PORTA A PORTA / DI PIETRO, SCENEGGIATA SUL PONTE. E LONGARINI  SE LA GODE

Condividi questo articolo

Scherzi a Parte? No, Porta a Porta con il mitico Bruno Vespa. Lunedì 3 va in onda la sceneggiata. Protagonista assoluto don Tonino Di Pietro, l’uomo senza macchia e senza paura, il Moralizzatore dei Conti pubblici.
Al centro del dibattito le fresche polemiche per il Ponte sullo Stretto. Ottimo e abbondante lo sfilatino che ‘O pm tira fuori dalla bisaccia per inzupparlo nelle turbolente acque dello Stretto. “Renzi si è incontrato con i vertici di Impregilo e Salini e ha tirato fuori la promessa. Poi ha capito quel che ha fatto e si è mezzo rimangiato la proposta”. Nel suo consueto, colorito idioma, il fondatore dell’Italia dei Valori Bollati e Immobiliari (vista la sfilza di case acquistate con i risarcimenti derivanti dalle cause civili promosse contro i giornalisti che hanno osato tirare fuori i suoi altaroni) ha proseguito. E farfugliando di “priorità della spesa” ha tirato fuori sanità, giustizia e trasporti secondari.

Bruno Vespa. In apertura Di Pietro a Porta a Porta e, nell'altra foto, Ignazio Messina

Bruno Vespa. In apertura Di Pietro a Porta a Porta e, nell’altra foto, Ignazio Messina

Alt. “Trasporti secondari” vuol dire ferrovie locali, treni regionali, rami ormai considerati secchi, ma sui quali viaggiano ogni giorno come bestie centinaia di migliaia di sfortunati pendolari, trattati come vacche e spediti spesso e volentieri allo sbaraglio. O al macello.
Ben venga, ora, l’accorato appello di don Tonino affinchè risorse siano investite in quei rami, per vederli appena rifiorire.
Peccato abbia dimenticato per strada – né certo il sempre genuflesso Vespa ha osato chiederlo – il ricorso Longarini che rischia di mandare in crisi le casse dello Stato, in tilt il ministero delle Infrastrutture, bloccare opere e cantieri in tutta Italia proprio per i lavori nelle tratte secondarie, gettare per strada tra i 40 e i 50 mila lavoratori.
schermata-2016-10-04-alle-14-50-48L’esito di una guerra? Di un terremoto o che? Niente di tutto questo. Solo uno sfizio di don Tonino. Il quale nel 2007, quando occupava la poltrona di ministro delle Infrastrutture nel governo Prodi (esperienza che ha rievocato e rivendicato con gran fierezza nel salottino di Vespa), volle fortissimamente un arbitrato per dirimere il caso Longarini che si trascinava da oltre un ventennio. Tutti lo sconsigliarono, a partire dalla stessa Avvocatura dello Stato (che oggi, in extremis, cihede alla Cassazione di sospendere quell’esecuzione): si sa, lo Stato perde nel 90 per cento dei casi, è un suicidio in piena regola, super annunciato E contro gli arbitrati più volte – incredibile ma vero – si è pronunciato (prima e dopo) lo stesso Di Pietro: “una scorciatoia poco legale, bisogna percorrere le vie ordinarie del giudizio”, ha più volte sentenziato. Invece quel lodo, secondo il Di Pietro bis, andava fatto a tutti i costi, cascasse il mondo.
Tragico l’epilogo: una condanna, per lo Stato, a risarcire la bellezza di 1 miliardo e 300 mila euro, roba da manovra finanziaria. A nulla sono valsi i pigolii del ministero che ha cercato di correre ai ripari: “così ci mandate in crac e tutte le opere si fermano”, la pezza ai colori. Respinta al mittente dai giudici d’appello, a Roma, che hanno rammentato come qualsiasi amministrazione – anche di condominio – sia solita, anzi debba per legge accantonare delle somme a bilancio.
Ciliegina sulla torta: immaginate che gli “arbitri” di parte pubblica abbiano ricevuto un calcio in culo per aver perso quel lodo maledetto? Macchè. Oltre al danno, per lo Stato, anche la beffa: una parcella – udite udite – da 12 milioni di euro emessa dai tre arbitri, 4 testoni a testa.
Ciliegiona sulla ciliegina: sapete come si chiama uno dei tre arbitri? Ignazio Messina, già portaborse di don Tonino e attuale segretario di Italia dei Valori. O meglio, di quel che ne resta. Ma lui, l’avvocato a perdere siciliano, stappa lo champagne. Alla faccia dei pendolari. Dei lavoratori che grazie a lui e al suo mandante finiranno in mezzo ad una strada.
Caro Vespa, la prossima volta inviti Messina Denaro a parlare di antimafia.

Condividi questo articolo

Lascia un commento