Una bella ics su SI e il NO di Benigni e Dario Fo

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Era lecito il NO di Dario Fo al referendum del 4 dicembre? Nessun dubbio, era espressione del diritto costituzionale di manifestare il pensiero e il premio Nobel per la letteratura lo ha esercitato. La scelta politica è stata amplificata dai media e anche questo è legittimo per la statura di chi l’ha esplicitamente dichiarata. Si capisce poco, o forse molto delle reazioni scomposte al SI di Benigni, premio Oscar del cinema. Il livore di personaggi folcloristici del panorama politico, impedisce il confronto tra poli di segno opposto, di dialogare civilmente e con argomenti costruttivi sulla questione Italia, gravata di mille problemi in gran parte insoluti e i più velenosi antagonisti del centrosinistra sono nell’ordine Salvini, Brunetta, La Russa. Il parlamentare di Forza Italia batte tutti nel reagire con insulti a qualunque azione del governo Renzi e spreca sistematicamente le occasioni per tacere. Com’è noto il Presidente degli Stati Uniti uscente si commiata dal prestigioso incarico con incontri bilaterali ospitati alla Casa Bianca. L’invito di questi giorni è per l’Italia, nella persona del Presidente del Consiglio e di persone simbolo del nostro Paese. La scelta di Renzi prevede che nel salotto buono di Barak Obama ci siano alcune espressioni delle eccellenze italiane: i premi Oscar Roberto Benigni e Paolo Sorrentino, la campionessa paralimpica  Bebe Vio, la direttrice del Cern Fabiola Gianotti, la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, la curatrice del dipartimento di Architettura e Design del Moma Paola Antonelli. Chi poteva commentare con livore se non Brunetta? “Cena premio per il Sì al referendum” twitta “Che squallore”. Pronunciando questo anatema evidentemente il parlamentare di Forza Italia era davanti allo specchio. Gli risponde la dem Laura Garavini: “Sarà mica invidioso?”.

Nella foto Obama e Renzi

 

L’inedito della guerra cybernetica

Gran bella cosa, in questo millennio di frenetica evoluzione delle tecnologie, il fenomeno delle sofisticate app dell’informatica. Non fosse che le giovani generazioni rischiano la regressione analfabetizzante da uso improprio di smartphone, tablet e computer, diremmo che i prodigi di settore sono mirabolanti, che non conoscono limiti e che ancora non hanno espresso tutto il loro potenziale. C’è però un ma gigantesco, sollevato dalla guerra tutt’altro che fredda, dichiarata dagli Stati Uniti alla Russia, che grazie a super esperti hacker avrebbe espugnato la roccaforte dati del partito democratico allo scopo di boicottare la candidatura di Hillary Clinton alla Presidenza e favorire l’impresentabile Trump. Detto che dall’altra sponda dell’Atlantico la privacy di milioni di internauti è stata violata per mano di giganti americani dell’informatica, spaventa l’annuncio di Obama di preparare un potente cyber attacco alla Russia per rivelare, tra   l’altro, le ricchezze private di Putin, le sue proprietà in Russia e all’estero. L’impossibile guerra nucleare, che rischierebbe di far sparire l’umanità, sembra sia sul punto di essere sostituita dalla sfida tra specialisti delle rapine di segreti di Stato e rivelatori di scheletri negli armadi dei potenti del mondo. Si fermeranno in tempo per scongiurare che le truppe dei due colossi vengano a contatto, compresi i nostri contingenti finora ora solo simbolici per consistenza e potenziale bellico?

 

Addio Dario

Il vaffa…, geneticamente grillino, contagia anche Jacopo Fo che ne fa uso fuori luogo nel ricordo del padre. Toccanti le sue esternazioni sul rigore di intellettuale del premio Nobel scomparso, commovente il ricordo dell’ amore intenso e a tratti conflittuale con la moglie Franca Rame, significativo il riferimento alla straordinaria coppia che “Non ha mai piegato la testa”, giusta la censura a chi ne ha ricordato lo spessore solo dopo la morte. In margine all’evento una breve riflessione critica: forse nei confronti della sovraesposizione mediatica di Jacopo e, per dirla alla Di Pietro, che ci “azzeccava” la trasferta milanese per i funerali di Fo della sindaca di Roma, che anche nella mesta circostanza ha sfoggiato  l’eterno sorriso sulle labbra, come a dire “Riconoscetelo, sono stata abile a scalare il Campidoglio?”.

 

 

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