Il terremoto degli sciacalli

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In questo tempo di eventi disastrosi, e il terremoto è uno dei più devastanti, si assiste a più forme di sciacallaggio. Infame quello degli imprenditori che a poche ore dal sisma dell’Aquila commentarono ridendo sguaiatamente gli affari che avrebbero realizzato con la ricostruzione. Criminali sono gli sciacalli che si aggirano nei luoghi dove si sono sgretolate case e monumenti per rubare agli sfollati, impossibilitati a proteggere i propri beni. Una forma anomala, non meno odiosa, vede come protagonista un’eletta al parlamento con Cinquestelle. La grillina, tale Enza Blundo, in piena tragedia per il terremoto, ha sostenuto che il governo avrebbe bluffato abbassando il dato sull’intensità delle scosse per non risarcire le popolazioni colpite. Sostiene la maligna pentastellata che il terremoto nel centro Italia classificato in un primo momento con il 7.1 della scala Richter sarebbe stato declassato a 6.1. Il deficit di intelligenza razionale della Blundo le ha impedito di capire che tra 7.1 e 6.1 non cambia la realtà di interi paesi rasi al suolo che il governo dovrà sostenere finanziariamente. La sortita della 5Stelle non è isolata, qualche giorno fa Andrea Cioffi, senatore grillino aveva farneticato con un Tweet demenziale: “A Roma due scosse in due ore. Il senato ha retto benissimo. Reggerà anche alla deforma di Renzi’ Io voto no”. Subissati di fischi e sberleffi dagli stessi cinquestelle la Blundo e Cioffi hanno innestato la retromarcia ma a frittata già fatta.

 

Italia-Bruxelles, botte e risposte

Ci si mette anche Bruxelles. Il ministro Padoan nel presentare i conti dell’Italia all’Europa ha dimostrato che sarebbero perfettamente in ordine se si estrapolassero dal bilancio i costi delle emergenze terremoti e per l’accoglienza dei migranti. La Ue risponde con una sgradevole censura sul presunto populismo della nota inviata dal governo italiano. All’insoddisfazione di Bruxelles Renzi risponde che se la Comunità non ottiene una netta inversione di tendenza dei Paesi che rifiutano l’accoglienza alle proprie quote di profughi, l’Italia non verserà i venti miliardi che gli stessi ricevono come finanziamento comunitario. E aggiunge che non riconoscere l’estraneità dei costi per le emergenze è una chiusura inaccettabile. Populista?

 

Brexit, pianti finanziari di coccodrilli

Deficit di informazione, revancismo da ex impero coloniale e rigurgiti nazionalisti della destra, hanno contribuito ad alimentare l’ignoranza degli inglesi, impediti a capire le conseguenze del sì al brexit. La Gran Bretagna, appena desta dopo la sbornia secessionista, assiste smarrita al deprezzamento della sterlina, al drammatico annuncio dell’esodo dalla city della finanza, delle grandi banche, alle spinte xenofobe che mettono in discussione il contributo di tre milioni di europei (oltre 160mila italiani) alla salute economica e culturale del Paese. Il Regno Unito ha di fronte l’ostilità della Ue che promette di non fare sconti durante la trattiva per l’uscita dell’Inghilterra dalla comunità e per aggiungere un titolo al contenzioso minaccia di abolire l’inglese come lingua dell’Unione. (Nella foto cartelli no brexit)

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