L’ “Ultima cena”, ovvero “Me so’ magnato er fegato e me lo magno ancora…”

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Lecito o illegittimo, invasione di campo o diritto alla libertà di pensiero, spot elettorale o attestato di stima: il rebus di Washington mostra Barak Obama e Matteo Renzi avvinti come l’edera e inscritti in un rosso, grande, pulsante cuore. La soluzione si presta a molte interpretazioni, ben rappresentate dalle prime pagine dei quotidiani. L’Unità, quotidiano del Pd titola “Il SI aiuta l’Italia”, il Giornale “Obama sceglie il SI ma non sa su cosa”, la Repubblica “Obama e Renzi abbraccio alla Casa Bianca. Serve il SI al referendum e lui (Renzi) deve restare”, il Manifesto “No, we can”, il Secolo XIX “Dal Presidente assist sulle riforme”, Libero “Tu vuo’ fa’ l’americano”, Fogli di destra, più l’Avvenire e l’Osservatore Romano snobbano l’evento e in prima pagina non hanno neppure un trafiletto sul rendez vous USA-Italia. Tutto secondo copione. L’Italia è spaccata in due e si azzanna per arraffare consensi. SI o NO al referendum, al Ponte sullo Stretto, al Tav, ai matrimoni gay, all’uso delle staminali, a Roma o Lazio, brava Raggi o pessima Raggi, Milan o Inter, mondiali di calcio sì o no, rosso o nero. Di che meravigliarsi se il Paese confligge sul tema scabroso delle riforme costituzionali? Di qui l’enfasi trionfalista dei dem renziani e gli sberleffi della destra. Dal commento d’esordio dell’Unità straripa orgoglio di partito e affettuosa benevolenza per il segretario Pd “Scintillante l’ultima cena alla Casa Bianca, culmine di una visita del leader italiano che lo proietta tra le grandi personalità internazionali e gli affida un ruolo “audace” nel futuro delle relazioni tra Stati Uniti ed Europa dopo le elezioni dell’8 novembre. Quanta enfasi. L’elogio del premier e segretario Pd è però sostenuto dalla storica frase di Obama “Abbiamo tenuto il meglio alla fine” che dà lustro al privilegio toccato all’Italia di concludere gli addii del Presidente americano al ruolo di guida del Paese più potente del mondo. Aspri, in qualche caso irridenti e comunque netti i commenti negativi di un arco partitico ampio che include la destra (Lega e Fratelli d’Italia vanno a braccetto) la sinistra di Sel, Forza Italia, il Movimento 5Stelle. Dal fronte del NO voci di censura si sovrappongono alle proteste per l’ingerenza dell’ambasciatore americano in Italia Phillips che si era pronunciato per il SI al referendum. Il costituzionalista Salvatore Settis  dice “Sono nettamente contrario alla riforma costituzionale, perché l’ho letta, perché è fatta con i piedi, in fretta e furia e piena di errori madornali. Sono sicuro che Obama non l’ha letta”. Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, tra una poppata e l’altra sbotta in “Dopo i lobbisti di mezzo mondo, le banche d’affari e i finanzieri, arriva il sostegno anche dal presidente degli Stati Uniti che con la sua incapacità ha fatto prosperare l’Isis e ha gettato il mondo nel caos”. A gufare è il senatore di Forza Italia Matteoli “Le sviolinate di Obama non portano bene”. L’anatema induce i sostenitori del SI a munirsi di cornetti rossi e ferri di cavallo . Questi sintomi di nervosismo antagonista testimoniano insofferenza per l’exploit di Renzi che dalla vetrina galattica degli Stati Uniti ha mostrato eccellenze italiane individuate con acume indiscutibile e non contestabile: i premi Oscar Sorrentino e Benigni, lo stilista Giorgio Armani, famoso in tutto il mondo, l’atleta disabile Bebe Vio, bronzo alle paraolimpiadi di Rio, la sindaca di Lampedusa Giusy Nicolini, simbolo della solidarietà italiana, la direttrice del Cern Fabiola Giannotti e Paola Antonelli curatrice del dipartimento di architettura e design del MOMA, Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione. Il successo della spedizione italiana si è completato con la serata di gala nei giardini della casa Bianca, ospiti quattrocento nomi eccellenti della finanza, dell’imprenditoria, delle cultura, dello sport, della moda. Al brindisi di commiato del Presidente erano presenti tra gli altri l’attore e regista italo americano John Turturro e e il presidente della Fiat Crysler Automobiles John Elkan. Ce n’è da far andare nelle orecchie di Salvini, Brunetta, Berlusconi, Di Maio e D’Alema il ritornello della canzone in romanesco interpretata magistralmente da Gigi Proietti “Me so’ magnato er fegato e me lo magno ancora…” Quelli del No sospettano che l’esaltazione di Renzi nasconda il disegno strategico americano di puntare su di lui come antagonista della Merkel che Obama e presumibilmente la Clinton, destinata a succedergli, ritengono ossessionata dall’austerity, responsabile del freno alla ripresa economica dell’Europa. Può darsi che abbiano ragione ma è un fatto visibile a tutti l’empatia che lega il Presidente Usa a Renzi, o meglio all’Italia. Non è dato prevedere se l’incontro americano dei due presidenti porterà davvero acqua al mulino dei SI, mentre non è confutabile che l’evento regala prestigio al segretario Pd e al governo che presiede. Ovvia la contrapposizione esplicativa degli oppositori che sperano in un effetto boomerang della trasferta americana del premier. Basta attendere che il 4 dicembre le urne del referendum svelino da che parte è la ragione.

 

 

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