Haiti, la maledizione dei Caraibi

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Cosa aspetti il mondo per sventare il rischio dell’autodistruzione è domanda che al rischiatutto di Mike Buongiorno avrebbe messo in tasca al concorrente con la risposta giusta una cifra da far invidia al ricco numero uno dell’umanità. Senza nulla in palio avanziamo la nostra convinzione, condivisa da tutti gli uomini di “buona volontà” e disinteressata onestà intellettuale: il mondo, questa la diagnosi, è dominio di cinici detentori di ricchezze procurate accantonando gli scrupoli per la rovina delle Terra e il futuro delle generazioni a venire. Il ragionamento è semplice: pensa il petroliere, l’industriale che produce smog, l’inquinatore seriale “Quanto mi è dato campare? Fino a novanta, cento anni? Di qui a quel tempo la rovina del pianeta non mi toccherà. Cosa ho da temere personalmente se mezzo mondo è devastato da alluvioni, frane, terremoti, uragani, siccità, mali incurabili?” Si interroghino i capi di Stato, i governi dei Paesi (Stati Uniti e Cina per primi) sul perché non agiscono in fretta e drasticamente per abbattere le emissioni che oscurano il cielo e incidono sul clima, sconvolgono l’andamento fisiologico della natura. Esaminiamo le conseguenze dell’ultima calamità, dell’uragano Matthew: Haiti, già provata da eventi catastrofici (per l’uragano Flora nel ’63 furono ottomila le vittime, per il terremoto del 2010 duecentomila morti e distruzione totale della capitale e di un’infinità di villaggi, altre vittime del colera scoppiato come conseguenza del sisma) vive una nuova tragedia,   messa in ginocchio dall’uragano che ha fatto 900 morti. Anche se la sua violenza va scemando, declassata a tempesta, è allerta sulle coste degli Stati Uniti. La sostanziale differenza con Haiti mette a nudo l’eterna diseguaglianza tra Paesi ricchi, evoluti e luoghi della Terra poveri, indifesi. La furia del tempo provocherà danni consistenti ai luoghi dell’America sul percorso di Matthew ma incontrerà sistemi di prevenzione, possibilità di evacuare le zone a rischio, case fortificate per resistere alla furia della tempesta. Il risvolto scandaloso di questi eventi e di mille altri in tutto il mondo è la complicità, per convenienza politica o interessi economici, di capi di Stato, Governi, Istituzioni di settore, nei confronti degli inquinatori. Altrimenti perché stenterebbe l’impegno a produrre energia con le fonti alternative, perché va a rilento la propulsione elettrica delle auto, perché non si abbattono in modo concorde i gas tossici?

 

Nella foto Haiti devastata dall’uragano

 

La folcloristica psicopatologia di Trump

Ci sta simpatico mister Trump per un paio di motivazioni riassunte in poche parole. La folcloristica psicopatologia di Trump, diverte, offre materia per i vignettisti e fa la felicità dei commentatori dei media democratici, favoriti dalle sue arlecchinesche esternazioni, spiana la strada alla Clinton, che pure non consideriamo il massimo per il ruolo di leader dei potenti del mondo. Un corollario supplementare che giustifica l’empatia con il peggior repubblicano che il suo partito avrebbe potuto mettere in campo è il tifo di suoi fan delle nostre parti, primo fra tutti il catastrofico Salvini. Chissà se lo sboccato leghista ha saputo apprezzare, come noi, l’ultima sortita dii Trump che in preda a un attacco di idiozia, non solo politica, si lasciò andare a questa frase da gentiluomo: “Se sei una star (cioè un Trump) puoi fare quello che vuoi, le donne ti lasciano fare”. Il video con questa uscita, paragonabile al più clamoroso degli autogol, è del 2005 e lo hanno reso pubblico il Washington Post e l’Nbc. Finita qui? Con Trump il divertimento non ha limiti. Sul set di Day of our lives, dove era prevista la sua presenza, ha indirizzato i suoi pudichi pensieri all’attrice Zucker. Si è rivolto al conduttore con queste forbite parole: “La tua donna ha un bel culo. Prendo delle mentine, dovessi baciarla sul set” Come si fa a non sperare che Donald diventi presidente degli Stai Uniti?

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