Salti della quaglia e memoria corta

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Per la politica, meglio, per la gran parte dei politici, la memoria fallisce al momento giusto, quando è tatticamente vantaggioso dimenticare. Noi ricordiamo. Nel ventaglio di “innovazione rivoluzionaria” di Grillo trovò collocazione anche lo sdegno per deputati e senatori eletti con il partito “X” fulminati sulla via di Damasco e passati armi e bagagli al partito “Y”. L’improvvisa amnesia che ha colpito il Movimento del comico genovese ha consentito alla sprovveduta sindaca di Roma di risolvere l’imbarazzante ricerca di un assessore al bilancio dopo una serie di rifiuti manifestati da personaggi consultati. La “fortuna” di fiancheggiare la Raggi è toccata al suo capo staff, al signor Mazzillo, proveniente dalle file del Pd e candidato della lista Veltroni alle municipalità romane. Incontrandolo in Campidoglio la capogruppo del Pd Michela Di Biase lo ha guardato negli occhi e gli ha detto di getto: “Ma noi non eravamo compagni di partito?”

 

Siamo tutti migranti

Certo erano altri tempi, era un’altra l’Italia: povertà, fame. Specialmente dal Sud emarginato l’esodo per la “terra promessa” dell’America spopolò le regioni meridionali. Fu un’emigrazione dolorosa, segnata dall’offerta di lavori umili e umiliazioni esattamente come accade nel terzo millennio nei Paesi europei che accolgono chi fugge da guerre e fame. Nessuna sorpresa, il futuro di milioni di italiani all’alba del Novecento era solo il mondo in espansione economica e produttiva. Nessuna sorpresa neppure oggi se siriani, nigeriani, e altre popolazioni di terre invivibili cercano scampo dalle nostre parti. E’ altro e meraviglia i disinformati, il numero di connazionali che espatriano oggi: 107mila nel 2015, specialmente giovani. Mete privilegiate sono Germania e Gran Bretagna, Svizzera e Francia. Prevalgono i migranti meridionali ma sono in aumento lombardi e veneti. Quanti sono gli italiani in cerca di fortuna all’estero? Circa cinque milioni, con incrementi fino al 50 percento. Il presidente Mattarella definisce il fenomeno un segnale di impoverimento più che una libera scelta. Chi esalta la brexit e vorrebbe emulare il sì degli inglesi all’uscita dalla Comunità rifletta su uno dei primi atti della separatista Amber Rudd, ministra degli Interni, appoggiata dalla prima ministra sciovinista, evidentemente solidali in xenofobia: la Rudd propone alle aziende britanniche di schedare i lavoratori stranieri. Si può intuire per quale obiettivo. E’ ridondante di Populismo e autarchia questo exploit razzista dei “brexit”.

 

Se 240 mila vi sembran pochi…

schermata-2016-10-06-alle-16-02-56Pensate che si arrendano gli uomini di istituzioni pubbliche e affini che incassavano prebende e pensioni superiori all’opulenta cifra di 240mila euro? Non ci pensano proprio e anzi si ritengono vittime di ingiustizia sociale. I più scaltri inventano forme clandestine di compensazione (fatta la legge, trovato l’inganno), altri si movimentano giuridicamente e un esempio eclatante lo fornisce il generale Nicolò Pollari, nominato da Prodi al Consiglio di Stato. L’ex capo del Sismi, Servizio Informazioni e Sicurezza Militare, ricorre al Tar contro la riduzione della sua pensione al tetto dei citati 240 mila euro che, così sostiene, comporterebbe un “insopportabile sacrificio”. L’assurdo che lo riguarda: fu nominato da Prodi Consigliere di Stato per rendergli meno doloroso il defenestramento come capo dei servizi segreti conseguente al caso del rapimento illegittimo di Abu Omar di cui avrebbe dovuto rispondere nel processo connesso. Dunque stipendio più pensione della Presidenza del Consiglio fino al maggio del 2014 quando è rientrato nel numero dei superpagati con stipendi d’oro bloccati al tetto dei 240mila euro che Pollari intasca solo con la pensione. Oltre al taglio drastico è stata chiesto all’ex generale la restituzione in un’unica soluzione di quanto percepito e non dovuto in regime di tetto massimo. Di qui la battaglia legale che in una prima fase sembra favorire la sua tesi, difesa da un luminare costituzionalista. Non facciamolo sapere a donna Concetta Esposito, titolare di pensione minima.

Nella foto l’ex generale Pollari. Nella foto di apertura Virginia Raggi in aula

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