Se “bastardi” è appropriato

Condividi questo articolo

E’ impresa di facile soluzione. La ricerca del termine più appropriato per etichettare chi milita nell’Isis si conclude alla lettera “b” del dizionario, alla parola bastardi, intesa come “brutti bastardi” che nulla ha a che vedere con l’attributo di ibrido tra due razze di animali. A “bastardi” si possono congiungere altri complimenti: senza dio, assassini, degenerati, psicopatici seriali e oltre, cioè il peggio che ciascuno ha in memoria per definire l’immonda disumanità dei terroristi che si spacciano come giustizieri per volontà di Allah. Chi sono? Delinquenti che uccidono brutalmente chi non si piega alla coercizione di citare versetti del Corano; criminali che massacrano donne, bambini, preti, lavoratori occidentali sequestrati, bestie che distruggono testimonianze preziose dell’arte; bruti che rapiscono giovani ragazze per abusarne, renderle schiave e ora si scopre venderle all’asta on line; predatori che si arricchiscono impadronendosi di pozzi petroliferi, con balzelli sulle popolazioni finite sotto la loro tirannia; trafficanti di droga; vigliacchi che operarono sull’immaturità di giovani e giovanissimi, perfino di ragazzi di pochi anni per indurli al suicidio, imbottiti di esplosivo, in vista di ricompensa di Allah in una seconda vita. C’è, tra gli analisti di temi internazionali, chi ritiene che il problema del terrorismo jiadista sia politico, che abbia implicazioni inter religiose a cui rispondere con il confronto, che sia liberatorio ammettere la responsabilità del mondo occidentale per secoli di rapina delle risorse in Africa e Asia, imposta con la schiavitù, il colonialismo e le successive ingerenze politico militari. Tesi legittima, in astratto, difficile da condividere se la memoria restituisce le immagini di ciniche esecuzioni di uomini e donne, di bambini, costretti a fare da scudo umano, alle stragi di innocenti provocate dagli attentati di Parigi, Bruxelles, Tunisia, in luoghi del turismo internazionale, alle migliaia di morti nel cimitero del Mediterraneo, fuggiti dalla loro terra insanguinata dalle guerre. E però una domanda: chi arma il Califfato, chi si arricchisce vendendo kalashnikov e altri strumenti di morte al terrorismo, quali complicità rendono dura la lotta per annientarlo?

 

La Repubblica perde il pelo, ma il vizio?

Condivido: la reiterazione in molte circostanze è indigesta. Stanca il conduttore del telegiornale che in centinaia di sere chiude il notiziario sempre con la frase “Grazie pere essere stati con noi, buona serata” e noiosa è la ripetizione all’infinito della frase di commiato “Io mi fermo qui, linea a Insigna, a Fatti Vostri”. Perciò chiedo scusa se ancora una volta devo lamentare la discriminante della redazione sportiva del quotidiano la Repubblica che probabilmente nutre antipatia per Napoli o peggio nasconde nell’organico un leghista che decide gli spazi dedicati alle partite di calcio della serie A. Oggi, 23 Ottobre: la pagina 62 e metà della 63 sono riservate all’incontro Milan-Juventus e si può condividere la scelta, influenzata dall’insolito evento della sconfitta subita dalla corazzata bianconera. La seconda metà pagina racconta del sabato nero degli arbitri (uno ha negato il gol alla Juve per un fuorigioco inesistente) e in basso la vittoria della Sampdoria con il Genoa. Pagina 64: titolo e articolo di apertura per Bologna-Sassuolo, la spalla a destra è per le nota di Gianni Mura, in taglio basso c’è lo sfogo di Mourinho che dice di non essere amico di Abramovic, padrone russo del Chelsea, squadra che è tornato ad allenare. In alto compare la striscia con i tabellini delle squadre impegnate oggi e, alleluia, c’è anche quello di Crotone-Napoli, in sei centimetri! La pagine successiva e ultima è appannaggio della Formula 1. E la par condicio sportiva, dov’è?

 

Condividi questo articolo

Lascia un commento