SI o NO ma informati

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Non solo gli analfabeti residuali, né la massa di italiani che non leggono il giornale e cambiano canale se in onda si trasmettono telegiornali o talk show di approfondimento: anche persone mediamente informate, professionisti d’ogni genere, insegnanti, perfino molti giornalisti, sanno poco o niente del prossimo referendum costituzionale. Ti guardano smarriti se chiedi di legittimare il loro sì o no, balbettano lo schematismo degli slogan che i contendenti impiegano per semplificare le rispettive opinioni e guai ad andare a fondo, chiedendo “Un buon motivo per votare sì, o no”. L’esito è un mutismo da resa senza condizioni, inquietante, un “meglio di niente” dei signor sì e un “non cambia niente” dei fan del no. In questa sede non prendo posizione anche se ne avrei una voglia matta. Mi limito a un appello erga omnes, esteso cioè a tutti gli agnostici, i pigri, gli indecisi. Informatevi. Non è difficile, i maggiori quotidiani con saggia equità pubblicano le ragioni del SI e del No sostenute da eccelsi costituzionalisti, politologi delle due parti, opinionisti. La questione delle riforme non è cosa marginale e tanto meno ininfluente. Il referendum chiede a tutti gli italiani di esercitare il diritto di decidere, scegliere, partecipare. In qualunque contesto ne discuto con chi alla domanda secca risponde SI o No d’istinto, per mera simpatia-antipatia nei confronti dei promoter di opposta tendenza. Il referendum del 4 Dicembre è ovviamente altro e per rendersene conto è sufficiente leggere i quesiti esposti dall’invito televisivo al voto, senza pregiudizi e condizionamenti da schieramenti di destra, centro, sinistra.

Nella foto i quesiti referendari

 

Esuli per sopravvivere

Confida Lella Capunzo, casalinga di settantadue anni, unico reddito la pensione Inps minima, che in Piemonte, dove ha vissuto i suoi primi 71 anni, ha conosciuto il dramma della miseria. Ha lasciato il paese di nascita nelle langhe di Monforte d’Alba, grazie a una colletta di parenti e amici che le hanno donato il biglietto di sola andata per la Romania, un gruzzoletto per le prime spese di ambientamento e l’indirizzo dei Cuocolo, emigrati a Bucarest, dove abitano una casa dignitosa lungo il fiume  Dâmbovița. Lella può contare su 638 euro e spiccioli al mese e per grazia ricevuta dal governo della quattordicesima. In Italia, per generosità del proprietario il fitto della casa le costava 350 euro. Con i trecento rimasti la donna, nubile per antica scelta, doveva procurarsi il mangiare, pagare le bollette e coprire qualche inevitabile spesa extra. In due parole viveva di stenti. Ioana, badante da molti anni al servizio di un generoso e quieto magistrato in pensione le dice: “Vivi da sola, non ti legano alla tua terra speciali vincoli di amicizia, né parenti in grande confidenza. Apri gli occhi. In Bulgaria, nel mio Paese con i soldi di pensionata ti è possibile una vita senza affanni, preoccupazioni economiche e rinunce”. Lella è attratta dalle prospettive elencate da Ioana, non senza dubbi sul brusco cambiamento di abitudini, per l’estraniazione dall’italianità di un vita intera. Ma decide per il “gancio” offerto dalla badante bulgara e parte. “Cari cugini”, non l’avrei mai immaginato, scrive da Bucarest. “Qui, in Romania, ho scoperto una seconda vita. Sono serena e niente problemi” Domanda. Chissà se è rivolta anche a Lella l’attenzione del fisco italiano che manda impuniti i grandi evasori e chiede di mettersi in regola con l’Erario ai pensionati costretti all’emigrazione per sopravvivere.

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