MONTE DEI “PACCHI” DI SIENA / RENZI & GLI AMICI AMERIKANI

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Obama con Matteo Renzi. In apertura sullo sfondo il premier e, in primo piano, da sinistra, Corrado Passera e Vittorio Grilli

Obama con Matteo Renzi. In apertura sullo sfondo il premier e, in primo piano, da sinistra, Corrado Passera e Vittorio Grilli

Yes we can. Con queste parole di certo Obama ha rassicurato il grande amico italiano, Matteo Renzi, prima di abbracciarlo da presidente per l’ultima volta. Possiamo aiutarti anche a disinnescare la “dirty bomb” che rischia di deflagrare nel Paese!, alle prese con una bomba ad orologeria chiamata Monte dei Paschi di Siena. L’istituto ormai entrato nel guinness dei primati, il terzo salvataggio nel giro di pochi anni. E al capezzale della più antica banca del mondo – come tiene a sottolineare sempre il premier – stanno correndo le truppe a stelle e strisce, Jp Morgan in prima linea, seguono a ruota i big dei fondi Usa. E un generale a comandare le operazioni, ben nascosto da sguardi indiscreti, l’ex segretario del Tesoro Timothy Geithner. Riusciranno i nostri eroi a stoppare la bomba e soprattutto ad evitarne i colossali effetti a catena, il devastante “grappolo”? A nascondere sotto il tappeto – come nei migliori salotti – tutta la sporcizia accumulata negli ultimi anni di vandaliche gestioni a base di derivati tossici per i risparmiatori e miracolosi per le tasche dei top manager? E ad evitare un altro effetto collaterale, ovvero il giallo legato a David Rossi, l’uomo della comunicazione “suicidato” perchè stava per vuotare il sacco con i pm? Un complesso mosaico. Vediamo di ricomporre le tessere.

 

DAI GRILLI AI PASSERA, TUTTI A FONDO

Jamie Dimon

Jamie Dimon

Partiamo dalla prima pedina americana in campo, Jp Morgan. E’ del suo Ceo, Jamie Dimon, la firma in calce al primo piano di salvataggio varato qualche mese fa e recapitato su un piatto d’argento a palazzo Chigi ad inizio luglio da Dimon e Vittorio Grilli, da metà 2014 presidente del “Corporate & Investment Bank” per Europa, Africa e Medio Oriente del colosso finanziario Usa. Il piano concordato con la nostra Mediobanca si basa sostanzialmente su due gambe: impacchettamento di tutte le sofferenze (quasi 28 miliardi di euro, una doppia finanziaria) e vendita in saldo (70 per cento di sconto, 9 milioni di euro la previsione); subito dopo ricapitalizzazione, per 5 miliardi. Ma c’è un “pacco” al seguito: la bellezza di 1 miliardo e mezzo di commissioni, una bella cresta ufficiale (figurarsi il dietro le quinte). E per cucinare al punto le pietanze previste dal piano, ecco ai fornelli il nuovo chef, il neo amministratore delegato Marco Morelli, subentrato al “licenziato” Fabrizio Viola per precisa volontà di Jp Morgan: resta negli annali il contestuale ordine, arrivato dagli States e da palazzo Chigi, al ministro dell’Economia Carlo Padoan con il nome del nuovo Ceo da girare al presidente di Mps Massimo Tononi, un altro con i giorni contati. La prova del nove? Morelli, nel suo pedigree, vanta due precedenti importanti, e entrambi targati Usa: Merrill Linch Italia e la stessa Jp Morgan, la quale provvederà ad assicurare – secondo il piano – anche un necessario “prestito ponte” da almeno altri 5 miliardi per garantire il buon esito di tutta l’operazione. E in soccorso dovrebbero arrivare alcuni fondi da non poco: arabi uber alles, con Quatar e Kuwait in pole position; ma anche cinesi.

Marco Morelli

Marco Morelli

Burattinaio italiano, l’ormai londinese Vittorio Grilli, una vita alla direzione generale del Tesoro, poi ministro dell’Economia nel governo Monti, quindi passato ai vertici di Jp Morgan: nel mirino – secondo piazza Affari – la poltrona di Governatore in Bankitalia. Una manovra, quest’ultima, già tentata: puntando su una serie di amicizie pesanti, alcune non poco discutibili (come l’ok di un suo grande amico, Massimo Ponzellini). E altre “sbandate” hanno rischiato di farlo finire fuori strada: come le consulenze d’oro affidate da Finmeccanica alla sua consorte, Lisa Lowenstein; o la maison acquistata a prezzo di saldo – un super catastale – ai Parioli.

Warburg Pincus

Warburg Pincus

Passiamo alla seconda pedina americana, i big dei “fondi”, in prima fila Warburg Pincuss. Per la regia di Corrado Passera, il cui blitz ha permesso allo stremato titolo Mps di guadagnare per incanto quasi il 40 per cento del suo valore, giunto ai minimi storici. Una settimana da incorniciare, in cui Mps cambia letteralmente pelle, con un terzo degli azionisti nuovi di zecca. Raider, speculatori in gran parte, osservano a piazza Affari. Ma non solo, e soprattutto “non meglio”. “Partito in extremis – viene ancora spiegato – Passera ha delle carte da giocare e può contare sui grossi legami costruiti negli anni. E nulla vieta di pensare che alla fine le due pedine sullo scacchiere troveranno un accordo vantaggioso per tutti: se le portaerei si muovono, vuol dire che la partita è grossa, il premier che altrimenti affoga va salvato a tutti i costi, una bella operazione Restore Hope”.

 

GEITHNER, DA MORGAN A PINCUS

E forse proprio per questo la bacchetta magica può passare tra le mani di uno che uno di bilanci pubblici & ricchezze private ne sa più di tutti: Timothy Geithner, per anni al timone del Tesoro Usa, mente e braccio finanziario di Barack Obama. Il suo nome, un paio d’anni fa, è salito alla ribalta delle cronache di casa nostra per l’uscita di un suo libro, “Stress Test”, in cui ricostruiva alcune storie economico-politiche internazionali: tra cui anche le “dimissioni”, nel 2011, del premier Berlusconi e l’arrivo dei “non votati”, a cominciare da Mario Monti, un nome ovviamente ben visto negli Usa (come Mario Draghi). Fra le dorate “porte girevoli” dell’establishment americano, quella targata Giethner brilla in modo particolare: dagli affari pubblici, col Tesoro, passa subito armi e bagagli ai pezzi da novanta del privato: proprio tra le braccia di Jp Morgan, la prima esperienza. E dopo un paio d’anni eccoci a Warburg Pincus, il colosso dei Fondi, 400 dipendenti e un giro d’affari da una quarantina di miliardi di dollari annui.

Timothy Geithner

Timothy Geithner

Osserva un analista finanziario statunitense: “il gioco è abbastanza chiaro, bisogna vedere quali modalità operative verranno individuate per risultare più credibili. Renzi ha chiesto una grossa mano agli Usa, a Obama, per la pratica Mps che significa molto per le sorti del governo: se va male, va all’aria l’esecutivo. Una sorta di bis del referendum. Quindi entrano in scena i due piani, che portano sempre negli States. I vostri Grilli e Passera troveranno un accordo, perchè lo vogliono l’esecutivo Usa, certo ancor più se arriva la Clinton, e i colossi della finanza, anche per colonizzarvi meglio. E in tutta l’operazione gli uomini d’oro avranno sempre da guadagnaci come dei Paperoni: pensate solo a quanto hanno beccato, milioni di dollari, alcuni amici di Geithner lavorando con Goldman Sachs, Citigroup, Blackstone e altri grande banche di Wall Street: per fare solo due casi, 3 milioni a Lee Sachs con Mariner Investment Group, un hedge fund di New York, e 1 milione 200 mila a Gene Sperling con Goldman Sachs”.

Ma torniamo a Siena, al suo palio arcimilionario imbandito intorno al Monte, alle stratosferiche fortune accumulate da alcuni suoi papaveri freschi di rinvio a giudizio (e gli altri?) come al solito ai danni dei risparmiatori e delle casse pubbliche, visto il super costo dei due precedenti salvataggi. Comincerà infatti a Milano, il 15 dicembre, il processo a carico di 16 imputati, dopo le inchieste della procura di Siena e il quasi totale passaggio dei fascicoli a quella meneghina. Tra i vip, Giuseppe Mussari, Gianluca Baldassarri e Antonio Vigni, cui tiene compagnia Raffaele Ricci, responsabile vendite di Nomura (la sigla dei super tossici derivati) per Europa e Medio Oriente. Sotto i riflettori le operazioni sui derivati Santorini e Alexandria, sul prestito ibrido Fresh e sulla cartolarizzazione Chianti Classico. Tra le parti civili, oltre ovviamente ad un migliaio di risparmiatori, lo stesso Monte dei Paschi ‘nuova gestione’, Bankitalia e Consob. Incredibile ma vero: proprio coloro i quali hanno assistito, fin dal 2011, allo scempio, con un salto triplo si ergono a censori.

E’ infatti datata 28 luglio 2011 la prima, minuziosa denuncia inviata alla Consob. Un esposto anonimo (lo riproduciamo in basso) nel quale veniva dettagliata per filo e per segno, operazione per operazione, tipologia per tipologia, la strategia affaristica della “banda del 5 per cento”, che ha condotto alle voragini nei conti dell’istituto e alla creazione di fondi neri – quasi sempre acquartierati in paradisi fiscali – per i componenti della band.

 

DAL J’ACCUSE ANONIMO AL VOLO DI DAVID

David Rossi

David Rossi

“Da molti anni – è l’incipit del j’accuse – lavoro all’interno del Gruppo Monte dei Paschi. Ho assistito a diverse ispezioni (nelle sedi di Milano e Siena) da parte della Consob, della Guardia di Finanza e Banca d’Italia. Sono state rilevate piccole irregolarità procedurali. Nessuna di queste ispezioni però ha mai notato tutte le irregolarità, gli abusi e le vere e proprie truffe finanziarie realizzate negli anni da alcuni alti dirigenti che controllano la Banca. Fatti estremamente gravi che potrebbero mettere in serio rischio la continuità aziendale e colpire moltissimi piccoli risparmiatori i quali hanno investito nei titoli del Monte dei Paschi”. E continuava: “Non è un segreto che le banche italiane siano piene nei loro portafogli di titoli di stato italiani (decine di miliardi di euro per Mps), non è un segreto che la loro rivalutazione a prezzi di mercato annienterebbe il capitale sociale di una banca sottocapitalizzata come MPS; non tutti sanno però che molte delle transazioni eseguite per montare queste posizioni ‘strategiche’ generano sistematicamente fondi neri a tutto vantaggio della Direzione Generale e dei dipendenti coinvolti nella truffa”.

E giù come una sfilza di nomi eccellenti – in prima linea l’allora responsabile dell’area Finanza Baldassarri, in sella già da un decennio, il direttore generale Vigni e il responsabile londinese dell’area trading, Pompeo Pontone – di sigle paravento per le spericolate operazione di “broker amici” che vanno dalla GDP alla Enigma Securities, entrambe con sedi a Milano e Lugano; di “prezzi fuori mercato”, di giganteschi flussi di “titoli da tradare”; del “Flipping tanto amato dai colleghi dei Corporate Bonds di via Rossellini 16 a Milano”; della “Sorpresa” a base di titoli obbligazionari, divertente (per chi la fa, non chi la subisce, i soliti risparmiatori) acrobazia che Mps ha giocato nel corso degli anni “con Nomura, con Jefferies, con CSFB e con JP Morgan”. Guarda caso, proprio chi oggi corre per il “salvataggio”…

Gianluca Baldassarri

Gianluca Baldassarri

Attenzione alle date. Il periodo d’oro per la band capeggiata da Baldassarri va dal 2008 al 2011, quando consorella Enigma movimenta 1 miliardo abbondante di euro, soprattutto in direzione di banche maltesi, inglesi, svizzere, lussemburghesi, delle Bahamas, di Singapore. A spalleggiare il tutto, poi, altre dinamiche sigle, come Lambda Asset managment e Lamba securities, Vasco Shipping, Atrium portfolio. Nell’articolato gioco di scatole cinesi e vorticosi riciclaggi fanno capolino anche la sanmarinese SMI del conte Enrico Maria Pasquini (salito alla ribalta delle cronache, mesi fa, con la Ferrotramviaria spa, proprietaria delle linee killer in Puglia) e la United International Bank messa in piedi alle isole Vanatu, nel Pacifico, dal cognato di Pasquini, Andrea Pavoncelli.

A luglio 2011 l’anonimo invia l’esplosiva missiva alla Consob che se ne lava le mani e la gira a Bankitalia. La quale predispone, nella primavera successiva, un’ispezione, mentre nel frattempo cominciano le indagini della procura. Poi il febbraio di fuoco 2013: in rapidissima successione l’arresto di Baldassarri, il volo di David Rossi (che il giorno seguente era atteso in procura per la verbalizzazione clou) dal quinto piano di Rocca Salimbeni, il primo salvataggio da 4 miliardi di obbligazioni sottoscritte dallo Stato, i famosi (famigerati?) Monti bonds. Dai bond a più accurate indagini sui conti della band trascorre un anno esatto: è infatti di febbraio 2014 una maxi operazione delle fiamme gialle che passeranno al setaccio case e uffici di Baldassarri & C.

 

L’ONNIPRESENTE MASSIMO CAPUTI

Massimo Caputi

Massimo Caputi

E cominciano a saltare fuori altre carte bollenti. Come quelle che documentano, per fare un solo esempio, gli stretti rapporti di Baldassarri con un pezzo da novanta del parastato prima, e dei fondi pubblici poi, Massimo Caputi, passato dai fasti di Sviluppo Italia ai mega business di Fimit & consorelle, poi Feidos, quindi Prelios. Del resto, Caputi ha fatto parte del consiglio d’amministrazione di Monte dei Paschi, ai tempi della vicepresidenza Caltagirone (per anni legato a Caputi attraverso le acrobazie finanziarie di “Fabrica sgr”) e soprattutto nella sfavillante era Baldassarri a capo delle Finanze Mps, quel ruggente quadriennio d’oro.

Non poco significativo il fascicolo aperto dalla procura di Roma a febbraio 2012 proprio su Caputi: è il pm Giorgio Orano a puntare i riflettori sul super manager e re dei fondi. Già il capo d’imputazione è sintomatico della ragnatela di interessi e dei palesi, relativi conflitti: Caputi, infatti, è indagato “in qualità di ex presidente del CdA di ‘Monte dei Paschi Asset Management SGR’ (intestataria del 45 per cento delle quote di ‘Fabrica SGR spa’) e azionista di controllo della Feidos spa (principale consulente della medesima ‘Fabrica SGR spa’)”. Già tutto un programma. Quali esiti? Si è mai incrociata, l’inchiesta romana, con quelle senesi e milanesi?

Gli incroci – come gli esami – non finiscono mai. Un altro spunta a Lugano, dove è acquartierata la già vista GDP, una creatura nata dal matrimonio di Baldassarre con un altro finanziere d’assalto Roberto Villa, tra gli indagati della procura di Siena. Per anni al vertice della tormentata (anche qui una storia oscura di crac & connection) Richard Ginori, Villa: e proprio tra le celebri porcellane si sono cementati i legami d’affari con Massimo Caputi, a bordo dei suoi “fondi”.

Povera Italia. Via Usa, via Lugano o via Milano, stiamo andando tutti a picco. Anzi, a Fondo.

 

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