L’auto aurea di Cage

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Nel sud della Spagna, a metà strada tra Malaga e Gibilterra, il turismo di élite incontra l’isola felice di Marbella, che le guide degli anni 50 definivano “piccolo borgo di pescatori”. Andateci adesso: praticamente un paradiso, per chi può permetterselo. A Porto Banus, propaggine marina di Marbella, trovi le boutique delle grandi firme della moda, la perfezione maniacale di strade, macchie di verde rigoglioso, ordine meticoloso, ristoranti per Vip. Nei luoghi del passeggio donne da concorso per Miss Universo, uomini che hanno stampato in volto il lauto mestiere di manager, industriali, finanzieri. Attraccate, in esibizione di opulenza, “barche” milionarie concorrono alla sfida per la più grande e costosa. Lo spettacolo prosegue sulla banchina dove solo i privilegiati proprietari di yacht possono parcheggiare, superando con un badge strapagato la barriera di accesso al piccolo, prezioso porto. Le auto in sosta possono soddisfare l’ipotetico compilatore di un catalogo delle eccellenze motorizzate: Bentley, Jaguar, Porsche, Bmw, Ferrari ovviamente. Stretta fra un Suv Mercedes e un’ammiraglia della Citroen, fa bella mostra di sé una spaventosa Lotus. La carrozzeria brilla al sole che si riflette nelle portiere e nel cofano laminati in oro. Uno choc analogo è proposto da internet, che pubblica l’immagine di una supercar da 820 cavalli firmata Nissan del valore di 1 milione di dollari. L’auto, di nome Godzilla, è interamente placcata in oro e intarsiata dal maestro giapponese dell’incisione Takahiko Izawa. Il proprietario? Non è un emiro, un re del petrolio ma un bravo, ammirato attore del cinema, al secolo Nicolas Cage. Il mio conseguente fioretto è l’astinenza da film interpretati o diretti dal fanatico possessore dell’auto a 18 carati.

Nella foto Nicolas Cage

 

Torna al mittente il ricorso 5Stelle sul quesito referendario

A Grillo non piace la formulazione del quesito referendario del 4 dicembre, lo definisce uno spot per il SI’ e indirizza la contestazione in chiave giuridica. Ricorre, insieme ai Sel, al Tar del Lazio e aspetta l’esito insieme ai suoi luogotenenti. “Inammissibile” decreta il Tar, per difetto di giurisdizione. Spiegato in volgare si traduce in “Siete ingnoranti (in materia, ndr), avete sbagliato destinatario”. Poi specifica che “il quesito come proposto si caratterizza per la sua neutralità e perciò si sottrae al sindacato giurisdizionale”. “Avanti tutta” è la reazione dei grillini, “siamo nel giusto e andiamo avanti”. Come se i casini in cui naviga la giustizia non fossero sufficienti.

 

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