Sì, ma: Dylan accetta il Nobel

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Dopo un paio di settimane esce dalla latitanza Bob Dylan, dato per disperso dai cacciatori di notizie. Si fa vivo dopo aver indispettito i promotori del Nobel alla letteratura e suscitato l’acrimoniosa invidia di scrittori dei cinque continenti, Italia Compresa (Baricco e C.). Ci andrò, compatibilmente con i miei impegni, annuncia l’autore di testi poetici delle sue canzoni e antagonista dei poteri forti. Commenta di essere molto onorato per il riconoscimento. La conferma dell’accettazione, non senza un sospiro di sollievo, viene dalla Fondazione del Premio. A sorpresa Dylan si dice in disaccordo con la valutazione di un membro dell’Accademia svedese che giudica i suoi testi pienamente in sintonia con la sezione letteratura del Nobel perché si pone in continuità con la tradizione orale di poeti come Omero e Saffo.

Nella foto Bob Dylan

 

E’ l’era delle ingiurie: Hutter vs Serra

E’ cosa giusta complimentarsi con il “Fatto Quotidiano” diretto da Travaglio, il quale che deve soffrire di stati di disattenzione o in alternativa di stress da ricerca di velenose contumelie contro tutti, specialmente se di sinistra. Si potrebbe motivare così l’omissione di controllo di quanto pubblica il giornale che dirige. Come spiegare altrimenti le rozze volgarità a firma di tale Paolo Hutter che indispettito per il SI di Michele Serra al referendum per la riforma costituzionale (rubrica L’Amaca su Repubblica)   gli invia le seguenti espressioni: “Servo del sistema e difensore della schiforma, “Uno che si mette sul mercato in attesa che passi un acquirente”, “Leccaculo di Renzie”, “Rincoglionito di sottopotere” “Scemo che si rivolge agli scemi”, eccetera, eccetera. Serra, con abituale ironia riporta gli insulti e li etichetta come sfregiante protervia. Diventa insopportabile il fuoco che cova sotto le prime ceneri del referendum e manca ancora più di un mese.

 

Il sisma? Colpa dell’Unesco

Allucinante, incredibile, ma vero. Il vice ministro israeliano Ayoob Kara si lancia in una farneticante esternazione e motiva il terremoto che devasta il centro Italia con la decisione dell’Unesco contro il suo Paese. Lo fa nel momento della scossa avvertita a Roma, mentre partecipa con una delegazione israeliana all’incontro in Vaticano per ottenere sostegno all’opposizione alla mozione con cui l’Unesco ha scelto di utilizzare solo la terminologia araba per definire posti simbolici come “il Monte del tempio”. Il fantasioso vice ministro si riferisce alla mozione che definisce Israele potenza occupante. Insomma per il rappresentante istituzionale del Paese ebreo il sisma sarebbe stato causato dalla decisione delle Nazioni Unite. Le Parole non rappresentano la posizione dello Stato di Israele, precisa l’ambasciata israeliana a Roma. E meno male, altrimenti dovremmo pensare che il signor Kara sia titolare di facoltà iettatorie, capaci di attribuire a una delibera delle Nazioni Unite la facoltà di provocare terremoti, maremoti, alluvioni e altri disastri ambientali.

 

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