Deriva di destra, pericolo in vista

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Non c’è azzardo nel timore che il mondo sia esposto a una deriva anti democratica. Nella Cina che fu di Mao la frenetica rincorsa a modelli produttivi del sistema globalizzato avanza con lo sfruttamento del lavoro, pari se non più schiavista dei padroni delle ferriere che nel mondo occidentale hanno connotato per decenni il rapporto aziende-lavoratori. La stirpe dei dittatori imperversa in troppi Paesi di tutti i continenti, gli Stati Uniti, senza vergogna tifano per la candidatura alla Presidenza USA l’incredibile clown dei repubblicani, al secolo Donald Trump, primatista mondiale di volgarità, sessista, omofobo, razzista, xenofobo. La perfida Albione, non dimentica questo suo attributo e per decisione di Teresa May, nuova Lady di Ferro, volta le spalle all’Europa, chiude le porte all’emigrazione e minaccia il respingimento dei lavoratori stranieri, una sorta di folle autarchia nazionalista. Il quadro sinottico della minaccia alla democrazia dell’Europa è più che allarmante. Venti di destra, estrema o no, soffiano in tredici Stati membri: Regno Unito (Ukip di Farage), Paesi Bassi (Partito della Libertà, Wilders), Belgio (Interesse Fiammingo,Valkeniers), Germania (Afd, Petry), Repubblica Ceca (Milos Zeman), Austria (FPO, Fayman), Francia (Front National, Le Pen), Finlandia (Finns Party, Timo Soini), Svezia (Estrema destra di Jimmie Akesson), Polonia (Pis, Szydlo), Slovacchia (Smer, Robert Fico), Ungheria (Fidesz, Orban), Slovenia (Miro Cerar), Italia (Lega e Fratelli d’Italia, Salvini e Meloni). Ecco i protagonisti del sodalizio che rischia di mettere la barra del timone europeo in direzione di razzismo, omofobia, limitazioni delle libertà individuali e collettive, insomma di un neo fascismo invasivo. A farcire la torta dell’antidemocrazia ci pensa il malefico Trump, Putin gli dà una mano, Erdogan mette il bavaglio alla libertà di pensiero e di espressione, incarcera e tortura chi dissente dal suo dispotico governo, elimina giornalisti, magistrati e militari scomodi.

Nell’allegato la mappa della destra in Europa

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Indietro, quasi tutta

La sconcertante sensazione di magistrati che smentiscono altri magistrati è sempre più frequente. Con gran clamore nascono indagini mediaticamente avvincenti, denunce di personaggi eccellenti presi con le dita e tutte e due le mani nel sacco. L’esposizione alla gogna giustifica titoli strillati a molte colonne dei giornali, espulsioni dai partiti, l’eclisse dagli scenari degli onnipresenti in Tv e nei resoconti di quotidiani e periodici. I tempi dei processi, è noto, sono lunghi, il marchio d’infamia cucito sul petto dei reprobi li bolla fino a sentenza. Tra tempi di prescrizione dei reati e inversioni di marcia dei giudici, non pochi imputati sono restituiti alla stima della comunità nazionale, ricevono scuse, abbracci e offerte di rientrare nel cerchio magico del protagonismo politico. Ricevute di pranzi e cene, alberghi, regali, viaggi pagati con carte di credito istituzionali, addebitate agli enti di appartenenza? Quisquilie, banali errori di distrazione nel metterle in conto a Comuni, Regioni. Assoluzioni. Il sospetto sul caso di Ignazio Marino, inquisito di lusso quand’era sindaco di Roma, è che l’assoluzione sia determinata da ricostruzioni cavillose degli addebiti e che la sostanza delle imputazioni sia graziata benevolmente. La memoria non è vivida come un tempo, ma non ricordo da tempo condanne di uomini della politica colti con le mani nel sacco o presunti tali. Sicuro è, che nel guazzabuglio generale che attraversa il nostro tempo, l’immunità di fatto che tutela deputati e senatori, si riverbererà sui componenti del mini senato di sindaci e affini, sempre che prevalga il sì al voto sul referendum costituzionale.

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