Padre perdonali, non sanno quel che fanno

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Scomodare il Padreterno? Finché il blasfemo è tale Cioffi, senatore di Cinquestelle, passi. I grillini sono avvezzi a esternazioni squinternate e parlano senza contare fino a dieci come suggerisce la prudenza verbale, ma se a sostituirsi a Dio per interpretare eventi terreni propri della natura come i terremoti, è una voce della Chiesa, allora c’è da riflettere perfino sulla sacralità della libertà di pensiero e di stampa. Succede a Radio Maria, la stessa indagata a suo tempo per inquinamento elettromagnetico dei suoi dintorni. L’emittente ecclesiastica non si esime dalla disamina sulla genesi del disastroso sisma in corso nell’Italia centrale. E’ la conseguenza del peccato originale” sancisce e già questo susciterebbe l’ira di “lassù”, ma oltre sono citati come concausa i matrimoni gay “offesa alla famiglia e al matrimonio etero”. Perfino il Vaticano esprime indignazione e condanna, con un intervento di censura del vice segretario di Stato Becciu: “Castigo per unioni gay? Offensivo e scandaloso. Parole degne del periodo parole degne del periodo precristiano”. Sotto a chi tocca, chi si vuole accodare agli stolti che speculano strumentalmente sulla tragedia del terremoto? Avanti c’è posto per altri mistificatori.

Nella foto l’unione civile di una coppia gay

 

Sindaci, trasgressori seriali

In parallelo, anche se su una sponda di diverso segno, ecco l’intolleranza troglodita di sindaci che rifiutano di celebrare le unioni civili tra omosessuali. Il primo cittadino (ma dovrebbe essere l’ultimo) di San Giovanni in Persiceto, provincia di Bologna, città accreditata di grande rispetto per le libertà di ogni genere, ha negato il diritto di unire le loro vite a una coppia di omosessuali. Tale Lorenzo Pellegatti, sindaco eletto con un lista civica, alle contestazioni risponde che non impedisce a nessuno di unirsi civilmente ma “in forma privata”. Capito l’idiozia? La replica del Pd accomuna Pellegatti ai sindaci della Lega che rifiutano di applicare un legge dello Stato.

 

Con l’antibrexit vola la sterlina

Brexit rappresentativo della volontà di autonomia degli inglesi, di divorziare dall’Europa, o grassa ignoranza delle conseguenze dell’addio? Il rebus è di ardua soluzione ma uno spiraglio di luce arriva all’indomani del colpo alla credibilità dei brexit inferto dalla decisione dell’Alta Corte inglese che ha imposto di sottoporre al Parlamento i requisiti del referendum pro o contro l’esodo. Appena intravista l’ipotesi di disconoscere la decisione del governo May e di recedere dal brexit, la sterlina, nei giorni scorsi in calo verticale nei confronti del dollaro e dell’euro, si prende una clamorosa rivincita e raggiunge il massimo valore rispetto alle monete concorrenziali. Pensiamo alle massaie inglesi che vedono i loro soldi recuperare capacità di spesa e alla city londinese che intravede la possibilità di rimanere nella capitale mondiale della finanza.

 

 

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