dittatore Erdogan ha potuto liberarsi della contestazione incarcerando gli oppositori in Parlamento. E poi, ha chiesto la ministra, perché non rinunciate voi alle prerogative di tutela parlamentare quando offendete in termini di querela le nostre deputate? Ancora, sull’accusa di una riforma scritta da banchieri e speculatori: “Raccoglie le esperienze migliori di oltre trent’anni di dibattiti tra esperti, opinionisti, politici, opinione pubblica. Con il voto la referendum la scrivono i cittadini. Il testo è nato in Parlamento , la legge di riforma è stata votata sei volte. Camera e Senato sono stati impegnati per due anni e 2600 votazioni (Bersani che continua ostinatamente a sostenere il NO, l’ha votata tre volte)”. Sullo sfondo ecco i termini del conflitto interno al Pd. La minoranza , insoddisfatta dell’impegno di Renzi a intervenire sull’Italicum con le modifiche richieste, inventa un nuovo escamotage per confermare il NO, giustificato con un “Troppo tardi” spia della mancanza di motivazioni credibili.

 

Quando il potere logora chi ce lo ha

Guerra continua in casa 5Stelle. Roberta Lombardi, esclusa dal cosiddetto direttorio, non risparmia bordate alla sindaca Raggi e in particolare sugli incarichi affidati ad Alfonso Marra, definito il virus che ha infettato il Movimento per il suo ruolo rivestito con il sindaco di destra Alemanno. Marra, a dire della Lombardi, si sarebbe paragonato allo spermatozoo che ha fecondato il Movimento. All’attacco della Lombardi partecipa Carla Ruocco, altra esponente del direttorio romano, in rottura con la Raggi per la gestione caotica del Campidoglio. Dalla Raggi prendono le distanze anche i leder del movimento. La tendenza è di lasciarla alla sua autonomia per evitare che la paventata incapacità a governare la Capitale possa erodere la credibilità del Movimento. Un segnale che Virginia sia in chiara difficoltà è venuto dalla prima conferenza stampa convocata in Campidoglio. Breve saluto della sindaca e via, per eludere le domande dei giornalisti. Fuga strategica.

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