Putin pro Trump, ecco perché

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Putin, la volpe russa, gioca duro con l’elezione del successore di Obama. Non fa mistero di tifare Trump e gli osservatori poco avvezzi a svelare il back stage della politica internazionale si meravigliano. Ma come si può immaginare il re della volgarità, del sessismo, della discriminazione razziale, di affari ai limiti e oltre della legalità, alla guida degli Stati Uniti? Si può se si inserisce nell’analisi la priorità del leader russo di proseguire, con chance di vincerla, la guerra di nuovo gelida con l’America. Meglio Trump, soggetto da infinocchiare a suo piacimento, considerata la ciclopica ignoranza di mister Donald sulle faccende internazionali e il duro piglio nazionalista di madame Hillary. Con l’avvicinarsi dell’8 novembre giorno del voto americano per il nuovo Presidente il gioco si fa duro, senza esclusione di colpi e si evince dall’asprezza del confronto televisivo dei due “nemici”, forse da un episodio che alcuni esperti attribuiscono a Russia e Cina, cioè l’hackeraggio che ha messo in crisi mezza America con il tilt di internet. Inedito è poi l’allarme per una busta contenente una polvere bianca (antrace?) recapitata all’ufficio della Clinton di Manhattan, aperta da due stagisti e poi trasferita alla sede di Brooklyn (evacuata) della campagna elettorale.

Nella foto Putin

 

Le città, diviso due

Nel tempo la discriminante che ha spaccato in due le città, opulenta una, paradigma del degrado l’altra, ha generato il fenomeno di ghetti della marginalità, isole infelici del disagio sociale estremo, terreno di cultura di forme tra loro analoghe di criminalità. Responsabili i comuni e chi ha consentito loro di deportare le fasce deboli della società, di escluderle dai fondamentali processi di integrazione, complici gli urbanisti e i costruttori edili. Un decalogo, coniugato non si sa da chi, elenca, almeno con criteri da par condicio, i quartieri a più alto indice di delinquenza. E sono il Librino alla periferia di Catania, nato come città satellite e abbandonato a se stesso, l’Oggiaro, periferia di Milano, dove si annida il fulcro delle attività criminali, il Corviale, rione di Roma, ritenuto tra i più malfamati d’Italia, il genovese Begato, etichettato come il quartiere dei morti ammazzati e poi Forcella, regno dei Giuliano, unico a non essere ai margini della città che peraltro, nelle periferie a est e ovest è accerchiata da Scampia e dal Traiano.

 

Comuni in sillabe

A proposito di città e di comuni, una rapida occhiata a stranezze e curiosità tira fuori dall’elenco generale la singolare nomenclatura di cinque località italiane connotate da nomi di sole due lettere. Sono Ne, comune ligure, Lu, nell’alessandrino, Ro, in quel di Ferrara, Vo’ nel padovano e Re, il più piccolo, con 765 abitanti, ma non tanto piccolo quanto Moncenisio che di abitanti ne ha meno di cinquanta, perché alla fine della seconda guerra mondiale la parte più abitata è stata aggregata alla Francia.

 

Mars, flop in atterraggio.

La grande attesa mediatica è divenuta delusione, amarezza e rimpianto per la cifra astronomica, è il caso di definirla così, impiegata per mandare su Marte il lander Schiaparelli che si è schiantato alla velocità di 300 chilometri all’ora sulla superficie del pianeta rosso con stupore e sgomento del centro di comando della missione Esa in quel di Darmstadt,   Germania. La conferma del fallimento in un fotografia della Nasa. L’idea degli scienziati è che la sonda sia esplosa nell’impatto con Marte. Ne sapremo di più con le immagini della MRO, sonda inviata nello spazio dalla Nasa, chiarirà se il lender ha mancato il bersaglio previsto di oltre cinque chilometri. I tecnici provano a rendere meno amaro il fallimento dell’atterraggio preannunciano la cattura di dati preziosi della sonda prima dell’impatto con il suolo del pianeta dove il mondo spera di trovare tracce di vita, seppure microscopica.

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