TOTTI – GOL, AMICI & MATTONI D’ORO

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Totti immobiliare. Il supercampione – ora in rotta di collisione con l’allenatore Spalletti dopo le esternazioni della moglie Hilary – con il pallino per i mattoni. Ricordate la storia dei tre palazzoni spuntata tra i fascicoli di Mafia Capitale per via dei rapporti tra i fratelli Totti e l’ex vicecapo di gabinetto nella giunta Veltroni, ossia Luca Odevaine? Bene, adesso da quella montagna di carte spuntano nuove piste e vengono alla luce una serie di rapporti e connection: che vanno dall’eminenza grigia della finanza italiana, Massimo Caputi, l’uomo dei Fondi, fino al gruppo Caltagirone, passando attraverso alcuni fedelissimi della scuderia Pomicino-Bocchino che fanno capolino nella storia dell’appartamento dei fratelli Diotallevi all’Eur, pochi giorni fa dettagliata dalla Voce. Un autentico intreccio di sigle, favori, affari milionari che cerchiamo di ricostruire tassello per tassello.

Riccardo Totti. Nel montaggio di apertura suo fratello Francesco e, a sinistra, Massimo Caputi. Sullo sfondo via Rasella.

Riccardo Totti. Nel montaggio di apertura suo fratello Francesco e, a sinistra, Massimo Caputi. Sullo sfondo via Rasella.

Partiamo dal calcio di inizio. Palla al centro, i 3 complessi immobiliari che fanno gola alla famiglia Totti appartengono a Idea Fimit, la creatura di Massimo Caputi ora controllata dal gruppo De Agostini. Più in particolare, Fimit li ha inglobati in uno dei suoi fondi, Beta; un gemello di Alfa e Atlantic 1, che ha appena ceduto per 50 milioni di euro le torri Telecom del centro direzionale di Napoli ad un misterioso gruppo energetico italo straniero.

Due cespiti si trovano nel cuore di Roma, in via Rasella, il terzo è un grosso edificio alla periferia di Roma, via dei Tovaglieri. Racconta un immobiliarista romano: “I primi sono due gioielli della collezione di Beta, il terzo è composto da 35 appartamenti che per la metà sono sfitti da qualche anno e Beta se ne voleva liberare. Sarebbe una sorta di boccone da dover ingoiare in cambio dell’affare fatto con gli altri due. Ma poi non sarà così. Perchè i Totti riusciranno a farli fruttare eccome, pur se si trovano nella non proprio accogliente zona di Tor Tre Teste”.

In quest’ultima trattativa fra Idea Fimit e i Totti si inserisce anche il Monte dei Paschi di Siena, che trova sempre il mondo per utilizzare i suoi soldi in modo allegro (e siamo nel 2007). Il 30 maggio di quell’anno, infatti, la Immobiliare Dieci (una delle varie sigle che fanno capo a Francesco e Riccardo Totti, suo fratello) stipula un preliminare di compravendita con Fimit. Cinque mesi dopo, il 9 novembre, Monte dei Paschi Leasing e Factoring acquistano il complesso per 6 milioni e lo contestualmente lo fittano a Ten Immobiliare, controllata da Immobiliare Dieci.

 

IL GRANDE AMICO IN CAMPIDOGLIO

Il seguito della story finisce nelle pagine di Mafia Capitale perchè entra in gioco Luca Odevaine. O meglio Odovaine, come in realtà risulta all’anagrafe: il cambio vocalico successivo è servito per un’operazione di lifting, ossia per buttarsi alle spalle una brutta condanna per droga.

A metà 2005 – Veltroni inquilino al Campidoglio – vengono tenuti a battesimo i CAAT, ossia i Centri assistenza abitativa temporanea, per fronteggiare la situazione degli immigrati che già cominciava a preoccupare non poco. E l’immobile di via Tovaglieri, grazie ai buoni uffici di Odevaine, vice capo di gabinetto, entra nella lista dei fortunati immobili prescelti dal Comune. Una vera manna, quella che pioverà da allora in poi. A quanto pare, ricostruiscono Lirio Abbate e Marco Lillo ne “I Re di Roma. Destra e sinistra agli ordini di Mafia Capitale”, nelle casse di Immobiliare Ten finiscono dritti 5 milioni, una sorta di mega anticipo, e praticamente quasi pari al valore degli stessi immobili: per dire, a comprarli si faceva prima e, soprattutto, le casse comunali avrebbero realizzato un bel risparmio.

Luca Odevaine

Luca Odevaine

In soldoni, la cifra mensile spesa dalle sforacchiate casse del Campidoglio per pagare il fitto di via dei Tovaglieri è di 75 mila euro mensili: più di 2000 euro per appartamento, in media di non oltre 75 metri quadrati (alla periferia di Roma). E nonostante il 31dicembre 2014 il contratto sia scaduto, l’amministrazione capitolina continua a pagare. Osservò l’ex sindaco Ignazio Marino, a carico del quale ora vengono chiesti 3 anni di reclusione per la storia degli scontrini e delle spese per pranzi e cene: “Che volete, per il grande capitano della Roma si fa questo e altro”.

I due immobili di via Rasella, invece, hanno effettuato un ben diverso percorso. Primattrice, nell’operazione, la Immobiliare Dieci che detiene i due stabili in leasing. Dopo averli uniti e ristrutturati, li ha affittati all’AISE, l’Agenzia Informazione e Sicurezza Esterna, cioè ai nostri Servizi segreti che pagano non poco: 1 milione tondo di euro all’anno.

Ma i rapporti tra l’ex veltroniano del Campidoglio e i Totti brothers non finiscono qui. E si sostanziano anche in qualche gemellaggio societario. Succede nel caso di una società a responsabilità limitata, Reluca, dove il primo detiene il 90 per cento delle quote e Riccardo il 10 per cento. Non poco misterioso l’affare portato a termine tra fine 2010 e inizio 2011: l’acquisto, per circa 1 milione di euro, di quattro negozi, uno in zona Colosseo, tre nella più ruspante Ostiense-Garbatella. Tutto, però, viene accuratamente protetto tramite il paravento di una comoda fiduciaria: e anche stavolta entra in gioco Mps, con la sua Monte dei Paschi Fiduciaria. Amministrata dal commercialista Stefano Bravo (tra i suoi clienti Luca Odevaine) fino al 2015, Reluca passa poi sotto il controllo di Ginestra Odevaine, la figlia. L’impronta della coppia Odevaine-Totti era comunque ben chiara ai pm di Mafia Capitale che così scrivono: “la riconducibilità a Luca Odevaine emergeva in relazione alle comunicazioni fatte dall’istituto bancario mentre quella a Riccardo per via del “mandato fiduciario sottoscritto il 3 dicembre 2010”.

 

COMMERCIALISTI A TUTTO CAMPO

Stefano Caldoro. Il commercialista romano Adolfo Leonardi ha sposato sua sorella Maria Francesca

Stefano Caldoro. Il commercialista romano Adolfo Leonardi ha sposato sua sorella Maria Francesca

Val la pena di fare un’incursione nella piccola ma agguerrita squadra di sigle messe in campo dai fratelli Totti, con un partner su tutti: Adolfo Leonardi, altro rampantissimo commercialista, presente in uno smisurato arcipelago di ditte e imprese, che dai mattoni arrivano fino allo spazio. Due i nomi in rampa di lancio, il ‘Centro Italiano di ricerche aerospaziali’, ovvero il Cira di Capua; e il ‘Distretto tecnologico aerospaziale della Campania’, ubicato sempre a Capua. Perché non va dimenticato che Adolfo Leonardi è cognato dell’ex governatore della Campania Stefano Caldoro, di cui ha sposato la sorella minore, Maria Francesca Caldoro. Ma soprattutto Leonardi è da tempo legato a Massimo Caputi: “un rapporto cominciato molti anni fa – commentano in ambienti finanziari capitolini – sono stati insieme per tanti affari e ultimamente Leonardi si occupa soprattutto degli investimenti esteri di Caputi”.

Il Totti dream team è composto da una gamma di società che ruotano tutte intorno al numero 10, al mitico number Ten: dalla “Immobiliare Ten” a “Numberten”, dalla “Immobiliare Dieci” a “Capten 200”. Molto significativo il percorso di quest’ultima, che incrocia i suoi destini con la creatura prediletta dell’amico Adolfo, Tectra, che a un certo punto la incorpora.

Ma le piste firmate Tectra non finiscono qui. Due, in particolare, ci conducono ai protagonisti dell’affare di Viale dell’Oceano Pacifico 42, la storia del lussuoso appartamento passato dalla solita Fimit ai tempi della grandeur di Massimo Caputi, all’entourage di ‘O ministro Paolo Cirino Pomicino per finire nella disponibilità dei fratelli Diotellevi (con un Ernesto a capo della Magliana band). Gli indizi, stavolta, sono due: il nome di Domenico Chieffo e l’indirizzo di una società controllata, Editec srl, che ha sede in via Carducci 10. Dove è ubicato il quartier generale di un gruppo di commercialisti che si dedicano anima e corpo a curare i destini delle società riconducibili a Vincenzo Maria Greco, l’alter ego di Pomicino, e a Italo Bocchino. E tutti i nomi fanno capolino nelle pagine di un’altra maxi inchiesta, stavolta della procura di Firenze, quella sugli affari della Cricca per il G8 e i 150 anni dell’Unità d’Italia, compreso il clamoroso crac di “Impresa” (per la quale lo stesso Greco è finito in galera).

Il plastico del Polo Tecnologico sulla Tiburtina

Il plastico del Polo Tecnologico sulla Tiburtina

Molto dinamica, Tectra, che arriva a cucire rapporti anche con una delle più accorsate sigle di casa Caltagirone, Fabrica. Soprattutto in vista di un altro ghiotto affare, ossia la realizzazione del Polo Tecnologico di via Tiburtina. In cui tornano in gioco i Totti.

 

POLO BOLLENTE, DAI CALTAGIRONE A TECTRA

Notizie fresche dal Polo arrivano proprio nel bel mezzo del caldo ferragosto. Ecco il report di un’agenzia: “Hanno manifestato per giorni i dipendenti delle dieci ditte che hanno lavorato nel cantiere in via del Polo Tecnologico/Tiburtina km.15,500. Si apre poi un giallo: ‘Potrebbe arrivare un centro di accoglienza’”. Peccato non ci sia più Odevaine in Campidoglio. Ma leggiamo ancora: “uno dei tanti casi di ‘scatole cinesi’ dove non si riesce mai ad arrivare al bandolo della matassa. E’ quanto sta accadendo in via del Polo Tecnologico-Tiburtina. Operai e ditte che aspettano da mesi di essere pagati e che stanno andando in rovina a causa di un interlocutore che di fatto non si trova. L’impresa committente dei lavori è la Tectra di Adolfo Leonardi, il commercialista legato allo scandalo delle palazzine di via dei Tovaglieri e Tor Tre Teste di proprietà del capitano della Roma Francesco Totti. La proprietà dello stabile sarebbe dei fratelli Faranda, titolari a Roma di 89 punti vendita nel settore alimentare”.

Sulla vicenda del Polo Tecnologico cinque anni fa scriveva Franco Bechis per l’edizione romana di Libero: “Dopo Antonio Di Pietro è l’italiano che più pasticcia con la propria lingua madre. Lui, Francesco Totti, lo sa e riesce a sorridere (a differenza dell’altro che si prende sul serio), ma ne ha fatto un business grazie alle barzellette. Eppure è proprio grazie a Totti che Roma avrà un polo universitario di eccellenza nella ricerca scientifica e tecnologica. Il calciatore più famoso della capitale a dire il vero ci ha messo il terreno e la concessione edilizia a fianco del polo tecnologico tiburtino. Tutto grazie a una società da lui posseduta insieme ad un fondo di Madeira e amministrato dal fratello Riccardo, che è un po’ il manager di famiglia. La società si chiama Tectra srl e fin dal luglio 2007 aveva stipulato con un fondo immobiliare specializzato, Aristotele, un contratto preliminare per l’acquisto di un complesso destinato ad ospitare residenze universitarie con aule, laboratori e servizi di supporto da realizzarsi nelle aree del Tecnopolo Tiburtino. Su quell’area c’era peraltro un contenzioso in corso con la società Tecnopolo spa, proprietaria di quasi tutti gli altri lotti di terreno. Il 20 maggio 2009 è stata raggiunta una transazione tra i contendenti, ratificata poi dalla giunta comunale di Roma che ha autorizzato il progetto preparato dalla società di Totti, grazie anche ad un accordo stipulato con l’Università di Tor Vergata”.

Francesco Gaetano Caltagirone

Francesco Gaetano Caltagirone

Prosegue Bechis nel dettagliare quell’accordo: “Prevedeva, in collaborazione con la Fabrica Immobiliare Sgr del fondo ‘Aristotele’, la realizzazione di due edifici, uno di 31 mila metri cubi e l’altro di 24 mila, dove inserire 252 alloggi per studenti, professori e ricercatori per complessivi 593 posti letto. Intorno anche un’area da adibire a verde e circa 5 mila metri quadrati di parcheggi non interrati. Costo dell’opera, 84 milioni di euro più iva”.

Commenta il titolare di una ventennale agenzia immobiliare dell’Eur: “la storia del Polo tiburtino nasce da un’idea di Massimo Caputi, ispirata alla logica dei suoi fondi, e trova subito una sponda nella creatività mattonara di casa Caltagirone. Per molto tempo gli incroci tra Caputi e Caltagirone sono stati forti, spesso e volentieri con importanti collaboratori che passano da un team all’altro. A un certo punto Adolfo Leonardi, che ben conosce i progetti dell’amico Caputi, fa entrare in gioco altri amici, i fratelli Totti. A quel punto il timone passa nelle mani di Tectra che tiene il bandolo di appalti e subappalti fra stop and go. E come al solito dalle nostre parti ci sono ditte che compaiono e scompaiono, lavoratori non pagati, proteste, denunce. So che della cosa si sono interessati anche i 5 Stelle, Roberta Lombardi ha visitato il cantiere, si parlava di denunce alla procura della repubblica. Poi niente”.

Tutte le strade portano sempre a Roma. E a tanti Fondi dei misteri…

 

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