LEGGE DI BILANCIO E FAVORI AI BANCHIERI

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Nella legge di bilancio i soliti favori ai banchieri. La protesta di Adusbef.

Elio Lannutti. In apertura Renzi e Padoan

Elio Lannutti. In apertura Renzi e Padoan

Spulciando la legge di bilancio, bollinata dalla ragioneria dello stato, controfirmata dal presidente Mattarella e trasmessa al parlamento, confermiamo i favori del governo ai banchieri ed agli assicuratori con l’Ape, che obbliga i lavoratori che hanno lavorato 40 anni a contrarre mutui ventennali e costose polizze vita per andare in pensione; al fondo di risoluzione ed agli sconti fiscali alle Sgr valutate in totale tra 1,5 e 2,5 MLD di euro; ai finanziamenti per i sodalizi sportivi alle combriccole di amici e compari, che avranno 97 milioni di euro per sollazzare gli amanti del golf, mentre non siamo riusciti a trovare nelle norme, i 500 milioni di euro promessi da Renzi nella conferenza stampa del 15 ottobre 2016, per aumentare il fondo povertà, con i poveri aumentati costretti a fare la fila alle mense Caritas per mangiare.
Sommando i 648 milioni di euro stanziati al fondo esuberi dei bancari; le agevolazioni a favore dei Fondi Comuni controllati dalle banche; l’abolizione dell’addizionale Ires a favore di Sgr, assicurazioni ed intermediari finanziari; le norme ad hoc per il Fondo di Risoluzione che avrà consistenti benefici fiscali per diluire in più anni l’impatto negativo sui bilanci bancari, dopo la disastrata gestione delle 4 Good Bank, quali Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, possiamo stimare tra 1,5 e 2,5 MLD di euro le provvidenze a favore dei banchieri. La legge di Bilancio prevede anche che le contribuzioni addizionali richieste alle banche per coprire le perdite del Fondo nazionale di risoluzione (quello che ha rilevato la proprietà delle quattro “good bank”) possano essere differite su decisione di Bankitalia.
La norma che certifica il fallimento dell’operazione di salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, Cariferrara, dispone che la Banca d’Italia possa decidere che i contributi addizionali richiesti alle banche per coprire le perdite del Fondo di risoluzione vengano versati “entro un arco temporale stabilito dalla stessa Banca d’Italia e comunque non oltre 5 anni successivi a quello di riferimento delle contribuzioni addizionali medesime”. Una norma retroattiva, che cerca di diluire il più possibile nel tempo i costi a carico delle banche (costi che peraltro molti istituti hanno già iniziato indebitamente a riversare sulla clientela), con il Fondo di risoluzione che dovrà essere ricapitalizzato visto che i soldi spesi per il salvataggio non potranno essere recuperati con l’eventuale vendita delle quattro banche, una perdita di oltre 1,6 MLD di euro, in gran parte a carico della cassa depositi e prestiti che aveva garantito l’esposizione di 3,8 MLD delle banche. Il Fondo che ha chiuso il 2015 con una perdita di oltre 2,1 miliardi, se non dovesse riuscire a raccogliere fondi sufficienti per gli interventi previsti con la vendita delle attività in portafoglio, obbligherebbe Bankitalia a chiedere contributi addizionali di circa 730 milioni di euro, strada obbligata data la gestione fallimentare delle 4 banche che hanno chiuso il bilancio con una perdita di 133 milioni di euro e 4,2 MLD di crediti deteriorati, ennesima conferma di un sistema bancario predatorio, protetto dalla Banca d’Italia, che addossa alla fiscalità generale e sulle spalle degli utenti vessati e saccheggiati, la gestione fallimentare del credito e del risparmio.

 

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